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Donne nel pallone. Anna Durio striglia la città e per lei ospitate tv. Ma Siena è distante

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La strigliata alla città, con tanto di urlacci e dichiarazioni di annessa rottura di palle – e non i risultati sportivi – ha aperto ad Anna Durio, le porte dei grandi media: il video virale, il pezzone sul Corriere della Sera, l’ospitata di venerdi a Matrix da Chiambretti, accanto alla splendida Naingolan. Un mondo scintillante e appagante quello dei media, ma effimero. Che non dura, a meno di un’altra urlata con sottolineatura di tour de balles. Soprattutto un mondo lontano anni luce dalla triste desolazione del Rastrello di ieri. Poco più di duecento paganti, un distacco evidente tra squadra e città, un disinteresse che è peggiore della contestazione. E che non si sana con le strigliate. Un vecchio amico che sa tanto di calcio, allo stadio mi chiedeva conto di questa atmosfera desolante. I risultati negativi, il gioco inesistente, il disastro della programmazione e conduzione tecnica.

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Ma c’è anche una città che – a parte i tifosi organizzati – è lontana. E questo è un tema fondamentale che non si risolve né con le urla né con le liste di senesi buoni e senesi cattivi. Io so soltanto che Siena va scoperta a poco a poco, senza dare nulla per scontato, conoscendo le persone nel tempo, con tutta la comprensibile fatica che è necessaria nel farlo con noi senesi, notoriamente, davvero, rompipalle. Tornando alla ribalta mediatica, un piccolo ricordo beneaugurale ad uso della presidentessa bianconera. I media sono stati sempre in cerca di donne nel pallone. Così quando la bella Giusy Achilli divenne presidentessa del Pavia, fu subito personaggio. In corsa per la promozione in C1, il Pavia voleva chiudere i conti con il Siena, con cui duellava in vetta, in casa, l’8 aprile del 1990. Perché la bella Giusy la sera era stata invitata alla Domenica Sportiva. Dove fu costretta a rendere invece merito ad una meravigliosa vittoria a Pavia del Siena: un 2-1 da sogno, una promozione da sogno. Il Siena a cui sono più affezionato, ma forse solo perché allora ero giovane.