
FIRENZE – Dopo circa un secolo lontano dagli occhi del pubblico, Il banchetto di Psiche, prezioso arazzo in lana e seta del XVII secolo conservato nei depositi del Museo Nazionale del Bargello, si prepara a una nuova fase della sua storia.
Lunedì 19 ottobre l’opera è stata trasferita dal museo al laboratorio del Settore Arazzi e Tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio, dove sarà sottoposta a un articolato intervento di studio e restauro. Durante lo spostamento i tecnici della ditta Apice, sotto la supervisione delle funzionarie e restauratrici del Museo Nazionale del Bargello e dell’Opificio delle Pietre Dure, hanno movimentato l’arazzo arrotolato in una speciale imbragatura trasferita poi a piedi fino al laboratorio di Palazzo Vecchio.
Il progetto, promosso dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, istituto del Ministero della Cultura (MiC), in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, è reso possibile grazie a un’erogazione liberale di 100.000 euro della Fondazione Il Bargello ETS Ente Filantropico, effettuata nell’ambito dell’Art Bonus, lo strumento che sostiene il mecenatismo a favore del patrimonio culturale pubblico.
AMORE E PSICHE
Attribuito alla Manifattura della Grande Galerie du Louvre, attiva a Parigi nella prima metà del Seicento, l’arazzo, di grandi dimensioni (4,20 × 3,25 metri, oltre 12 metri quadrati), raffigura un episodio della favola di Amore e Psiche, secondo modelli iconografici riconducibili al repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1497-1592). Al centro della composizione – attribuita a due importanti arazzieri, Girard Laurent e Maurice Dubourg, al servizio della manifattura reale durante le monarchie di Enrico IV e Luigi XIII – Psiche è seduta davanti a una tavola imbandita, circondata da ancelle e giovani suonatori, in un ambiente scandito da colonnati aperti sul paesaggio. Una ricca bordura, decorata con putti, fregi e ghirlande floreali, incornicia la scena.
L’opera entrò a far parte delle collezioni del Museo Nazionale del Bargello nel 1888, grazie al legato testamentario del collezionista e mercante francese Louis Carrand (1827-1888), stabilitosi a Firenze negli ultimi anni della sua vita. Dei tre grandi arazzi di provenienza Carrand conservati nel museo, Il banchetto di Psiche è l’unico a non essere stato ancora restaurato. Da circa un secolo non è più visibile al pubblico e rappresenta una delle testimonianze meno conosciute del patrimonio tessile del Bargello, offrendo oggi un’importante occasione di approfondimento storico-artistico e scientifico.
IL RESTAURO
L’intervento si rende necessario a causa delle condizioni conservative del manufatto, compromesse dalla presenza di depositi superficiali, scuciture, tagli, lacune e perdite di trama, particolarmente evidenti nelle parti in seta. Anche alcuni restauri eseguiti in passato hanno contribuito ad alterarne la stabilità strutturale. Il progetto prevede una prima fase di documentazione e indagini diagnostiche, finalizzate alla conoscenza dei materiali e delle tecniche esecutive. Seguiranno poi le operazioni di pulitura, consolidamento delle fibre e delle porzioni di tessitura danneggiate e foderatura, finalizzata a garantire condizioni ottimali per l’esposizione.
Il restauro avrà una durata prevista di circa 30 mesi e coinvolgerà almeno quattro restauratori specializzati. Le attività saranno condotte attraverso una stretta collaborazione tra i professionisti dei due istituti, secondo quanto previsto dalla convenzione sottoscritta per lo studio, il restauro e la valorizzazione dell’opera. Per la Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello il responsabile unico del procedimento è il Direttore generale di GAMB Andreina Contessa, il coordinamento scientifico è affidato a Ilaria Ciseri e Benedetta Cantini, mentre per l’Opificio delle Pietre Dure i responsabili dell’attività sono Riccardo Gennaioli e Marta Cimò.







