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Vetri rotti. Elena Sofia Ricci e Gianmarco Tognazzi in scena a Montepulciano

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La personalità artistica di Elena Sofia Ricci arriva al Teatro Poliziano di Montepulciano insieme a Gianmarco Tognazzi con lo spettacolo “Vetri rotti” di Arthur Miller, per la regia di Armando Pugliese. Giovedì 15 febbraio, ore 21.15, va in scena un nuovo appuntamento con la stagione teatrale dei record: anche in questa circostanza si registra il tutto esaurito.

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Lo spettacolo Elena Sofia Ricci interpreta una donna ebrea americana colta di sorpresa, nel novembre del 1938, dalla notizia della ‘Notte dei Cristalli’ che arriva da Berlino, dove l’esaltazione antisemita ha portato squadre di nazisti a distruggere le vetrine dei negozi di proprietà di ebrei. Ad andare in frantumi, contemporaneamente, è anche la salute della donna, il suo corpo, la sua mente che somatizza l’evento provocandole la paralisi delle gambe. I due uomini che le sono più vicini, il marito e il medico tentano due cure opposte: il primo minimizza le notizie sempre più preoccupanti che arrivano dalla Germania, il secondo le trasmette forza ed energia per reagire. Il testo di Arthur Miller affronta le percezioni dell’epoca, ambientando questa sua opera in una Brooklyn isolata e provinciale, compiaciuta della propria mediocrità. Si intrecciano qui la psicanalisi, i drammi storici, sociali e personali, con una sottile denuncia nei confronti della responsabilità individuale. Elena Sofia Ricci è la protagonista Sylvia Gellburg, ebrea, casalinga che viene improvvisamente colpita da un’inspiegabile paralisi agli arti inferiori. Il medico, Herry Hyman, suo coetaneo e conoscente, è convinto della natura psicosomatica del male e, al tempo stesso, è sentimentalmente attratto dalla donna, mentre il marito Phillip, non riesce ad accettare quanto sta accadendo. Ben presto emerge che Sylvia è ossessionata dalle notizie delle persecuzioni contro gli ebrei in Germania. Sono gli echi della Kristallnacht, ma forse l’angoscia della donna per quegli avvenimenti si somma ad altre fonti di frustrazione ed inquietudine. È come se quei sintomi vivessero e parlassero per conto di tutti di argomenti che sembrano essere più vita e quotidianità che non letteratura o teatro: la paura, della malattia, del dolore fisico, di quello psicologico, la paura del futuro