Parla come mangi

Parla come mangi

di Lorenzo Benocci

Criticare è valutare, impadronirsi, prendere possesso intellettuale, insomma stabilire un rapporto con la cosa criticata e farla propria. (Henry James)

16
mar
2013
Dalla parte dei senza diritti. Quel giorno con Laura Boldrini

Dalla parte dei senza diritti. Da sempre. Convintamente. Mi è tornata in mente oggi quella giornata di metà ottobre del 2009, quando conobbi Laura Boldrini. Ero a Jesi per ritirare un premio come addetto stampa dell'anno per l'Agricoltura, un premio tanto inaspettato quanto gradito, non saprei dire se meritato. A me un premio di settore, per aver comunicato l’Agricoltura; a lei il premio, senz’altro meritatissimo (leggi), alla Carriera, per essere stata per molti anni la portavoce dell'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr). Una vita nella cooperazione internazionale, passata a lottare per i diritti degli altri, per i diritti dei rifugiati, diritti spesso violati e calpestati. Quel giorno Laura raccontò il suo lavoro, con grande passione ed umiltà; una lotta quotidiana fra guerre, torture, fame e povertà, vite spezzate da barbarie inaudite. Un monito anche ai giornalisti presenti in sala, un invito ad usare un linguaggio ‘più umano’. Ad esempio, evitiamo di chiamarli ‘clandestini’ i migranti che arrivano sulle nostre coste nei barconi della disperazione. Il rispetto per i più deboli, come scelta etica prima che politica.

Avevo messo in uno dei cassetti della mente quella bella giornata, trascorsa con altri colleghi e con Laura Boldrini, a parlare di professione, di esperienze di ogni tipo. Oggi Laura Boldrini è stata eletta presidente della Camera – la terza donna dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti -, e nel discorso di insediamento molti punti chiave della sua vita trascorsa a difesa dei più deboli, sono risuonati nell’aula di Montecitorio. Per le donne, per i poveri, per gli esodati e per chi un lavoro non l’ha mai avuto: questo il discorso di Laura Boldrini; prima ancora di ricordare che sarà “il presidente di tutti”. Brava e buon lavoro.

Un bel ricordo quello di Laura Boldrini. Un ricordo che è vivo grazie ad un grande collega che ora non c’è più, Giacomo Di Iasio, che quel premio riservato agli “addetti stampa” lo aveva ideato e fortemente voluto circa una decina di anni fa. Giacomo che era stato fra i più attivi promotori della legge 150 (che norma la presenza dei giornalisti all’interno degli uffici stampa degli enti pubblici). Non potevo non ricordarlo.
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30
mag
2012
Niente parate in un Paese (civile) in lutto

Siamo seri. Lo siamo ancora? Almeno proviamoci. Un Paese in lutto, un grande popolo come quello emiliano, che da ormai dieci giorni sta convivendo con il terremoto. Morti e distruzione. Tutto questo sembra non bastare per annullare senza esitazioni la parata militare del 2 giugno. Giorgio (Napolitano) dice che "sarà un evento sobrio". Ma quale sobrietà ci può essere quando si organizza un evento che costa tre milioni di euro per una sfilata di un paio d'ore delle nostre forze armate? Con morti ancora sotto le macerie - nella speranza che non ce ne siano ulteriori - con centinaia di migliaia di sfollati, con case e fabbriche distrutte, con un mare di volontari e soccorsi specializzati a lavoro giorno e notte non è da Paese civile mostrare che abbiamo un Esercito, una Marina e bande militari. La vera unità nazionale oggi sta nella gente dell'Emilia, sta nei nostri soccorritori, sta nelle famiglie che resistono nella loro terra alle scosse sismiche, che anche questa notte, per tutta la notte, hanno fatto sentire la loro presenza. E allora quei tre milioni di euro mettiamoli subito a disposizione per la ricostruzione - invece di prenderli come sempre dall'ennesimo aumento dei carburanti -; e per questo 2 giugno niente lustrini e un po' di sobrietà, quella vera. C'è anche un precedente: era il 1976 e l'allora ministro della difesa Forlani, dopo il terremoto che devastò il Friuli, decise di annullare la parata del 2 giugno. Qualche volta ci si può anche non vergognare di prendere esempio dal passato. 
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31
dic
2011
2011, addio con lo spread a 525…altro che bunga bunga

