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SIENA – Se da oltre 30 anni Eugenio Giani è sempre sulla cresta dell’onda un motivo ci sarà.

Capace di non rimanere impaludato in situazioni scomode, fiutando i cavalli vincenti e il momento giusto per cambiare casacca. Così, con Siena e la Toscana in mezzo a due fuochi finanziari, da una parte l’Opas di Intesa San Paolo per Mps, dall’altra la doppia operazione di Rocca Salimbeni per Bpm e Banca Generali, il presidente regionale offre un’apertura alla strategia di Ca’ de Sass. O meglio, alle garanzie annunciate da Carlo Cimbri, che di Intesa è partner strategico nella manovra. “La sede centrale resterà a Siena, che resterà capofila. E’ conveniente per tutti”, aveva detto il manager. “Le parole di Cimbri sono un’apertura che può portare a un tavolo di discussione”, ha replicato Giani sul Sole 24 Ore. Un’uscita che potrebbe agitare il fronte con Comune e Provincia, che con Mps impegnata a mantenere la propria indipendenza, sono allineate con la strategia approntata da Luigi Lovaglio. Sia chiaro, l’obiettivo principale è mantenere l’integrità della banca, ma per le regole antitrust Intesa non può assorbire tutto il Monte da sola: quindi se l’operazione andrà a buon fine, in ogni caso una suddivisione ci sarà, con ricadute sui lavoratori, anche al netto dell’assenza di licenziamenti come promesso da Cimbri.

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L’operazione Mediobanca fuori dalla natura del Monte

Nelle dichiarazioni di Giani però, ribadite anche alla festa dell’Unità di Abbadia San Salvatore davanti al presidente del PD Stefano Bonaccini, più del commento alle frasi del presidente di Unipol, a lasciare il segno sono le critiche all’operazione Mediobanca. Di fatto, un affondo nei confronti di Lovaglio stesso, che è a tutti gli effetti l’ideatore e regista di quella mossa. “Il Monte appartiene al Dna di una regione che ha sempre vissuto la banca non per la componente finanziaria ma per l’impatto sul territorio”, ha osservato Giani, per poi aggiungere: “un ruolo che questo istituto ha sempre recitato alla perfezione salvo quando si è gettato troppo nella finanza”. Quindi, andando diritto al bersaglio ha osservato: “Mi riferisco anche all’operazione Mediobanca e a quel tesoretto che portava Cuccia a dettare le regole della finanza. È entrata in una dimensione che ha attirato l’attenzione e ha messo in discussione l’identità stessa della banca che invece per noi è importante”.

Fondazione Mps nel mirino

Per chiudere il cerchio il governatore non le ha mandate a dire neanche alla Fondazione Mps. “questa deve essere l’occasione, che si tratti del piano di Lovaglio o di quello di Intesa Sanpaolo-Unipol, per trovare un modo per capitalizzare l’ente con un passaggio di quote”, ha spiegato Giani: “Un ente come quello di Siena deve recuperare un profilo adeguato perché ha un ruolo centrale per il territorio e quel che elargisce è poi quel che resta”. Tutto cambia perché niente cambi. Soprattutto Giani.

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