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La solitudine degli uffici stampa: sintesi degli interventi

16/02/2010 ::


Quella che segue è una sintesi degli interventi del convegno di Roma dello scorso 29 gennaio cui parteciparono oltre 200 giornalisti impiegati negli uffici stampa in tutta Italia. Auspicando che presto il tema diventi al centro del dibattito tra Ordine e Sindacato dei giornalisti, proponiamo a chiunque sia interessato la sintesi degli interventi dei relatori e del dibattito, sollecitando interventi on line e commenti che saranno ripresi e rilanciati.
“LA SOLITUDINE DEGLI UFFICI STAMPA” a cura del Gruppo uffici stampa dell’Ordine Nazionale Giornalisti e della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Palazzo Valentini Provincia di Roma, 29 Gennaio 2010


GIOVANNI ROSSI, Segretario generale aggiunto e responsabile Dipartimento Uffici stampa Fnsi – Sul tema della Legge 150 e del lavoro negli uffici stampa pubblici c'è molta confusione. Il senso di questo convegno è di fare il punto della situazione nel modo più preciso possibile. Per quanto riguarda la vertenza in atto, in questo momento siamo in attesa di una convocazione da parte dell'Aran - l'Agenzia per la rappresentanza negoziale del pubblico impiego - per discutere un documento base concordato da tutte le forze sindacali che siedono al tavolo, e che sia l'avvio formale della trattativa per la definizione del contratto giornalistico degli addetti stampa del settore pubblico. Abbiamo già avuto incontri separati con la controparte e siamo giunti a una prima bozza di documento, che noi abbiamo valutanto positivamente, ma dopo questo non si compiono passi avanti. Sappiamo che all'interno delle confederazioni sindacali hanno preso forza posizioni che noi come Fnsi non condividiamo. Speriamo di riuscire attraverso un confronto che è già in atto con Cgil, Cisl e Uil, di riuscire a superare dubbi e perplessità.


LORENZO DEL BOCA, Presidente OdG - Il lavoro giornalistico negli uffici stampa, la cui battaglia di riconoscimento professionale è iniziata ormai anni fa proprio nella mia Torino, ha contribuito al cambiamento della professione. Una battaglia fatta propria immediatamente anche dall'Ordine, che ne ha colto la portata di rinnovamento: le regole, come quelle sull'accesso alla professione, vanno rispettate, ma possono cambiare in rapporto a mutamenti temporali e culturali. I colleghi occupati negli uffici stampa, in particolare quelli pubblici, hanno colto il proprio ruolo di fonte primaria che tende a garantire il fondamento democratico dell'equilibrio; e qui sta la differenza con il ruolo, ad esempio, del portavoce. Certo hanno giocato e giocano una partita non facile nel bel mezzo di uno spostamento epocale della professione in direzione del giornalismo militante, su un fragile confine con il territorio della propaganda. Per questo è importante che le pubbliche amministrazioni, mentre si trasformano in editori, imparino a trattare con cura l'informazione.


REMO GUERRA, consigliere nazionale e coordinatore Gruppo Uffici Stampa ODG, capo ufficio stampa Comune di Torino – Per il successo di questo convegno dobbiamo ringraziare il Dipartimento uffici stampa dell’Fnsi e il Gruppo uffici stampa dell’Ordine, che hanno voluto fortemente una iniziativa unitaria, capace di cogliere i fermenti dei giornalisti uffici stampa a 10 anni dall’approvazione della legge 150. Quella degli US è una categoria trasversale: ci sono i professionisti e ci sono i pubblicisti (ma anche coloro che non hanno nessun titolo). Ci sono contratti giornalistici, inquadramenti in decine di altri contratti, quelli pubblici, i free lance e i dipendenti di aziende specializzate... Dunque una situazione complessa. Intanto non sappiamo quanti e dove siamo. Per questo propongo a Ordine e Fnsi di istituire un Osservatorio per capire davvero cosa siamo e come ci stiamo trasformando. Il problema fondamentale è capire quanto i doveri cui sono chiamati i giornalisti dalla legge e dalle carte deontologiche siano davvero applicabili alla normale attività degli uffici stampa. Per questo sarebbe bene adeguare la Carta dei doveri del giornalista degli US, prendendo in considerazione anche l’attività di quelli privati. Per gli uffici stampa pubblici non possiamo solo aspettare che l’Aran si decida ad aprire le trattative. Già oggi è possibile, con i sindacati confederali, chiedere che i principi deontologici della professione siano inseriti negli accordi contrattuali a livello locale.


