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CORTONA – Il Comune di Cortona (Arezzo) ha varato una direttiva che impone di mantenere il volto riconoscibile per accedere e permanere negli immobili destinati a uffici pubblici comunali e per partecipare a eventi pubblici di piazza.

L’atto, approvato dalla Giunta con delibera n. 592 del 31 agosto 2026 su richiesta del sindaco Luciano Meoni, è presentato come neutro e generale, ma sui social è stato immediatamente letto come un provvedimento “anti-burqa”, raccogliendo per lo più consensi e alcune letture in chiave di inseguimento alle posizioni del generale Roberto Vannacci.

Cosa prevede la direttiva

La norma stabilisce che chiunque acceda o permanga negli edifici comunali di Cortona — dalla sede storica di piazza della Repubblica alle sedi distaccate nelle frazioni, a cominciare da Camucia — deve mantenere il volto riconoscibile. Sono esplicitamente vietati caschi protettivi, passamontagna, maschere, indumenti, copricapi o qualsiasi altro mezzo che impedisca o renda oggettivamente difficoltosa l’identificazione della persona.

Sono previste deroghe per ragioni sanitarie o di servizio (ad esempio dispositivi di protezione richiesti dall’attività svolta), ma anche in questi casi l’interessato deve consentire temporaneamente la verifica dei connotati da parte dei soggetti autorizzati, nel rispetto di dignità e riservatezza. All’ingresso degli uffici sarà esposta segnaletica di avviso.

La cornice normativa: dalla “legge Reale” alla giurisprudenza

Il sindaco Meoni ha spiegato che la misura si richiama al principio di riconoscibilità già previsto dall’articolo 5 della legge n. 152 del 1975 (la cosiddetta “legge Reale”), che vieta in luogo pubblico o aperto al pubblico l’uso di caschi o altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona, salvo giustificato motivo.

Secondo quanto riferito dallo stesso Meoni, esisterebbe una giurisprudenza che limita la possibilità per i Comuni di emanare ordinanze che semplicemente “ribadiscano” tale divieto sul territorio; da qui la scelta di intervenire su una materia non coperta dal legislatore nazionale, ovvero l’accesso alle sedi comunali e la partecipazione a manifestazioni pubbliche organizzate dal Comune.

In Italia, la questione del velo integrale è stata oggetto di interpretazioni giurisprudenziali: il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3076 del 2008, ha chiarito che motivi religiosi o culturali possono rientrare nel “giustificato motivo” della legge del 1975, a condizione che sia comunque garantita la possibilità di verificare l’identità della persona.

Il dibattito pubblico: “anti-burqa”, consensi e letture politiche
Nonostante la formulazione neutra, l’attenzione si è concentrata sulla fattispecie delle donne di religione musulmana che usano velo integrale o abbigliamenti similari. Lo stesso Meoni ha ammesso che a Cortona tali casi sono attualmente pochi, ma ha motivato la misura con l’esigenza di “prevenire”, citando anche lamentele di residenti a Camucia, dove è concentrata la comunità islamica locale.

Le lodi dei vannacciani

Sui social, il post con cui il sindaco ha annunciato la direttiva — corredato da tre cartelli di divieto raffiguranti una persona con casco, una con passamontagna e una donna velata — ha raccolto oltre un centinaio di commenti, per oltre il 90% favorevoli. Tra i sostenitori sono stati citati il referente locale dei “vannacciani”, Filippo Billi, e il leader aretino di Futuro Nazionale, Cristiano Romani, vicino al generale Roberto Vannacci.

Alcuni hanno letto nel provvedimento un “inseguimento” alle posizioni di Vannacci, in un momento in cui il generale registra consensi nei sondaggi. Meoni ha respinto questa lettura, ribadendo che la Giunta agisce “nell’interesse generale della comunità” e ricordando di essere un sindaco civico: eletto a capo di una lista indipendente dopo che il centrodestra aveva deciso di non confermarlo al termine del primo mandato, ha sconfitto sia il candidato ufficiale della coalizione moderata sia l’ex sindaco di centrosinistra Andrea Vignini.

Nonostante ciò, Romani ha definito Meoni “un vero sindaco di destra, proveniente da un’autentica storia di destra”, alimentando la narrazione politica attorno al provvedimento.

Il contesto europeo: divieti di volto coperto in spazi pubblici

La scelta di Cortona si inserisce in un più ampio dibattito europeo sui divieti di volto coperto in spazi pubblici. Recentemente, il Portogallo ha introdotto una legge che vieta negli spazi pubblici gli indumenti destinati a nascondere o impedire la visibilità del volto, con sanzioni fino a 3.000 euro ed eccezioni per motivi di salute, professionali, artistici, di sicurezza o climatici.

Anche in altri Paesi europei esistono restrizioni simili, con approcci diversi tra divieti nazionali e limitazioni in specifici luoghi pubblici; le norme generalmente non citano espressamente burqa o niqab, ma vietano qualsiasi abbigliamento che renda il volto non riconoscibile.

La posizione del sindaco: “Nessuna discriminazione religiosa”

Meoni ha più volte ribadito che non vi è “alcun intento di discriminazione religiosa”, ma solo l’applicazione di una normativa di “civile convivenza”: chi entra nelle sedi pubbliche o partecipa a eventi all’aperto (concerti, comizi) deve essere riconoscibile, come prescrive anche la legge.

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