di Cristiano Pellegrini
Oh Ivo...l'hai finito 'i concertino? Guarda che ti levo l'elettricità! E io suono la batteria...!!!
Il Governatore Rossi ha preso carta e penna e ha scritto dalle colonne del QN che liberalizzare gli orari di apertura degli esercizi commerciali è inutile perché si corre il rischio soltanto di veder vincere la grande distribuzione e lievitare i prezzi al dettaglio. E a scapitarci sarebbero inevitabilmente i cittadini. In teoria il discorso non fa una piega. Ma si è chiesto il nostro Governatore se in questo momento, complice anche la Regione Toscana con decisioni discutibili (vedi accise sulla benzina), il vero problema non risieda nella perdita di potere d’acquisto da parte dei cittadini italiani, toscani in primis? Qui non si tratta di far battaglie ideologiche contro il liberismo selvaggio della Thatcher – per scriverla alla Rossi – quanto di capire se e in che modo si possa far tornare fiducia nei cittadini e soprattutto far quadrare i conti nei loro portafogli. All’intellettualismo di fine Ottocento forse è il momento di sostituire un po’ di sano pragmatismo che ci ha insegnato Peirce: la pratica quale criterio di verifica.
Tutto da rifare, o meglio, tutto sospeso secondo copione. In perfetto stile italico il Decreto proroghe del Governo Monti ha deciso, viste le pressioni da parte di Anci e delle Regioni coni ricorsi pendenti alla Consulta, di rinviare di 12 mesi l’obbligatorietà delle unioni e l’associazione di alcuni dei servizi fondamentali. Risultato? Quei Comuni che hanno messo in discussione la propria autonomia per adeguarsi alla legge si ritrovano con unioni mal costituite e messe in piedi in fretta e furia con un’efficienza tutta da riscrivere e risposte traballanti da dare ai cittadini in termini di qualità e efficacia. Chi, invece, se n’è fregato ha ricevuto in premio una proroga di un anno con cui adeguarsi con tutta calma e probabilmente sperare di rimanere allo stato legislativo attuale. L’Italia dei due pesi e delle due misure ha colpito ancora.
Bene, signori, amici miei che mi ascoltate: le domande che mi sento di fare sono queste: Il nostro domani sarà turbato dalla guerra? Dopo che avremo studiato, avremo un’occupazione?. E poi un’altra domanda mi fanno. Gli anziani mi ascoltino: Perché, Presidente, gli anziani si abbandonano a tanti scandali? Perché tanta corruzione? E’ un rimprovero che sorge dai giovani verso questa minoranza di anziani che danno esempio di corruzione, di disonestà. Guai a chi da scandalo ai giovani! Io li amo immensamente questi giovani. Sono l’avvenire della Patria. Noi rappresentiamo il passato, con il nostro bene ed anche i nostri errori. Ma questi giovani si affacciano adesso alla vita, sono essi che hanno nelle loro mani l’avvenire della Patria e del popolo italiano. Io credo nella nostra gioventù. E’ molto più sana di quello che pensano certi anziani che stanno con molto sussiego lontano dai giovani o che sono pronti a giudicarli, a dare giudizi del tutto superficiali. E’ vero, sono esuberanti. E perché non devono essere esuberanti alla loro età? Vorrei essere io esuberante, vorrei io la loro età, la loro giovinezza che è un bene prezioso e che avrei voluto vivere in tutta la sua pienezza. Hanno diritto i giovani di vivere gioiosamente e di guardare con tranquillità al loro domani. Siamo noi anziani che dobbiamo fare in modo che questa loro speranza diventi una certezza. E fanno bene a scendere in piazza e a volere la pace, se tutti i popoli della terra, tutti i giovani della terra potessero trovarsi uniti e potessero quindi coralmente esprimere il loro desiderio, la loro volontà, tutti si esprimerebbero per la pace, contro la guerra. E noi vogliamo che i nostri giovani possano vivere sicuri della pace e della libertà. Vogliamo che essi siano degli uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del loro destino e non dei servitori in ginocchio. Questo noi chiediamo. Io ai giovani dico: battetevi per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale. Sono un binomio inscindibile. Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire. Ma siate sempre tolleranti. Sì, lottate con la passione con cui ho lottato io e lotto ancora oggi nonostante glia nni; lottate per la fede che arde nei vostri cuori. Ma io vorrei che voi teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente. Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente. Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. Ed io li esorto ad andare avanti, a continuare per la loro strada, a cercare nella scuola cultura: ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività. Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro Paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito.
Sandro Pertini, 31 dicembre 1983
«Detesto l'uomo che manda giù il cibo non sapendo cosa mangia. Dubito del suo gusto in cose più importanti». Come dare torto al poeta londinese Charles Lamb. Oggi come allora è giusto che torni un minimo di consapevolezza sulla tavola e prima ancora, in cucina e nella cultura della gente. Sedersi ad una tavola e non porsi nemmeno il problema di cosa si stia mangiando, non solo denota un pessimo amor proprio -
homo faber est fortunae suae, ma evidenzia una superficialità culturale preoccupante. Meglio ancora allora se la consapevolezza comincia a prendere forma in cucina. Cuochi responsabili potranno essere i migliori ambasciatori di ciò che mangiamo.
Unioni dei Comuni e servizi in convenzione. La storia infinita potremmo dire. In principio furono i piccoli Comuni a gridare allo scandalo. Due giorni fa il Lazio, oggi la Lombardia. Alcune regioni italiane sembrano proprio non aver digerito quanto indicato dal Parlamento e hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro l’articolo 16 della Legge 148 del 14 settembre 2011. In pratica una levata di scudi contro la Manovra Bis che ha introdotto la normativa che obbliga i piccoli Comuni a nuovi adempimenti in materia di aggregazione e associazione di servizi in convenzione o unione. Una protesta che presto potrebbe coinvolgere altre regioni portando a decisioni clamorose e rimettere tutto in discussione ma soprattutto che dimostra, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, come su questo tema sia mancata unità di intenti tra centro e periferia, chiarezza e soprattutto un indirizzo preciso in termini di riscontri oggettivi (i tanto sbandierati risparmi?). Con un risultato su tutti: quello della confusione che regna sovrana e con un’applicazione della normativa a macchia di leopardo. Zitti e mosca.
Non tutti i federalismi vengono per nuocere, verrebbe da dire. A San Gimignano, patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco il sindaco Giacomo Bassi ha di che rallegrarsi. Finalmente, dopo anni e anni di battaglie, potrà riabbracciare l’area dell’ex carcere di San Domenico e restituirla alla comunità. Niente di che stupirsi se non che stiamo vivendo uno dei periodi più bui per le pubbliche amministrazioni e gli enti locali in primo luogo. Trasferimenti ridotti al lumicino, programmazione quasi annullata e le poche risorse disponibili tutte destinate a cercare di garantire quel minimo di servizi essenziali che la gente si aspetta. Ecco quindi che la notizia di un recupero di un’area di 20mila metri quadrati in seguito all’applicazione degli effetti di una legge nazionale sul “Federalismo demaniale” (pensate!) con un conseguente investimento di circa 18milioni di euro per uno spazio culturale da mettere a disposizione di tutta la provincia senese e dei cittadini dovrebbe regalare almeno un sorriso. A patto che il progetto riesca a vedere la luce e non diventi un’altra occasione mancata in questo Paese.