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Costa di Toscana, secondo round

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Sono contento che la Regione Toscana abbia deciso di puntare di nuovo sul “marchio” turistico Costa di Toscana, che aveva abbandonato sette anni fa, in maniera inaspettata, dopo averci speso sopra tantissimi soldi.

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E mi fa piacere leggere sui post e le dichiarazioni del consigliere regionale Antonio Mazzeo – che è stato il promotore politico di questa iniziativa nella sua veste di presidente della commissione per la Ripresa economico-sociale della Toscana costiera – che il progetto non vuole limitarsi soltanto all’aspetto turistico, ma avere una dimensione economica a tutto campo, coinvolgendo quindi i maggiori settori produttivi dell’area.

Avendo partecipato, come direttore di Apt Pisa, alle ultime riunioni di Costa di Toscana, mi posso permettere qualche consiglio diretto – e non “per sentito dire” – in modo da non ripetere alcuni errori del passato o fare valutazioni che proprio la precedente esperienza ha dimostrato poco realistiche.

Il primo – parlando naturalmente di turismo – è quella di non copiare mai la costa romagnola, perché è una realtà completamente differente e dunque ogni “scorciatoia” verso il successo pensando “«lo hanno fatto loro che sono bravi, lo facciamo anche noi», finirebbe inevitabilmente in un vicolo cieco. E’ un altro mondo.

Il secondo consiglio, direttamente collegato al primo, è riconoscere le diversità dei singoli pezzi di Costa di Toscana: la Versilia non è la Maremma, il Litorale Pisano non è la Costa degli Etruschi, Massa e Carrara non hanno le caratteristiche dell’Isola d’Elba. Ricordo bene che proprio per voler in tutti in modi fare una gestione unitaria, che fallì miseramente una riunione che avrebbe dovuto semplicemente fare il cartellone degli eventi lungo la costa. Ma anche fare un calendario di date risultò impossibile per le caratteristiche territoriali (e le conseguenti valutazioni turistiche) troppo diverse.

Terzo consiglio, infine, è che il progetto avrà successo se non vorrà omogeneizzare l’offerta turistica, ma saprà invece valorizzare meglio le cose che già funzionano, e se vanno bene un motivo ci sarà. Se la Maratona di Pisa ha successo in tutto il mondo, aiutiamola a crescere e non organizziamo eventi simili che le facciano concorrenza. Se il Carnevale per antonomasia è quello di Viareggio, non spendiamo soldi per promuoverne altri solo per campanilismo o perché c’è il sindaco “amico”. Se la Notte blu della Costa degli Etruschi ha ormai un suo pubblico, non la “stiriamo” forzatamente su realtà che possono invece puntare su altre cose. E su altre notti.