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FIRENZE – Scarti industriali tossici camuffati da rifiuti urbani, discariche abusive disseminate ovunque, traffici illeciti di sostanze pericolose.

In Toscana i reati ambientali esplodono: nel 2025 le inchieste sono aumentate del 54% rispetto all’anno precedente, con 936 fascicoli aperti su inquinamento e rifiuti, per un totale di 1.825 procedimenti.

Le denunce, in crescita del 12,5%, continuano a essere il motore delle indagini, spesso avviate dai carabinieri forestali e dal Nucleo operativo ecologico (Noe). Firenze guida la classifica provinciale con 312 reati (+9%), seguita da Arezzo e Pistoia. Ma il balzo più drammatico si registra a Prato: i casi triplicano, arrivando a 108. Qui, gli scarti tessili industriali finiscono abbandonati in sacchi neri su terreni incolti o bordi stradali, un trucco per eludere i costi dello smaltimento legale.

L’aumento deriva in parte dai controlli intensificati – la Toscana è tra le prime regioni italiane per sorveglianza ambientale – ma rivela anche un territorio appetibile per la criminalità organizzata e imprese tentate dal risparmio illecito. La regione si posiziona subito dopo Campania, Calabria, Sicilia e Puglia per reati accertati.

Un segnale positivo arriva dai reati edilizi, calati dell’11,4%. Ma le procure non mollano la presa: indagano su rifiuti pericolosi sversati in cave, boschi e campagne, declassificazioni fittizie e miscele fraudolente per aggirare i controlli.

Emblematica l’indagine della Procura di Firenze, ancora aperta, sullo sversamento nel torrente Rovigo a Palazzuolo sul Senio. Una frana ha riportato a galla quintali di spazzatura sepolta dal 1971, inquinando le acque e richiedendo una bonifica interminabile. I carabinieri forestali, delegati dalle indagini, setacciano il Mugello alla ricerca di altre discariche abusive: due terreni sono già sotto la lente.

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