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Un calcio al razzismo. Scansano e Anna Frank, lo sport deve abbattere barriere invisibili

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La notizia La speranza di una vita diversa, e forse migliore, grazie al calcio. E’ quella che stanno vivendo 12 richiedenti asilo arrivati dall’Africa che sono stati arruolati dalla Polisportiva Scansano (Grosseto). Per 8 di questi il sogno e la possibilità di diventare un calciatore professionista (alcuni giocano in prima squadra e altri nella juniores), mentre 4 si dovranno ‘accontentare’ del ruolo di tuttofare.

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Il commento dei ragazzi Silvia I. «Per me è una bella notizia, perché anche se sono stranieri, questi ragazzi sono come noi… Se hanno fatto questa partita di pallone tutti insieme a me pare una bella cosa, la gente che abita lì li ha aiutati e li ha accolti meglio grazie al calcio».

Franco: «Queste cose ben vengano, ce ne vorrebbero ulteriormente, anche per la crescita di tutti. Per loro e per la gente del posto».

Lucia: «Io direi che lo sport, in generale, è un mezzo per abbattere tante barriere invisibili, anzi: tutte le barriere! Tante volte, nello sport e in particolare nel calcio, vengono usati toni offensivi verso le altre persone, per escluderle, per discriminarle. Nei giorni scorsi noi abbiamo letto la notizia nella quale veniva preso il calcio come espressione soltanto di episodi di razzismo, per quella storia di Anna Frank, oggi abbiamo visto l’altra faccia di questo mondo, grazie ai fatti di Scansano».

Silvia I.: «Questa gente non ha avuto veramente rispetto, parlo di quelli a Roma, i laziali. Invece mi piace la cosa di questi ragazzi a Grosseto che hanno fatto giocare i migranti».

Samanta: «Io li aiuterei, i migranti, poi bisogna vedere loro come la prendono. Mi sembra che abbiano fatto bene, giocano e fanno i tuttofare! Bravi».

Franco: «Io posso dire anche che questi che fanno queste cose, dico di Roma, non andrebbero fatti entrare negli stadi e in tutto il mondo del calcio. Principalmente negli stadi. Io spero sempre che possano migliorare».

Sara: «Anch’io sono d’accordo sul cercare di far vedere a quei ragazzi di Roma che le cose possono essere diverse; insomma, che si possa stare insieme è un bell’esempio».

L’episodio di Roma, con Anna Frank messa sulle figurine con la maglia della Roma e quello di Scansano sono due facce veramente opposte di uno stesso mondo. L’importante è sempre che si possa essere il più possibile inclusivi nelle cose di ogni giorno e che episodi come quello di domenica scorsa allo stadio Olimpico non si ripetano di nuovo. La cosa migliore è che ci siano degli esempi come quello di Scansano, insomma. In questo caso possiamo dire che la parola “esempio” sia la migliore per specificare quello che abbiamo un po’ tutti pensato, nel senso che ci sono alcune cose, nel mondo, che andrebbero prese e replicate altrove; nella fattispecie ci riferiamo a quanto fatto dalla Polisportiva Scansano.