Mamma mia che anno strano che è stato questo 2011. E’ iniziato con il Bunga Bunga come parola più usata dagli italiani, almeno fra le new entry; si conclude con gli italiani che usano la parola spread - ovvero la differenza fra i rendimenti dei Bond tedeschi e quelli dei Btp italiani – come la facilità di dire pizza o spaghetti. Al 30 dicembre, cioè ieri, lo spread Btp-Bund ha chiuso a 525 punti base. Insomma, che esperti di finanza ed economia che siamo diventati. Il 2011 è iniziato con lo zio della nipote di Mubarak (ovvero Mubarak stesso) costretto a darsela a gambe; l’Italia era in piena crisi economica, ma ci pensava di meno, e aveva il sorriso di Mara Carfagna al Consiglio dei Ministri. Oggi, al Consiglio dei Ministri c’è il pianto del ministro Elsa Fornero dispiaciuta perché il neo Governo di professoroni deve frugare nelle tasche degli italiani senza alcuna pietà, c’è la crisi economica e tutti lo sappiamo benissimo. Mubarak non c’è più, ma nemmeno, seppur con uscite differenti, i suoi amici Gheddafi e Silvio Berlusconi. E oggi, fra i fornelli per preparare il cenone, anche le massaie parlano di Fuzzi-Mib. Insomma, che Paese siamo diventati? Ce lo dirà stasera Giorgio Napolitano, nel discorso di fine anno, dopo che negli ultimi mesi è stato chiamato agli straordinari, fra telefonate in tedesco con accento partenopeo con la Angelona Merkel (“Fostro premier se ne deve andare, ja” “Vediamo che si può fare, iamme iamme”); e incontri per traghettare l’Italia, verso il premier Monti, nella speranza di un risanamento. Ma la coperta è sempre la stessa, se la tiri dalla parte del Paese (salva) Italia, resta poi corta dalla parte dei cittadini, che ogni giorno si alzano con un aumento nuovo, con una tassa da pagare in più. Equità? Vedremo. Intanto siamo alle prese con…Equitalia, che spedisce letterine amorose agli italiani. Fukushima, crisi e fiducia, intercettazioni e anche Lampedusa, fra le altre parole più usate. Ma quello che stasera passa al 2012 è un Paese senz’altro più sobrio…tant’è che il Grande Fratello (il numero non saprei dirlo) dovrebbe chiudere anticipatamente perché gli ascolti non ci sono più e gli sponsor scappano. Già, c’abbiamo da discutere dello spread, non tempo da perdere in frivolezze.  Alla vigilia di Natale, Ruby rubacuori è diventata mamma, ma ormai, solo pochi mesi dopo al ciclone bunga bunga, non se la ricorda più nessuno. E non fa notizia. Ormai siamo un Paese serio, c’è poco da festeggiare. Anche il povero Lele Mora, uno dei presunti fornitori della materia prima per le feste a palazzo sembra caduto in disgrazia, al punto che gli amici hanno messo in moto una colletta, per farlo tirare avanti. Come sei cambiata cara Italia in questi pochi mesi. Il tutto nel 150esimo dell’Unità, una ricorrenza che escludendo la sabauda Torino, è iniziata e finita il 17 marzo. 2012? Giusto dieci anni dall’entrata in vigore dell’euro…in molti oggi rimpiangono la lira. Si, perché da subito quella conversione a 1936,27 lire non ci ha sorriso. Fra l’inflazione che ha spostato in avanti il prezzo dei beni di consumo e l’utopia di noi italiani di pensare di vivere da tedeschi con gli stipendi italiani, i conti non sono tornati. Ma tant’è. Se ne sono andati Amy Winehouse (a 27 anni come i miti); il centauro di casa nostra Marco Simoncelli, e molti altri…fra tutti mi piace ricordare la grande cantante capoverdiana Cesaria Evora, indimenticabile.

