Nonostante l’occupazione femminile sia sempre più in crescita, il gender gap in ambito lavorativo in Toscana fatica a chiudersi.
A constatarlo è l’Irpet (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana), che in una nota di lavoro sottolinea quanto la disuguaglianza si manifesti sia nella partecipazione al mercato del lavoro, sia nella qualità della stessa occupazione, tra instabilità e mancati avanzamenti di carriera.
Gender gap
Nonostante le donne siano maggiormente istruite rispetto agli uomini (il 38,9% delle donne tra i 30 e i 34 anni è laureato, contro il 25,8% degli uomini), il gender gap continua a dipendere da “una capacità ancora limitata del mercato del lavoro di sfruttare il capitale umano femminile”, secondo la nota dell’Irpet [LEGGI].
Nel 2024 Irpet ha rilevato una differenza nel tasso di occupazione, nella fascia di età 25-64, del 14,4% (78,1% per gli uomini e 63,7% per le donne). Sono dati superiori alla media italiana e alla media toscana degli scorsi anni (si è passati da un 59% di occupazione femminile nel 2022 a al 63,7% del 2024), ma nonostante si sia registrata una crescita dell’occupazione e una diminuzione del divario, soprattutto nelle fasce di età più giovani, il gap rimane consistente.
Anche se Irpet specifica che il divario non è dovuto solo a una questione binaria, ma anche di età e di classe sociale, il tasso di occupazione rimane particolarmente basso tra le madri di bambini in età prescolare. Questo conferma la questione centrale della conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari, che continuano a gravare maggiormente sulle donne.
Se infatti l’83% delle donne senza figli, di età compresa tra i 25 e i 49, ha un’occupazione, solo il 75% delle donne con figli, nella stessa fascia di età, lavora. E se solo il 6% degli uomini con figli ha un contratto di lavoro part time (contro un 94% full time), il 37% delle donne con figli ha un contratto part time (contro un 63% con contratto full time).
Mercato del lavoro toscano
Irpet, analizzando il mercato di lavoro toscano, ha poi evidenziato quanto i settori economici siano ancora contraddistinti dagli stereotipi del tradizionale modello familiare, e per constatarlo possono bastare due dati: il 10% degli uomini in Toscana è impiegato nell’ambito delle costruzioni, contro l’1% delle donne, mentre il 24% delle donne è impiegata nel settore dell’istruzione e della sanità, contro il 6% degli uomini.
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Mondo dell’impresa
Anche nell’ambito dell’imprenditoria si registra un analogo andamento: Irpet cita l’ultimo rapporto su “L’Imprenditoria Femminile in Italia” (Unioncamere, 2025), dove risulta che le imprese femminili sono più piccole e concentrate nei servizi alla persona, all’educazione e alla sanità, mentre quelle maschili sono maggiormente concentrate nei settori ad alta intensità tecnologica e innovativa. “Questa configurazione – sottolinea la nota di Irpet – incide sulla capacità delle imprese femminili di crescere, innovare e competere, e si riflette in una minore redditività media rispetto alle imprese guidate da uomini”.
Differenze di reddito
Tutto questo si riflette anche sul reddito percepito: il divario salariale, dovuto specialmente alla “diversa collocazione delle donne nella struttura produttiva e professionale”, per quanto abbia subito una diminuzione, è lontano dal chiudersi. Il differenziale sulla retribuzione media lorda giornaliera per i dipendenti delle aziende private (in settore non agricolo) è passato da 31 euro (2008) a 27 euro (2021).
L’Irpet conclude osservando come la disuguaglianza di genere in ambito lavorativo dipenda tanto dai compiti tradizionalmente affidati alla donna, vista come principale caregiver familiare, quanto dalla segmentazione del mercato del lavoro, dalla rigidità di certi modelli lavorativi e dall’insufficienza di servizi. Tutti dati che evidenziano una parità di genere tutt’altro che raggiunta.
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