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PRATO – Perquisizioni notturne nella quarta sezione del carcere La Dogaia di Prato hanno portato allo smantellamento di una fiorente rete di spaccio di cocaina e hashish tra i detenuti.

Al vertice un 25enne romano, che ha riempito il vuoto lasciato da operazioni analoghe nelle altre sezioni nei mesi scorsi.

Il procuratore capo Luca Tescaroli ha aggiornato stamani la situazione, spiegando come il flusso di telefoni cellulari illegali sia essenziale per gestire il traffico di stupefacenti. “La droga entra con lanci da droni che sorvolano l’istituto, pacchi o stratagemmi durante i colloqui”, ha precisato Tescaroli. I pagamenti avvengono telematicamente tramite i telefonini, mentre i debitori morosi subiscono violenze per la riscossione coatta.

Il giovane leader utilizza un micro-telefono non autorizzato per ordinare 40-50 grammi di cocaina e 200-300 grammi di hashish per volta da trafficanti esterni. Oltre ai droni, si avvale di “galoppini”: finora scoperti quattro complici, due 40enni napoletani e due tunisini di 23 e 34 anni.

La procura pratese parla di “uno spettro consistente di consumatori tossicodipendenti” nel penitenziario, con vendite a prezzi elevati che garantiscono “lauti profitti”. Le indagini hanno beneficiato della collaborazione di due detenuti – un 20enne brasiliano e un 33enne marocchino, vittime di violenze ed estorsioni – ora sotto programma di protezione e trasferiti in carceri di Toscana e Umbria.

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