Home imblog #XF7, lo spettacolo vende. Ma l’epilogo artistico non convince

#XF7, lo spettacolo vende. Ma l’epilogo artistico non convince

356
0
SHARE

Qualche giorno in più aiuta. Aiuta a fare mente locale, senza farsi abbagliare dallo splendore e dallo sfarzo, forse anche troppo, di uno spettacolo scenico sfavillante. Questa è stata la finale di X Factor 7, evento mediatico, musicale e soprattutto commerciale degno dei plausi e dei commenti positivi ricevuti nei giorni scorsi dalla critica. Peccato per il risultato finale che premia, a parer mio, il concorrente forse con minor talento tra i quattro giunti in finale. Nomen onem, Michele Bravi è bravo ma troppo monocorde. Altri cantanti avrebbero meritato maggiormente lo scettro del vincitore, specie per la varietà espressiva e artistica dimostrata sulla scena.

Lo dico chiaramente perché questo giovane è la fotografia di un talent-show che, per definirsi effettivamente tale, avrebbe dovuto avere un epilogo diverso. Per guardare alla sola finale, Aba (al secolo Chiara Gallana di Padova) e Violetta Zironi da Parma hanno dimostrato di avere talento e, soprattutto, voce per potersi ritagliare uno spazio nel panorama musicale italiano di oggi. Degli Ape Escape sospendo ogni tipo di giudizio perché non ho ancora capito quanto la loro sui generis ed unica presenza scenica influisca sulla mia percezione della loro produzione musicale.

E allora come si spiega il successo del giovane Michele? La risposta è che il suo livello, mediamente inferiore a quello degli altri concorrenti, ha aiutato il pubblico a simpatizzare per lui. E, in uno show che va in televisione, lo share e la capacità di accattivarsi le grazie delle utenze è fondamentale. Credo siano  stati in molti a rivedersi nelle sue doti: ripeto, buone ma non eccelse. Ognuno di noi si è cimentato almeno una volta nel canto,da soli o in compagnia, salvo poi accorgersi di essere sì bravini, ma non abbastanza per fare della musica una professione. E se in molti si rivedono in questo, ecco che la simpatia per una cantante giovane, carino, bravo ma ancora un po' acerbo, viene quasi in automatico.

In sintesi però, si può dire che X Factor funziona. Funziona perché vende ma non sempre paga sul piano artistico. E' un grande spettacolo e per quello va preso: un'esibizione scenica. Quindi costruita ad arte, lavorata, elaborata a seconda delle esigenze di share, marketing, popolarità sui social ecc. L'esperimento è riuscito sul piano comunicativo-commerciale, meno su quello musicale. Mi sarei aspettato di più anche da parte dei giudici. Elio è uno dei mostri sacri della musica contemporanea ma è anche una personalità che ama prendere e prendersi in giro. E questo lo può connota in modo sì autoritario, ma solo fino ad un certo punto. Mika era la vera e propria pop-star tra i quattro. Proprio per questo però, l’empasse iniziale è stata superata a poco a poco, insieme ad un oggettivo gap linguistico da colmare puntata dopo puntata. Lo sforzo comunque c’è stato e, nel complesso, il suo personaggio ha funzionato. Simona Ventura ha degli oggettivi limiti tecnici, mentre a Morgan non manca nulla dal punto di vista musicale, sebbene sia diventato un personaggio mediatico talmente calato nella dimensione di giudice e talent-scout di X Factor che la sua influenza sui suoi adepti e sul pubblico trascende totalmente ogni valutazione da e sul suo conto.

Insomma, uno show che rispecchia l'Italia di oggi e, proprio per questo, può essere definito "reality". Perché ormai l’italiano ha stampato in mente che a vincere non sarà mai il migliore in assoluto ma quello che ce la fa. Sul fronte "talent", credo che ci siamo fermati al terzo e soprattutto al quarto posto di Violetta e Aba. In altri casi anche molto prima, con eliminazioni shock e sorprendenti (leggasi pure Fabio Santini, tanto per fare nomi e cognomi). In ogni caso si può dire che la vetrina commerciale e lo scopo didascalico sono stati rispettati. Lo show appassiona. In tanti, specie tra i giovanissimi, hanno sicuramente provato un nuovo  impulso per cimentarsi nel canto. Specie vedendo che, alla fine, a trionfare non è stato il numero uno bensì un ragazzo con doti medio-alte e auspicabilmente raggiungibili da parte di molti. È un bene anche la divulgazione delle conoscenze musicali e del lavoro che si vive quotidianamente nelle "segrete" degli studi musicali al di fuori delle stesse. Insieme alla riproposizione, durante la fase “pre-inediti”, di brani e canzoni che hanno fatto la storia segnando epoche e generazioni. Il prossimo passo sarà far vincere chi dimostra di essere il migliore.