FRANCO SIDDI, segretario generale Fnsi - La legge 150 è un fantasma da dieci anni. La via del contratto è rimasta bloccata, e il risultato sono stati inquadramenti fantasiosi, per non parlare dei tentativi di avere portaborse o uomini-propaganda. Il sindacato non ha mai lasciato il fianco dei colleghi impegnati nella battaglia per diradare questa grande confusione. Oggi dobbiamo continuare a lavorare con gli strumenti che ci sono. La 150 resta uno di questi, va applicata nella parte contrattuale. Ugualmente indispensabile è ridare forza, grazie alla riforma, a questa positiva anomalia nazionale che si chiama Ordine. Per raggiungere questi obiettivi è essenziale avviare azioni concrete, e quindi stanare l'Aran, insieme ai sindacati confederali che nicchiano, affinché si avvii la trattativa sul contratto per i giornalisti che operano nella pubblica amministrazione. Certo non siamo di fronte ad un serbatoio occupazionale eterno, ma intanto bisogna garantire quei 1.200 colleghi che sicuramente lavorano perché registrati all'Inpgi e hanno, attraverso mille percorsi e battendosi contro mille nodi burocratici, concretizzato una realtà di lavoro importante da mantenere aperta per tutte le possibilità ancora esistenti di nuova occupazione.


DANIELE CERRATO, presidente Casagit - Non è semplice stabilire quanti colleghi degli uffici stampa sono iscritti alla Casagit, perché perché ci sono quelli ai quali viene applicato il contratto Fnsi-Fieg, ma senza distinzione di mansione; gli iscritti volontari e quelli alla Casagit 2. Incrociando tutti questi elenchi, ne figurano circa 100-110, un numero molto piccolo se si considera che i soci Casagit sono 28 mila, che diventano oltre 50 mila con i familiari. Allora, per avere le tutele previste dalla Cassa, al collega che lavora in un ufficio stampa serve una possibilità di accesso. Per potersi iscrivere bisogna rimanere entro i 12 mesi dal conseguimento del titolo di giornalista. Quello che potevamo fare - e lo abbiamo fatto - è di allungare molto questo termine, nel regolamento interno, a tutti i colleghi in grado di dimostrare di aver trovato lavoro in un ufficio stampa. Quello che ancora ritengo sia alto è il contributo che siamo costretti a chiedere a chi lavora negli uffici stampa: ma la nostra possibilità di fare solidarietà è purtroppo limitata dal bilancio. Bisogna mettere sotto l'ombrello della Casagit i precari, i colleghi meno garantiti, coloro che hanno bisogno di assistenza integrativa e hanno bisogno della solidarietà della categoria. Noi stiamo lavorando per questo e anche per creare tra il 2010 e il 2011 una diversa Casagit 2, che oggi conta 199 iscritti, pochissimi. Sono colleghi che guadagnano molto poco e rimangono agganciati con la speranza di cambiare il loro status lavorativo e di passare alla Casagit 1. Ma sono anche colleghi che lavorano negli uffici stampa e hanno stipendi diversi da quelli del contratto Fnsi-Fieg. Allora la domanda che ci poniamo è: dobbiamo creare una copertura diversificata, valevole per tutto il nucleo familiare anche per la Casagit 1? Ovvero, il nostro grande impegno per il futuro è di creare una polizza che copra i grandi rischi salute anche per chi guadagna meno, garantendo l'equilibrio della gestione.


