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FIRENZE – Una crescita fiacca, investimenti in picchiata, occupazione in lieve rialzo ma trainata da impieghi instabili, e un’esplosione della cassa integrazione straordinaria che minaccia 20mila posti.

È lo scenario allarmante dell’economia regionale delineato dal rapporto dell’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires) Toscana, illustrato a Firenze.

«Viviamo una metamorfosi con tratti di autentica recessione – avverte Maurizio Brotini, presidente di Ires Toscana –. Senza un ripensamento radicale del percorso di crescita, fondato sul ruolo pivot della produzione industriale, incombe il pericolo di una stasi prolungata».

Negli ultimi tre anni, l’espansione è stata pressoché nulla. Per il 2025, il Pil toscano è previsto in aumento dello 0,3%, sotto la media italiana dello 0,4%. Su scala decennale, il valore atteso per quest’anno supera di poco i livelli del 2007 e del 2019. Segnali, secondo l’analisi, di un progresso fragile e di un’avanzata deindustrializzazione.

Investimenti in caduta libera
«Il punto più dolente emerso dall’indagine è il tracollo degli investimenti – sottolinea Andrea Cagioni, autore dello studio Ires –. Negli ultimi cinque anni, la Toscana ha mostrato una tendenza agli investimenti fissi lordi sempre sotto o in linea con il dato nazionale. Per il 2025, l’incremento regionale previsto (+0,7%) è lontanissimo dalla media italiana (+2,4%), creando un vortice negativo di produttività bassa, pochi capitali e stipendi stagnanti».

Occupazione: il rebus della precarietà
Eppure, un’apparente buona notizia nasconde insidie. Dal 2019 al 2024, le nuove assunzioni sono salite del 3,5%, ma il rapporto chiarisce che il merito va ai contratti precari e peggio pagati: temporanei (+7,4%) e stagionali (+27,7%). I posti fissi, al contrario, sono calati del 5%. Nel primo semestre 2025, confrontato con il 2024, le entrate lavorative sono scese del 2,8%, con un tonfo dei contratti indeterminati (-7,3%) e un rimbalzo dei stagionali (+4,5%).

«La struttura del lavoro toscano sta cambiando radicalmente – osserva Brotini –. Si delinea una sorta di economia a singhiozzo, con più impieghi saltuari e un mercato del lavoro sempre più vulnerabile». E aggiunge: «Questo genera dilemmi sociali e personali che meritano dibattito politico urgente».

Salari erosi e dualismo settoriale
L’inflazione ha rosicchiato il potere d’acquisto: -5,2% nel privato, -7,2% nel pubblico. Nel privato domina una spaccatura. Da un lato, industria high-tech e servizi evoluti con paga alta e sicurezza; dall’altro, commercio, trasporti e edilizia – che ingoiano manodopera – con stipendi modesti, interruzioni e protezioni scarse. «Il terziario fragile diffusosi negli ultimi lustri – nota Brotini – ha accentrato ricchezze sul capitale, sminuito il valore del lavoro e gonfiato i posti poveri, pure in ambiti un tempo solidi».

Allarme Cig: manifattura sotto assedio
A pesare è la sofferenza industriale. Nei primi sette mesi del 2025, le ore di cassa integrazione totali sono schizzate del 29% sul 2024, trainate dalla straordinaria (+99,6%), indice di guai strutturali nelle imprese. «Senza sterzate decise – avverte Brotini – e stimando al minimo le Cig straordinarie che sfociano in esuberi, rischiamo 20mila licenziamenti».

Oltre il 90% delle ore nei primi nove mesi tocca l’industria: moda (pelle e tessile), automotive, metalli e prodotti metallici. Il 36% del totale si concentra a Firenze, seguita da Livorno (17,3%), Pisa (13,1%) e Arezzo (8,9%). Prato, malgrado il suo Dna manifatturiero, usa poco la Cig: colpa di lavoro in nero, part-time fittizi e dinamiche della manodopera cinese, con alta mobilità regionale.

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