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Amore vuol dire gelosia? Tra Offenbach e Mascagni il Maggio musicale mette in scena i sentimenti

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Se amore vuol dire gelosia, quali potranno essere le conseguenze? Inaspettate e divertenti come in “Un mari à la porte” di Jacques Offenbach o sconvolgenti e drammatiche come nella “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni? Nel teatro musicale non esiste una risposta univoca come dimostrano i due atti unici – l’uno brillante, l’altro tragico – in programma al Teatro del Maggio a partire dal 12 febbraio alle ore 20 (altre recite 14 e 21 febbraio ore 20; 17 febbraio ore 15:30).

Il dittico composto da “Un marì à la porte” e “Cavalleria rusticana”, in un nuovo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino, verrà diretto dal maestro Valerio Galli con la regia curata da Luigi di Gangi e Ugo Giacomazzi. Nelle due opere il tema della gelosia è trattato con toni diametralmente opposti. Da una parte, nell’operetta di Jacques Offenbach, eseguita per la prima volta in Italia in occasione dei duecento anni dalla nascita del compositore, il tradimento viene affrontato in maniera ironica, dall’altra, nel capolavoro di Mascagni, assume i tratti della cultura siciliana ancestrale, prendendo spunto – in questa nuova produzione del Maggio – dal Ballo dei diavoli, antica tradizione pasquale che viene replicata ogni anno a Prizzi (in provincia di Palermo). A settembre il Maggio metterà in scena un altro dittico, una nuova produzione di “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo affidata ancora ai registi Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi che sarà abbinata a una nuova commissione: l’opera Noi, due, quattro… su musiche di Riccardo Panfili (regia e libretto di Elisa Fuksas).