SERGIO TALAMO, capo ufficio stampa Formez - È importante lasciare legati i programmi contrattuali alle garanzie professionali. Oggi il giornalismo è un pezzo della comunicazione pubblica, e se è rimasto solo la colpa è in testa del fallimento della legge 150, pensata senza sanzioni per chi non la applicava. E invece oggi più che mai bisogna avere strumenti di risposta alle necessità degli utenti rispetto ad una pubblica amministrazione su cui pesa una eredità gerarchica e una cultura delle procedure. In realtà la 150 è superata da tecnologie come siti e web che riposizionano la comunicazione istituzionale; è il concetto di servizio al cittadino che riconiuga e stringe i rapporti tra uffici stampa e urp, alla ricerca di una nuova forma di professionalità “contaminata” per dare risposte al cittadino-cliente.


GINO FALLERI, presidente Gus - Gruppo Uffici Stampa e Segretario generale aggiunto Fnsi - Non parlerei della solitudine degli uffici stampa, ma formulerei un punto interrogativo: il loro declino o il loro rilancio? La Legge 150 è applicata a macchia di leopardo ed è difficile fare un bilancio: pochi l'hanno adottata, molti l'hanno ignorata, così la costituzione di molti uffici stampa va a rilento; nello stesso tempo si assiste alla cancellazione di quelli esistenti. Si può dire che al giro di boa dei 10 anni i risultati non sono esaltanti - per quel muro di gomma eretto dalla struttura pubblica e per qualche divergenza di opinione con le confederazioni sindacali per fortuna appianate con pazienza dalla Fnsi - e a parere del Gus gli aspetti negativi sono diversi. A cominciare dalla definizione della 150 come “legge degli uffici stampa”. In realtà è la legge dei comunicatori e di chi poteva restare al suo posto e per forza di legge. Era sufficiente frequentare un corso di formazione. Aver sottolineato che a parere del Gus era un'anomalia ci ha procurato molte critiche. Inoltre non è stato ancora approvare il profilo del “giornalista delle istituzioni” e tantomeno la sua regolamentazione. E ancora: i concorsi pubblici espletati non vedono la luce, ostacoli a non finire sono frapposti agli intersni a favore degli esterni, contratti co.co.co., a progetto, convenzioni, assunzioni temporanee, e così via. In alcune Regioni la spada di Damocle della Corte dei Conti: è caduta anche sulla testa del Comune di Milano. Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Sardegna e Sicilia: a parte le isole felici rappresentate dalle Agenzie e dalle poche Amministrazioni sensibili all'informazione, l'applicazione della 150 non esiste. E anche il Lazio ha i suoi problemi. Ma non tutto è negativo, ci sono anche lati positivi. Uno è il riconoscimento che è il giornalista il “dominus” dell'ufficio stampa; il secondo lo metterà bene in evidenza il presidente dell'Inpgi Camporese. Al nostro Istituto di previdenza infatti vanno i contributi degli addetti stampa giornalisti iscritti ad altri enti. Allo stato attuale i giornalisti iscritti sono oltre 1.300. Sullo stesso fronte un altro problema: quello delle ricongiunzioni.


GIOVANNI ROSSI - Preciso che al 12 gennaio 2010 risultano essere 1.191 i colleghi degli uffici stampa iscritti all'Inpgi, di cui 724 hanno il contratto del comparto pubblico e 467 quello giornalistico di natura privatistica; i loro datori lavori, sono 499.


