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In terzo tempo

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Il terzo tempo, nel rugby, serve per stringersi la mano, per fare la pace dopo le sane botte sul campo, serve – in una parola – per la sportività. Nel basket, invece, il terzo tempo e la fase ultima di avvicinamento al canestro dove gomitate e colpi (proibiti e non) si moltiplicano. Ecco, al temine del campionato di Serie A 2012-’13 l’augurio è che il terzo tempo cestistico possa servire a sotterrare l’ascia di guerra. Anche se difficilmente potrà accadere, visto l’ondata di veleni e invettive che ha accompagnato la post-season. Nei playoff vinti dalla Mens Sana si poteva parlare di questa grande squadra, rinnovata ma nuovamente forgiata all’insegna del grande carattere. E che, con una straordinaria etica del lavoro, ha messo in bacheca Coppa Italia, Scudetto e ha sfiorato il passaggio del turno in Eurolega, la massima competizione d’Europa, a discapito di chi poi avrebbe conquistato il titolo europeo per la seconda volta consecutiva, l’Olympiakos. Potevamo parlare della rinascita di una metropoli come Roma che, dalla possibilità di non iscriversi al campionato, è arrivata a contendere il titolo ai campioni. E in tal senso, si poteva parlare del duello Datome-Hackett, forse lo spot più bello in vista degli europei azzurri in Slovenia di settembre. Si poteva parlare di una Varese che da Cenerentola degli anni passati ha vissuto, al pari di Sassari, una regular season da dominatrice. Si poteva parlare di tanti e grandi meriti sportivi. Per tante squadre. Compresa la “big-looser” Milano che nonostante le cocenti delusioni sta cullando un talento italiano come Gentile che a 20 anni gioca già come un veterano (da regolare semmai l’aspetto del temperamento, ma questo è un altro discorso. Per usare un eufemismo, diciamo che “un po’ di servizio militare” non guasterebbe…). Si poteva parlare di tante belle cose e assistere allo spettacolo di uno sport, il basket, forse il più appassionante e coinvolgente al mondo. E chi scrive viene da un retaggio calcistico, sebbene ormai mastichi di pallacanestro da due anni su Radio Siena e Siena Tv…
E invece, questi playoff, del calcio hanno preso l’aspetto peggiore. Quello delle polemiche sterili, delle accuse, dei veleni. Il peggio insomma dallo sport di riferimento nazionale cui ambire per ampliare la popolarità della pallacanestro in Italia. Si è scelto i mezzi e i modi sbagliati. Diciamo che anche chi deve comunicare e parlare di basket non è esente da colpe, al di là dei primi attori. La foto è quella del presidente romano Claudio Toti che va dal general manager senese Ferdinando Minucci negli istanti finali del match che sta consegnando lo Scudetto a Siena per rivolgergli altre accuse e altre offese. Non prendiamo le parti di nessuno, ma semplicemente sottolineiamo un gesto che denota tanta provincialità, poca competenza, molta frustrazione e uno stato nervoso decisamente ingestibile. Una stretta di mano, anche fredda, avrebbe decisamente permesso a tutti di uscire a testa alta da un playoff tanto bello e appassionante sul piano tecnico-tattico quanto orribile per una cornice alimentata da eccessivi e veramente troppi veleni. Una pentola a pressione che poi scoppia in scontri tra tifosi e dirigenti, cori razzisti, lanci di oggetti in campo e via dicendo. Il problema è che, nonostante i tentativi reiterati, il solo Gianni Petrucci alla Federbasket non può bastare per sedare i bollenti spiriti e tappare quel vaso di Pandora ormai scoperchiato. Dovrà cambiare qualcosa, sul piano umano in primis, sul piano tecnico poi. La strada da percorrere, visto quel che è accaduto, sembra ancora lunga e in salita.   
 
Tolto questo macigno dalla scarpa, devo ringraziare chi mi ha fatto vedere l’aspetto migliore di questo sport permettendomi, al tempo stesso, di acquisire più nozioni e una conoscenza più efficace e dettagliata della palla a spicchi. Grazie a Dario, Letterio, Marco, Pierfrancesco, Sandro. Grazie a due coppie di fratelli, grazie agli amici che mi hanno scritto, a chi ha condiviso con me un progetto a chi mi accompagnato nelle trasferte, colleghi e non. Non si può parlare di sempici collaboratori. Sono fiero di avere con me degli splendidi compagni di viaggio che, al di là dell’esperienza lavorativa su Radio Siena e Siena Tv, mi hanno dato tantissimo. Le parole non bastano per descrivere la mia gratitudine nei loro confronti.