PRATO – Tredici cellulari sequestrati nelle celle solo nell’ultimo mese, hashish introdotto durante i colloqui, un detenuto morto dopo una colluttazione, indagini per estorsioni e processi per violenze sessuali.
La Procura di Prato descrive una «situazione di grave illegalità» all’interno del carcere de La Dogaia, dove negli ultimi due anni le indagini e i controlli si sono intensificati per cercare di riportare ordine.
Telefoni e droga
Le perquisizioni non si fermano. A settembre e ottobre sono stati rinvenuti e sequestrati 13 telefoni cellulari, con o senza scheda, soprattutto nei reparti di Alta Sicurezza ma anche nelle sezioni di Media Sicurezza. Alcuni erano nascosti nei muri dei bagni, in un’intercapedine scavata nel pavimento, nei vani scala e persino all’interno di un’asciugatrice dell’area comune.
I dispositivi arrivano dall’esterno con lanci oltre il muro di cinta o mediante l’uso di droni. Le indagini hanno documentato anche casi eclatanti di detenuti collegati dalle celle a dirette TikTok.
Anche la droga continua a entrare nell’istituto. Il 15 settembre un familiare di un detenuto è stato fermato prima di un colloquio con 7,4 grammi di hashish nascosti sotto la lingua. Nelle perquisizioni sono stati trovati pacchetti di stupefacente nelle celle e sequestrata una carta di credito utilizzata per le compravendite interne.
La morte del 5 agosto
Nel quadro si inserisce la morte di Raymond Ikanagbon, detenuto nigeriano di 32 anni, avvenuta il 5 agosto nella cella 171 della settima sezione dopo una colluttazione. L’uomo, in stato di agitazione, era stato trasferito in un’altra camera per l’intervento dei sanitari, che hanno constatato il decesso poco dopo le 23.
L’autopsia ha accertato uno «shock emorragico da rottura traumatica del fegato» legato a violenza. Sul corpo sono stati rilevati segni di colpi a braccia, gambe e addome. La Procura procede per omicidio preterintenzionale contro i tre compagni di cella, due albanesi e un italiano.
Estorsioni e condanne
Sono state chiuse le indagini su 21 persone per fatti risalenti al 2025, ricostruiti anche grazie alla collaborazione di alcuni detenuti. Secondo l’accusa, due carcerati sarebbero stati costretti con violenze e minacce, che avrebbero causato lesioni, a introdurre droga recuperata durante i permessi.
L’inchiesta documenta inoltre due aggressioni ad altri reclusi e numerosi episodi di introduzione di stupefacenti tramite pacchi postali, colloqui con i familiari e ovuli ingeriti, destinati alla vendita in più sezioni del carcere. In un altro filone investigativo sono già arrivate cinque condanne contro detenuti trovati in possesso di telefoni cellulari.
Le violenze sessuali
Due processi sono ora al vaglio dei giudici. Il primo riguarda un detenuto brasiliano di 32 anni che, secondo l’accusa, avrebbe abusato più volte tra settembre 2023 di un compagno di cella pachistano di 33 anni, minacciandolo con un rasoio e afferrandolo per il collo.
Il secondo caso risale al gennaio 2020, nella cella 111 della quinta sezione. Due detenuti, di 36 e 47 anni, avrebbero torturato e sottoposto a violenza sessuale di gruppo un recluso omosessuale e tossicodipendente, alla prima esperienza carceraria. La vittima avrebbe riportato la frattura di una costola, lacerazioni e disturbi psicologici protrattisi per quattro mesi.
Sovraffollamento e richieste al Dap
Ad aggravare il clima contribuisce il sovraffollamento: nella struttura sono presenti 646 detenuti e molte celle ospitano fino a quattro persone. La Procura segnala inoltre «numerosi episodi di assenteismo del personale».
Il capo procuratore Luca Tescaroli auspica l’adozione delle contromisure già segnalate al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: tecnologie antidrone, reti protettive sul perimetro, maggiore personale per la vigilanza armata e il controllo degli spostamenti, schermatura di internet e della rete telefonica, oltre a controlli radiologici sui detenuti rientranti dai permessi per individuare eventuali ovuli di droga.