ANDREA CAMPORESE, presidente INPGI - Siamo dentro una crisi straordinaria del sistema editoriale italiano che comporterà la fuoriuscita di alcune centinaia di colleghi per pensionamento o prepensionamento. In questo quadro, negli ultimi due anni l'Inpgi ha attivato una serie di azioni di tipo normativo e legislativo assolutamente rilevanti che hanno cambiato buona parte del volto normativo dell'intero sistema. Una delle sfide centrali del futuro è la stabilizzazione dei posti di lavoro. Su questa strada vanno inseriti anche elementi che possono sembrare poco significativi come gli accordi raggiunti in questi giorni con Inps ed Enpals per il trasferimento diretto all'Inpgi dei contributi erroneamente versati, e che sono stati inseguiti per trent'anni. Nel giornalismo italiano, lo spostamento e lo svuotamento della cosiddetta “area Fieg”, nell'ultimo decennio è stato progressivo e inarrestabile: oggi il giornalismo dipendente non rappresenta più oltre il 50% del giornalismo italiano, ma una percentuale minore. Questo è un dato politicamente molto rilevante che racconta una redistribuzione del lavoro giornalistico molto diversa rispetto a 10 anni fa. Cresce il lavoro negli uffici stampa, nel sistema radiotelevisivo locale e quello, pur dipendente ma discontinuo. La necessità della tenuta del giornalismo italiano nei decenni - ci avviamo a chiudere il bilancio 2009 con 90 milioni di euro di avanzo - passa attraverso la valorizzazione piena e forte del lavoro in termini regolamentari, contrattuali e di tenuta del sistema. Anche l'Inpgi 2, la gestione separata, anche se non è molto simpatica, è stato istituita da una legge dello Stato ed è vantaggiosa: l'elevazione delle aliquote e lo spostamento a carico del datore di lavoro del pagamento per due terzi, provocherà alla fine del processo il fatto che il giornalista che fino a ieri pagava il 10%, avrà una copertura del 27% pagando poco più dell'8%. Noi abbiamo un'attività ispettiva enorme in corso. Attualmente oltre 1.700 vertenze giudiziarie aperte. Stiamo cercando di portare avanti un concetto di legalità, anche e soprattutto nella pubblica amministrazione, dove l'anno scorso abbiamo fatto oltre 40 ispezioni. E abbiamo riscontrato una assoluta mancanza di cultura amministrativa: non si applica la legge dello Stato che prevede l'obbligo di iscrizione all'Inpgi in presenza di qualsiasi tipologia di contratto di lavoro giornalistico. Questo è stupefacente. Sulla proposta di costituzione di un Osservatorio, l'Inpgi ha un'enorme massa di dati e li può mettere a disposizione.


VERONICA NICOTRA, rappresentante Associazione Nazionale Comuni Italiani - Porto il saluto del presidente dell'Anci Chiamparino. Mi ha colpito il tono un po' cupo del titolo di questo incontro. Dal nostro punto di vista, il bilancio di questi dieci anni appare meno negativo. Gli uffici stampa hanno una rilevanza sempre maggiore. Il sistema dei Comuni è complesso, composito e assai differenziato sul piano demografico: su 8.100, circa 6 mila hanno meno di 5 mila abitanti. Un'applicazione della 150 non può non tener conto di questa realtà. Nelle grandi città la situazione è diferenziata e io credo che il ruolo degli uffici stampa vada crescendo e non sia disconosciuto, anche se la formazione deve essere un elemento costante in relazione al sistema istituzionale. Molti interventi hanno criticato l'uso strumentale dell'informazione da parte della politica: non spetta a me dirlo, ma credo che lo stato di confusione che ha regnato in questi dieci anni ha forse recato vantaggi ad entrambe le parti. L'Aran oggi vive un problema difficile per il commissariamento e questo pesa. Io penso che in questa fase di ridefinizione dei comparti delle aree contrattuali, sia una buona occasione per voi per chiedere al ministro della funzione pubblica un nuovo impulso per questa vertenza. Noi possiamo sostenere questo vostro impegno perché si giunga a una definizione della vertenza per l'applicazione piena della legge 150.


