Home News «Non siamo in Bulgaria». La scissione non preoccupa Rossi, niente contraccolpi di...

«Non siamo in Bulgaria». La scissione non preoccupa Rossi, niente contraccolpi di governo in Italia e in Toscana

213
0
SHARE

enrico-rossi-microfoni«Assolutamente no, non è mai accaduto. Non siamo mica in Bulgaria». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, parlando con i giornalisti che gli chiedevano di eventuali contraccolpi per il governo della Toscana in caso di scissione nel Pd e di una sua uscita dal partito. «Poi, non c’è all’ordine del giorno nulla», ha aggiunto. «L’esecutivo secondo me deve durare, anche perché in Toscana dovrei chiudere alcune partite. Altrimenti, sarebbe il quinto Governo a cui vado a raccontare sempre le stesse cose. In Toscana ci sono questioni come Piombino, la Tirrenica, lo sblocco degli investimenti per il sottoattraversamento, l’aeroporto di Firenze, le terze corsie autostradali», ha aggiunto Enrico Rossi.

Fiora – Adf Sociale

Rossi: «Il Governo deve durare» Questo, ha aggiunto Rossi, «dimostra che la questione del funzionamento del governo, della stabilità, ma anche del funzionamento e dell’efficienza della pubblica amministrazione non è banale per gli investimenti». Se tutti questi investimenti in Toscana partissero concretamente , ha osservato, «potrebbero dare già di per sé un contributo non indifferente a questo cambiamento di cui si sente il bisogno», mentre «tutto è a volte molto impaludato e le procedure sono molto lente. A volte mi capita di pensare che occorrerebbe davvero un’agenzia per gli investimenti – ha concluso -, non per spendere di più, ma perché queste cose si facciano. I cittadini chiedono fiducia e speranza, che mi pare manchino in giro».

No al voto a giugno Rossi, che domani a Roma presenterà il suo manifesto politico insieme agli alleati Michele Emiliano e Roberto Speranza dice che «è bene che il governo lavori. Questa posizione la ripeto da tempo. È interesse del Paese che questo avvenga», ha concluso il suo commento alle parole del Ministro Dario Franceschini a Repubblica, in cui quest’ultimo sottolineava l’esigenza per l’Italia di non votare a giugno.