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«Sul clima bisogna avere una giusta paura, come davanti a una malattia: il cancro, per esempio, ci spinge a fare i controlli. Sul clima dovremmo comportarci allo stesso modo».

A parlare è il professor Luca Mercalli, presidente della Società Climatologica Italiana, che ha analizzato lo stato attuale dei cambiamenti climatici.

Professore, partiamo da questa estate. Qual è il suo giudizio?

«È la più calda degli ultimi 250 anni. Ha battuto tutti i record, essendo anche peggio di quella del 2003 e del 2022. Questo dovrebbe farci riflettere».

È plausibile che le prossime non saranno da meno?

«Certamente. Tutte le estati degli ultimi anni sono state molto più calde della media, ed è dunque ragionevole pensare che in futuro supereremo i record».

Lo stesso vale per le bombe d’acqua?

«Il riscaldamento globale è fatto così: il caldo e la siccità aumentano i fenomeni estremi».

Non c’è scampo, insomma.

«Sul clima bisogna avere una giusta paura, come davanti a una malattia: il cancro, per esempio, ci spinge a fare i controlli. Per i cambiamenti climatici bisognerebbe iniziare a seguire l’Accordo di Parigi per mettere in campo misure per mitigare il fenomeno. Ed è altamente improbabile purtroppo».

La colpa è di Trump?

«Sicuramente la sua politica climatica è scellerata, ma anche l’Europa potrebbe fare molto di più: per le armi si investono miliardi, mentre per il clima la coperta è sempre corta…».

Cosa fare quindi?

«Il punto è l’adattamento per ridurre l’impatto dei danni. Servono rifugi climatici e piantare alberi in città. Misure che, è bene dirlo, comunque non risolvono il problema».

Quali sono le politiche locali che più favoriscono il cambiamento climatico?

«Il consumo di suolo. La riduzione di questa pratica dovrebbe essere un obiettivo prioritario».

Come mai?

«Quando consumiamo il suolo compiamo qualcosa di irreversibile. Il terreno serve al clima, contro il dissesto idrogeologico e per togliere le isole di calore urbano. L’arresto della cementificazione fa prendere tanti piccioni con una fava».

E a livello nazionale?

«Serve un investimento serio sulle energie rinnovabili».

Cosa pensa del nucleare?

«Personalmente mi sembrerebbe assurdo iniziare adesso il lungo cammino verso l’energia nucleare. Se si deve iniziare, iniziamo il percorso sulle rinnovabili. Anche perché…».

Dica.

«L’uranio per le centrali nucleari dovremmo acquistarlo da altri, sole e vento sono gratis».

Il master come si pone?

«È un’eccezionale occasione formativa: prima fornisce i dati scientifici per capire il problema, poi porta la sostenibilità nella pratica, con un focus sull’ambiente italiano».

Lo considera un problema?

«Sì, perché è spinto da questioni economiche e dalla volontà delle persone di evitare le responsabilità. Davanti ai dati non possiamo più voltarci dall’altra parte».

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