DARIO ROSSI, consigliere nazionale e Gruppo Uffici Stampa ODG, redattore Agenzia di informazione giunta regionale toscana - Due terzi delle Regioni a statuto ordinario e delle Regioni e Province autonome hanno deciso di applicare in forme molto diverse il contratto nazionale di lavoro giornalistico. Una scelta che sottolinea, al di là di limiti e di persistenti resistenze di molti apparati burocratici, il riconoscimento di una funzione professionale al servizio della trasparenza amministrativa verso i cittadini. Ma anche un contributo importante, sia pure non diretto, all'affermazione dell'importanza della legge 150, su cui mai si è arrestata la battaglia a livello locale e nazionale di Ordine e sindacato. Riconoscere la funzione professionale non può però esser confuso con presunte contaminazioni, semmai l'esatto contrario. La chiara differenza di ruolo attribuita alle diverse figure professionali da parte della legge 150 è ancora perfettamente attuale; anche e soprattutto di fronte all'ingresso di nuove tipologie informative come quelle sulla rete, che consentono addirittura, come attraverso la registrazione di testate web, una maggiore chiarezza tra ruolo informativo e comunicativo.


SABRINA TALARICO, Gruppo Uffici Stampa e componente Comitato Esecutivo ODG, redattrice agenzia privata organizzatrice conferenze stampa – Negli uffici stampa privati ci sono tre punti critici che costituiscono veri e propri fronti che la categoria deve affronare con decisione perché spesso si giunge a livelli di degenerazione che non fanno certo onore. Il primo riguarda i CLIENTI. Bisogna fare in modo che gli addetti stampa siano giornalisti: solo chi ha professionalità e conosce la deontologia infatti può educare i clienti a comportamenti corretti. Il secondo è relativo ai COLLEGHI. Oggi molti eventi sono coperti prevalentemente da freelance, privi di tutele economiche e giuridiche. Sono pagati pochissimo e si appoggiano agli uffici stampa per coprire i costi dei servizi, compresi viaggi, soggiorni, e perfino l'ingresso nei musei, in violazione a tutte le norme deontologiche che regolano la nostra professione. Il terzo è il MARKETING. Ovvero sempre più spesso accade che le Concessionarie di pubblicità di diverse testate, quando un ufficio stampa comunica un evento, pongono il problema di fare un investimento in cambio della copertura di informazione. E purtroppo non tutti rifiutano. La soluzione sarebbe di non far gestire ai giornaisti i budget pubblicitari e l'Ordine dovrebbe vigilare affinché nell'attività degli addetti stampa questo non avvenga. I settori più esposti sono lo sport, la cultura, la salute, la bellezza, il turismo: settori in cui vengono realizzate olte conferenze stampa, manifestazioni, eventi. Infine, vorrei sottolineare come quello degli uffici stampa sia bacino enorme per l'occupazione giornalistica, sia nel settore pubblico sia in quello privato: con leggi “ad hoc” potrebbero sirolversi i problemi di molti colleghi precari e senza lavoro.


GIANFRANCO SANSALONE, consigliere nazionale e Gruppo uffici stampa ODG, direttore Agenzia giornalistica Aba News - Negli Uffici Stampa, pubblici e privati, c'è spesso una figura che riveste un ruolo di forte responsabilità trovandosi in una posizione di estrema delicatezza che qualche volta sconfina nel disagio: il giornalista direttore responsabile di house organ utilizzati per la comunicazione interna o esterna delle aziende o degli enti pubblici dei quali sono dipendenti oppure consulenti esterni. È questa una categoria fra le più esposte tra gli iscritti al nostro Ordine professionale, si parli di pubblicisti o professionisti. I motivi sono facilmente comprensibili, e sono soprattutto noti a chi lavora negli uffici stampa. Un ruolo reso spesso difficile dalla non applicazione del contratto di categoria e da rapporti di dipendenza gerarchici che determinano commistioni di competenze che rendono molto gravoso, se non impossibile, esercitare le proprie prerogative per le interferenze di chi esercita le funzioni editoriali. Il direttore si trova - spesso solo e senza tutele, esposto a ritorsioni in caso di conflitti - nella singolare posizione di essere il responsabile della testata sotto i profili civile e penale, di dover rispondere dei contenuti del giornale dal punto di vista deontologico davanti all'Ordine professionale e di essere il “garante” davanti al lettore della correttezza dell'informazione, ma di fatto non esercita i poteri reali legati al suo ruolo. Il mondo degli house organ è spesso terra di nessuno, ma è una terra in cui bisogna trovare il modo di entrare. Con strumenti che aiutino i colleghi a fare il loro lavoro senza essere umiliati, senza avere timore, senza correre rischi. Sarebbe opportuno che Carta Deontologica, aggiornata, diventasse anche una Carta dei Valori e dei Diritti da inviare o da far approvare - direttamente o attraverso gli organi di rappresentanza - a tutti gli interlocutori dei giornalisti degli uffici stampa pubblici o privati. E che si trovasse il modo di far convergere nelle casse dell'Inpgi i contributi dei direttori e dei giornalisti impegnati negli uffici stampa privati anche se appartenenti ad altre categorie.


