Pubblicato Tuesday 7 February 2017

Francesco e la “pasquinata”. Ma l’urgenza è riscoprire il senso del Sacro


A paper sheet with writing in Italian reading "Illigal Posting" covers an anti-Pope Francis poster in central Rome, Saturday, Feb. 4, 2017. On Saturday, posters appeared around Rome featuring a stern-looking Francis and questioning "Where's your mercy?" It referenced the decapitation of the Knights of Malta, Cardinal Raymond Burke's marginalization and other actions Francis has taken against conservative, tradition-minded groups. (ANSA/AP Photo/Beatrice Larco)

(ANSA/AP Photo/Beatrice Larco)

Può apparire stonata una “pasquinata” a Papa Francesco, ma così non è. Non tanto per il contenuto, discutibile, quanto per il modus: in Italia, contro Papa Francesco non ci va nessuno!

Ed in effetti suona strano. Da cattolico mi fa piacere che il Papa sia amato e difeso. Però servirebbe capire se viene difesa la fede, o la persona. Già, perchè Pasquino fa un attacco al cuore dell’attività del pontefice. Certamente si sbagliavano gli analisti, i quali, pochi giorni dopo l’elezione, sottolineavano le parole “Vescovo di Roma” quali segno di maggiore collegialità, o aperture. Peggio: al limitarsi ai fatti Romani-italo-europei. Tutt’altro, Papa Francesco il potere, o governo che dir si voglia, lo esercita.
E proprio per non cadere nelle “sabbie mobili”, risiede in Santa Marta. Solo il futuro potrà, però, farci capire se e quanto avrà avuto ragione, nelle materie di governo. Certamente sono stati molto forti alcuni atti. Come quello contro i Francescani dell’Immacolata. E sembra che sia visibile, troppo visibile, chi è gradito e chi no alla “linea” del Papa.
Anche la non risposta ai “dubia”. Il sottoscritto è un conservatore, ma effettivamente sulla dottrina debbo dire che Francesco si è mosso senza alterare antichi equilibri, almeno per adesso. E sull’Amoris Laetitia il discorso sarebbe lungo e complesso, con verità “tecniche” e verità “pratiche” che spesso non sono conciliate, ma che con il tempo andranno pur armonizzate. E qui il Papa ha usato non solo Misericordia, ma anche lungimiranza.
Credo che il sottinteso malessere sia prevalentemente dovuto allo stile del Papa: immediato e da “latinos”, tanto diverso dal nostro. Sarà un male? Un bene? Ai posteri l’ardua sentenza.
Certamente alcune soluzioni, molto tendenti al “buonismo” raggiungono i lontani, ma non piaccioni ai “vicini”. Serve riconciliare la parte dell’umanità ferita dal marxismo, e Papa Francesco è la medicina giusta. Non per convertirli, ci penserà forse Nostro Signore nei singoli casi, in punto di morte. Ma per riconciliare una parte pregiudizialmente ostile.
Per l’attualità, però, dell’Occidente, servono certezze sulla fede, e sull’indirizzo della vita, in una società dove l’unica certezza è la frenesia dei cambiamenti. E qui dobbiamo lavorare ancora molto, a partire dalla riscoperta del Sacro.
 

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