Perché la foto di un’opera di Joan Mirò? Perché è il mio artista preferito, e perché credo che ammirare un’opera d’arte che ci piace – in questo caso El oro del Azul - sia un bel modo per stare bene con sé stessi e quindi con gli altri. Buon anno al mio blog e buon anno a tutti voi, che almeno una volta siete passati da queste parti.
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26
nov
2011
Siena attento, loro sanno come si fa

L’atletismo e la ferocia agonistica degli uomini di Sonnino, che anche in settimana in Coppa a Cagliari ha dato i suoi frutti positivi, sono in grado di sovrastare la pachidermica immobilità ed il non gioco degli uomini di Ranieri. Insomma domani il Siena ce la può fare. L’Inter che arriva nella città del Palio domani, non è la corazzata tutta muscoli degli ultimi anni. Quella che grazie ai benefici del post calciopoli  ha visto recapitarsi scudetti di discutibile moralità, fino ad una Coppa Campioni macchiata da aiuti arbitrali (Chelsea e Barcellona insegnano) senza precedenti in competizioni di tale importanza. Ma a Siena non avranno dimenticato quel 20 dicembre del 2008, quasi tre anni fa, quando il prode Maicon, con mezza Inter in fuorigioco di metri e metri mise nel sacco il gol del decisivo 1-2 per la banda Mourinho, con tre punti pesanti neanche fosse il dono anticipato di Babbo Natale. Nessuno lo ha dimenticato quello svarione della giacchetta in giallo. Sapete chi era? Tale De Marco. Si, proprio lui, che domani al Franchi di Siena, arbitrerà nuovamente il match fra la Robur e i milanesi salvati dalla prescrizione quest’estate. Che strano gioco del destino. Non si poteva evitare? Oppure è stata proprio una designazione cercata? Ma per l’Inter – la squadra degli onesti che non vuole certo fare quelle cose brutte che “faceva” (ah ah ah) Luciano da Monticiano – il condizionamento alla terna arbitrale è un marchio di fabbrica. Dopo le lamentele sui giornali di fine ottobre da parte del suo AD (non un tifoso qualsiasi), ecco che Marchisio (inter-Juve 1-2) viene letteralmente falciato in area (Ranieri: “Il rigore su Marchisio c’era”) e l’arbitro sorvola; e il turno successivo (inter-Cagliari 2-1) dove Thiago Motta segna in fuorigioco netto anche per la Gazzetta rosea (Ranieri: “È vero il nostro primo gol era in fuorigioco. Per una volta siamo noi a sorridere”). Insomma buon sangue non mente…la vittimistica tattica delle lacrime di coccodrillo avviata da Moratti padre, e proseguita da Moratti figlio, passando per i vari dirigenti e peppini prisco di turno, continua a pagare. Per cui caro Siena, domani stai molto attento, perché oltre a vincere sulla corsa, sulla tattica e sull’atletismo, devi avere la meglio sui vari condizionamenti possibili messi in atto dal biscione nerazzurro. E non dimenticare quel gran gol di Maicon…    
 
 
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15
nov
2011
Senza agricoltura non lamentiamoci dei dissesti e prodotti cinesi

 Un Governo senza Politiche agricole? Secondo il toto-ministri delle ultime ore sembrerebbe proprio così. Potrebbe far parte del nuovo disegno di governo che ha in testa il sempre più probabile premier Mario Monti, che affiderebbe – il condizionale è d’obbligo – il settore agricoltura e agroalimentare ad un sottosegretario, magari dello Sviluppo economico. Su (e contro) questa eventualità sono già intervenuti i presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera (Paolo Russo)  e Senato (Paolo Scarpa Bonazza Buora) e le organizzazioni di categoria, che riferendosi alla fase attuale che vede la nuova Pac in via di definizione (un boccone da 5,5 miliardi di euro per l’Italia), sono convinti che una assenza della rappresentanza della nostra Agricoltura rappresenti un grande indebolimento per l’intera economia del settore.