LUIGI RONSISVALLE, vice Segretario nazionale Fnsi - Abbiamo due grandi nemici: uno è la burocrazia, l'altro sono i colleghi. La prima non ha mai accettato il principio che all'interno delle strutture pubbliche ci fossero giornalisti che non rispondessero alle direttive dell'ente o del rappresentante legale pro-tempore. I secondi, inseriti negli uffici stampa, che ritengono di non meritare un trattamento economico superiore a quello che è possibile ricevere in un giornale. Come siamo andati avanti? A strappi, come è naturale che sia. Ognuno a casa sua ha cercato di trovarsi una soluzione, con risultati diversi. Fatto sta che negli ultimi dieci anni gli unici mille nuovi posti di lavori nuovi che sono stati strappati nel settore giornalistico, e lo dicono i dati dell'Inpgi, sono stati quelli ottenuti negli uffici stampa. Non ci sono stati altri nuovi mille posti di lavoro nell'ambito giornalistico in questo Paese. La professione è questa ormai, non ha altri sbocchi. Noi riusciamo a portare dentro la professione alcuni migliaia di colleghi l'anno, il turn over è di appena 400 unità, lo scorso anno abbiamo mandato a casa 700 colleghi in prepensionamento, ci sono solo 17 mila colleghi che lavorano in Italia a fronte di 100 mila giornalisti. Penso non siano sciocchezze. Questo è un problema fondante. Se riusciamo a differenziarci dai comunicatori, che hanno necessità di dire che una crema è bella più di un'altra e che fa acquistata, mentre i giornalisti devono informare correttamente i cittadini sui fatti, abbiamo realizzato un'opera meritoria. In Sicilia - in alternativa alle realtà che per bypassare il contratto si è ricorsi alle agenzie per che invece lo possono applicare - abbiamo siglato un contratto che definisce i profili professionali dei giornalisti che lavorano negli uffici stampa della Regione e degli enti locali sottoposti al controllo diretto della Regione, facendo diretto riferimento alle qualifiche e alle mansioni del contratto giornalistico. E sono convinto che questa sia una delle strade che più di altre ci possano fare avvicinare alla soluzione. Ultima cosa: è stato detto da più parti che c'è in giro una sentenza della Corte Costituzionale che vieta alle PA l'applicazione del contratto giornalistico. Non è vero, è una bugia! La Corte Costituzionale, in una sentenza del maggio di 3 anni fa, ha stabilito un principio: il contratto di lavoro giornalistico, così come qualunque altro, non è applicabile per legge, ma per contrattazione tra le parti.


