Home #TurismoSmart Il Piano strategico del turismo: promesse vuote, parole vane

Il Piano strategico del turismo: promesse vuote, parole vane

450
0
SHARE

Una frase che mi è sempre piaciuta molto, è quella con cui il presidente della Fiat Gianni Agnelli commentò l’azione del primo governo di Romano Prodi, quello dell’Ulivo per intendersi, dopo 6 mesi di lavoro: «Per considerarsi delusi bisogna essersi illusi». E’ capitato tante volte anche a me, soprattutto in politica. Ma mai nel turismo.

Terme Antica Querciolaia primavera 2017 970×90

Soprattutto quando si parla di politiche del governo nazionale, non mi sono mai illuso e dunque non mi delude neppure questo nuovo Piano Strategico del Turismo 2017-2022 firmato dal ministro Dario Franceschini e celebrato come si conviene sui giornali. Devo dire, anzi, che è esattamente come me lo aspettavo, ovvero scritto per essere letto da coloro che non lavorano nel turismo e dunque apprezzeranno le indicazioni di principio e le grandi strategie di intervento, senza poi mai preoccuparsi di andare a vedere se saranno realizzate ed in quale modo.

Ho disciplinatamente scaricato i pdf e archiviato i link ma so già, per esperienza del passato, che non avrò mai la necessità o la curiosità di andare a riprendere quei file. Basta vedere la sintesi, scusate: l’Executive Summary, per capire che hanno dedicato più tempo a trovare le fotografie, in effetti bellissime, che a verificare l’effettiva concretezza di quello che scrivevano.

Intendiamoci: tutto bellissimo, tutto giustissimo, tutto condivisibile, con propositi nobili e di alto profilo – pure troppo – dietro cui si vedono facilmente promesse vuote e parole vane, visto che il governo non ha le competenze in materia di turismo e soprattutto non ha nessuno intenzione di spendere i soldi necessari a realizzare anche solo in parte questo Piano strategico.

In fondo fa tenerezza, pensare a coloro che hanno scritto un piano da qui al 2022 – che sarebbe giusto da un punto di vista di tecnica turistica – quando questo governo ha appena sei mesi di vita e tutti stanno già pensando alle prossime elezioni, alle coalizioni, agli equilibri interni, alle leadership, alle alleanze prime o dopo il voto.

Anzi, il piano è anche un ottimo alibi: di turismo potranno tornare ad occuparsi (si fa per dire) nel 2022.