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VAGLI DI SOTTO – La targa con la frase contro il comunismo attribuita a don Lorenzo Milani, è stata rimossa dalla base della statua inaugurata poche settimane fa a Vagli di Sotto (Lucca).

Attualmente si trova “parcheggiata” nel municipio, in attesa di essere ricollocata.

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La polemica sulla frase attribuita al priore

La scritta incisa sulla lapide recita: «Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi». Lo scrittore Alessandro Mazzarelli ha dato testimonianza della frase, che don Milani avrebbe detto in sua presenza il 31 luglio 1966 a Barbiana.

La Fondazione Don Milani e la nipote del priore, Flavia Milani Comparetti, hanno presentato un ricorso cautelare al Tribunale di Lucca chiedendo la rimozione della targa. Nel ricorso si sostiene che la frase «non può essere considerata come una sintesi, neppure approssimativa, neppure parziale, del suo pensiero e del suo insegnamento» e che, anche se fosse stata effettivamente pronunciata, «non potrebbe mai essere proposta come rappresentativa, né tantomeno emblematica, dell’eredità culturale e spirituale del priore di Barbiana».

La versione del sindaco: «Si è scollata per il maltempo»

A meno di un mese dall’inaugurazione, la targa si è staccata dal monumento. Interpellato sui social, il sindaco di Vagli di Sotto, Mario Puglia, ha respinto l’ipotesi di un ripensamento dell’amministrazione alla luce dell’azione legale annunciata. «Con tutti i problemi che attanagliano la vita quotidiana – ha scritto Puglia –, i maggiori quotidiani italiani parlano di una targa che con il caldo e la pioggia si è scollata dal monumento. È un film, povera Italia».

Il primo cittadino ha assicurato che la targa tornerà presto al suo posto. «Rimettila», gli ha scritto una donna sui social. «Questo è certo», ha risposto il sindaco.

Il ricorso e le posizioni di don Milani

Il ricorso, presentato anche dall’avvocato Piero Ichino, la cui famiglia fu molto amica di don Milani, riporta in dettaglio parole e posizioni del sacerdote che contraddicono quanto inciso sulla targa. Tra queste, una frase ricordata dal fotografo Oliviero Toscani: «Forse noi preti non dovremmo andare d’accordo con i comunisti ma i comunisti sono gli unici che mi capiscono».

I ricorrenti sottolineano la statua, benedetta nel quadro di un’iniziativa organizzata dalla Fiamma Tricolore di Vagli, denunciando un «rovesciamento della verità storica» e ricordando che negli anni Sessanta i nemici più agguerriti di don Milani furono proprio i fascisti.

Ora la parola passa al giudice, che dovrà decidere in tempi brevi se accogliere la richiesta di misure cautelari. La posta in gioco, scrivono i ricorrenti, riguarda «l’eredità spirituale e culturale del priore di Barbiana» e la tendenza di alcune forze politiche ad appropriarsi di personaggi di altre sponde culturali.

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