MICHELE TADDEI, consigliere nazionale e Gruppo uffici stampa ODG, agenzia impress –. È molto importante questa giornata perché, dopo tanto tempo, si torna a porre al centro del dibattito della professione la tematica degli uffici stampa. Intanto partiamo da una considerazione che è il punto iniziale di questa giornata: ad oggi non sappiamo chi siamo; né sappiamo quanti siamo, certamente non conosciamo come lavoriamo e non abbiamo idea di dove stiamo andando. Può sembrare dunque un’impresa disperata cominciare a mettere ordine in questa giungla ma è anche una sfida che Ordine e Fnsi insieme possono e devono raccogliere. Il settore degli uffici stampa, infatti, acquista sempre più importanza per la nostra categoria e la percezione (purtroppo non supportata da dati certi e precisi) è che sempre più colleghi e colleghe sono impegnati in questa attività, anche se a volte solo saltuariamente: i giovani che iniziano la professione, coloro che la fanno regolarmente, ma anche i tanti colleghi che, magari, usciti dai giornali (prepensionamenti o licenziamenti) si “buttano” nel fare uffici stampa. E così, in questa “selva oscura” accade di tutto. Soprattutto accade che i colleghi perdono la capacità di contrattazione e di dimostrare la professionalità laddove a prevalere sono logiche meramente politiche e di rapporti di potere. Dunque, a pare mio, non è più solo una questione di applicazione di contratto o no (sebbene rimanga una questione centrale per i tanti colleghi dipendenti di pubbliche amministrazioni) è proprio fondamentale che adesso venga garantita la centralità dell’Ordine e del Sindacato in questa vicende. I soli interlocutori che, attivamente, possono assicurare la correttezza ed il rispetto deontologico dei colleghi ma anche che le pubbliche amministrazioni (enti locali, aziende pubbliche ecc..) e i committenti garantiscano la professionalità e parità di regole di accesso. Penso ai tanti bandi pubblici che spesso sono scritti male, senza la conoscenza delle leggi del nostro settore, in primis la 150/2000, e spesso sono finalizzati a regolare solo situazioni esistenti od a far entrare il giornalista amico… Ecco, sono convinto che la nostra professione nel futuro sarà sempre anche una professione liberale, composta cioè da professionisti che la svolgono autonomamente per tutta la durata della loro carriera o anche per periodi più o meno lunghi. E sarà fondamentale che gli strumenti di tutela e garanzia che abbiamo sappiamo sempre di più rispondere a questi cambiamenti, diventando centrali . In questa direzione, che comunque è lunga e difficile, condivido la proposta di un Osservatorio degli uffici stampa che possa realmente monitorare il rispetto della deontologia e garantire un supporto attivo nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni e di tutti quei soggetti, pubblici e privati, che si dotano sempre di più di uffici stampa, anche per brevi periodi. Questo Osservatorio potrebbe anche supportare gli Ordini regionali in un settore che appare sempre più centrale per la nostra professione. Ringrazio.


ROBERTO CALAMBA, Presidente GUS Piemonte - Il titolo di questo convegno va particolarmente bene per il Piemonte. Manca una proposta complessiva di Ordine e sindacato su come intervenire per uscire di questo isolamento in cui gli uffici stampa si trovano, nella indifferenza di chi anche istituzionalmente dovrebbe farsene carico. Non c'è unità di intenti con i confederali nonostante l'ottimo lavoro della Federazione della stampa. Bisogna trovare il modo di costruire una linea unitaria. Nella mia regione trovo che bisogna muoversi in maniera più efficace.