Ma insomma, parliamoci chiaro, è vero che tutti noi vorremmo un Mipaaf solido e pimpante, in grado di rialzare le sorti del settore primario e degli agricoltori italiani che in questi anni hanno visto precipitare i profitti e impennare i costi di produzione. Tutti noi vorremmo un palazzo di Via XX Settembre pieno di contenuti, di idee e di risorse (vere e tante) per realizzarle. E’ stato così negli ultimi (molti) anni? Nient’affatto. Se si pensa che negli ultimi due anni abbiamo avuto tre ministri, di cui il primo – il leghista Zaia - interessato quasi esclusivamente alle vicende padano-venete (vedi quote latte e scandali sui vini toscani), tant’è che ha lasciato, poco dopo, la poltrona agricola per quella del Veneto. Lo sostituisce un altro veneto, Galan, anch’esso ex governatore, che però fin da subito fa capire che le politiche agricole, agroalimentari e forestali non sono il pane per i suoi denti, e anche lui, dopo qualche mese lascia via XX settembre per sostituire Bondi caduto fra le rovine di Pompei, e si dedica alla mostra del cinema, con un altro entusiasmo. Dopo il voto salva-Berlusconi del 14 dicembre ecco il “responsabile” Saverio Romano, conosciuto fino ad allora per qualche presunto guaio giudiziario, per due inchieste (una per concorso esterno in associazione mafiosa, l’altra per corruzione), tanto che Napolitano si prese una pausa di riflessione per la sua nomina.

Un quadro condito da un’assenza di risorse per l’agricoltura: tradotto, se dall’Economia non arrivano gli euro, le politiche agricole non stai a farle. E allora, se questo è lo stato dell’arte, può far così scalpore un Governo senza Agricoltura? Noi pensiamo che il Mipaaf vada comunque conservato, magari potremmo accorparlo all’Ambiente, ma dopo tutto una rappresentanza delle Politiche agricole ci vuole. Perché, è forse inutile ricordarlo, l’agricoltura vuol dire made in Italy (o vogliamo farci invadere  dai prodotti cinesi o di chissà dove?); vuol dire qualità e sicurezza alimentare per i consumatori italiani; vuol dire un valore aggiunto economico dei territori rurali senza uguali  - vino, prodotti tipici, turismo, agriturismo, ecc -, vuol dire salvaguardia di ambiente e territorio, intesi sia come paesaggio (bello da vedere) sia come dissesti idrogeologici e catastrofi (frane, alluvioni) da evitare. L’agricoltura è l’Italia, da lì veniamo. E allora sì ad un Ministero, ma che questo sia uno strumento efficace, che sia in grado di reperire risorse e di creare investimenti ed un futuro per la nostra agricoltura…e per i nostri agricoltori. Ci pensi anche il professor Mario Monti.     
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19
ott
2011
Ma il senso civico non va a cavallo?

I bisognini solidi dei cani sono puniti, tramite puntuali ordinanze dei Comuni, con multe che vanno da alcune decine a centinaia di euro. Ma che cosa avviene per le cacche dei cavalli? In molti casi il passaggio all'interno delle vie dei centri abitati non è neppure contemplato (tradotto: secondo il codice della strada non potrebbero neppure transitare), e con esso neanche la possibilità che questi meravigliosi animali possano, strada facendo, lasciare per la strada qualche ricordo organico del loro passaggio. Quindi, mentre, giustamente, i proprietari dei cani - di qualunque taglia - hanno teoricamente l'obbligo di girare con paletta e sacchetto per ripulire le cacche degli amati cagnolini, chi attraversa un centro abitato con il cavallo - magari per recarsi in una bella strada sterrata di campagna per un sano trekking equino - non è tenuto a osservare le norme in vigore per i cani. Questione di buone maniere, di rispetto per il prossimo e del bene pubblico, che dovrebbero appartenere ad ognuno di noi, a prescindere dalle ordinanze di turno,sia che si porti a giro un cane, un cavallo o una zebra. Ma, spesso, posso assicurarlo per averlo visto con i miei occhi, non è così. Ed ecco, allora, che la cacca del cavallo, che - come potete immaginare - è in quantità neanche paragonibile a quella dei vari cagnolini, resta sull'asfalto, lì dove passano auto, motorini e talvolta pedoni.  
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