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Eredità familiare di valore. La nipote di Nelson Mandela a Firenze. «No all’odio, si alla conciliazione»

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«In virtù del fatto che mio nonno, nel 1985, ha avuto l’onore di ricevere la cittadinanza onoraria di Firenze anch’io, in quanto prima nipote, mi considero un pochino fiorentina». Con queste parole Ndileka Mandela, nipote di “Madiba” è intervenuta in Consiglio comunale a Firenze, su invito della Commissione cultura e sport. Ndileka è nel capoluogo toscano per l’inaugurazione del Mandela Memorial (la riproduzione in vetro della cella del carcere di Robben Island dove Nelson Mandela fu rinchiuso per 28 anni) che sarà svelato mercoledì 14 febbraio alle ore 15, all’ingresso del Mandela Forum. «Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Nelson Mandela e sono onorata che la città di Firenze abbia deciso di inaugurare questa riproduzione della cella dove mio nonno trascorse 28 anni della sua vita. Nonostante il regime dell’apartheid abbia cercato di schiacciarlo in una cella, lui ne è uscito vincitore. Mio nonno ha sempre avuto un atteggiamento conciliatore nei confronti di coloro che lo avevano torturato – ha raccontato ancora Ndileka Mandela – perché scelse di non odiare. Lui diceva che se avesse odiato sarebbe stato, in un certo senso, come essere ancora in carcere. Sono particolarmente lieta anche del fatto che questa cella potrà essere vista da tanti giovani».

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Il legame di Mandela con Firenze Dopo la visita al Consiglio comunale, il consigliere Pd Leonardo Bieber ha preso la parola per una comunicazione al consiglio comunale. «Come fiorentini siamo orgogliosi del legame speciale che la nostra città intrattiene da molti anni con Nelson Mandela, autentico gigante del XX secolo, campione di lotta per i diritti umani e per la pace – ha detto Bieber –. Firenze fu infatti la seconda città italiana a conferire la cittadinanza onoraria a Nelson Mandela (la prima era stata Roma nel 1983); il 28 ottobre 1985 l’allora sindaco di Firenze Massimo Bogiankino firmò una delibera che permise a Madiba, ancora in prigionia, di «entrare a far parte del popolo fiorentino»” come «segnale ed un incentivo per tutti i popoli ancora oppressi a proseguire nell’impegno e nella lotta contro ogni discriminazione. Il legame tra la città e Mandela proseguì e il 16 aprile 2012 l’allora sindaco Renzi consegnò il Fiorino d’oro della città di Firenze al premio Nobel per la pace e primo presidente del Sudafrica ad essere eletto dopo la fine dell’apartheid». Ma soprattutto, in seguito alla sua liberazione, venne trovato un accordo nel 2004 tra la Nelson Mandela Foundation e l’Associazione Palasport di Firenze che dava la possibilità di intitolare il palasport fiorentino al presidente sudafricano invece di accettare la denominazione di uno sponsor che avrebbe avuto risvolti economici importanti. Un fatto importante e bello: rendere un luogo di sport e spettacolo un luogo di cultura che rappresenta l’apertura della città di Firenze al mondo e agli ideali di libertà, democrazia e uguaglianza.