GIOVANNI ROSSI, Associazione Giornalisti Marche, Cdr de Il Resto del Carlino – Nel futuro gli uffici stampa saranno il principale canale di assorbimento del nostro mercato del lavoro, ma solo se sapremo lavorare bene. Se un marziano ci avesse sentito oggi sarebbe ripartito con un certo grado di frustrazione: una frustrazione che dobbiamo cercare di combattere con azioni molto concrete per eliminare cominciando a sottrarre dei problemi che creano l'intasamento nella nostra professione. Anzitutto le nostre organizzazioni di categoria regionali non possono combattere questa battaglia da soli, ma hanno bisogno di un supporto decisivo a livello nazionale. Infatti sono vittima spesso di ricatti nel loro stesso ambiente, anche elettorali. Ad esempio se c'è una stabilizzazione al ribasso, però un collega si sistema anche in una categoria che non è la sua cosa facciamo, apriamo una vertenza, chiudiamo un occhio e lasciano andare? Noi nelle Marche abbiamo costruito, con i nostri avvocati, un bando “virtuoso”, per la selezione del personale giornalistico negli uffici stampa pubblici. Cioè il sindacato ha costruito un bando pilota che prevede una serie di specifiche per garantire un mercato di lavoro fluido che non è solo regionale, ma nazionale, perché il mercato del lavoro è unico. Abbiamo trovato una ratio che è questa: innanzitutto la massima apertura nel mercato del lavoro, ossia i requisiti al concorso non escludono alcuna categoria di giornalisti, al contrario di quanto succede in molti concorsi pubblici che prevedono la logica dello sbarramento, che fa pensare a posti costruiti su misura per chi deve essere assunto; secondo pilastro: la premialità all'effettiva capacità professionale: non possiamo pensare che una laurea in scienze della comunicazione che più o meno tutti possono avere faccia la differenza rispetto a titoli professionali costruito sul campo in anni di lavoro: quindi si prevedono due prove scritti e una prova orale, i titoli professionali danno un punteggio limitato e vince il merito; infine la massima trasparenza alla valutazione dei candidati.


MARIA LUISA PASQUALE, Comune di Bologna - Mai come in questi ultimi anni ho percepito la solitudine degli uffici stampa. Io sono stata allontanata dopo due mesi dalla nomina del nuovo sindaco dall'ufficio stampa dove ho lavorato per 16 anni e dove sono diventata giornalista professionista. Perché l'ho voluto io e prima della legge 150. Ma mentre io giocavo al rialzo il mio ente - e mi riferisco soprattutto agli ultimi 6 anni - giocava al ribasso. Con la giunta Cofferati l'ufficio stampa l'ufficio stampa era stato pressoché azzerato, con una progressiva confusione tra addetti e portavoce e ufficio stampa. Confusione continuata purtroppo anche in questi primi sei mesi della giunta Del Bono. Mi chiedo: possibile che ogni volta che cambia una giunta in un Comune l'ufficio stampa debba essere rivoltato come un calzino? Fino a dove si può spingere questo spoil system? Fino a dove consentiremo che possa spingersi?


ENRICO PAISSAN vice presidente Odg - La questione dell'informazione e di come è lavorata soprattutto nella pubblica amministrazione è una grande questione nazionale di democrazia che oggi va riflettuta con grande attenzione, senza dimenticare il fronte ancora in parte nascosto degli uffici stampa privati. Il cinquanta per cento dei giornalisti oggi è precario ; questo è il grande tema del giornalismo italiano su cui si deve lavorare. La vicenda della 150 disattesa da dieci anni deve essere in realtà di stimolo a riprendere la battaglia a difesa degli spazi professionali dei giornalisti rispetto a certa prepotenza del ceto politico. Dobbiamo sottolineare il rapporto di mediazione svolto dai giornalisti tra i fatti e i cittadini, per renderli chiari e accessibili. Qui risiede la deontologia professionale, che dobbiamo cercare di estendere anche a chi lavora nel privato. La risposta al punto più basso di percezione della professione giornalistica da parte dell'opinione pubblica dovrà essere un percorso comune tra Ordine e Federazione sindacale per un'azione sul territorio, anche attraverso esperienze pilota, di vertenze per l'applicazione della legge 150/2000 con tolleranza zero. Va inoltre accolta la proposta di avviare un osservatorio sullo stato degli uffici stampa ( numero addetti, applicazioni contrattuali.. ) per ottenere e mantenere una mappa aggiornata. Infine va elaborata in tempi assai brevi una carta deontologica degli uffici stampa, che possa integrare le regole professionali.


 
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