Carlo Cimbri e Antonio Tajani questa mattina durante il convegno ''Welfare Italia Forum''
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Questa mattina il presidente di Unipol Italia, Carlo Cimbri è intervenuto sulla vicenda Mps. A Roma, a margine del convegno “Welfare Italia Forum”, insieme al ministro degli esteri, Antonio Tajani, si è lasciato andare a una battuta con i giornalisti.

A una domanda se ormai fosse avviata al successo l’Opas di Intesa Sanpaolo, insieme a Unipol, ha detto: “Rigore è quando arbitro fischia”, citrando la celebre frase dell’allenatore serbo Vujadin Boškov.

Al di là della battuta, citata forse più per una questione più di scaramanzia che altro, il presidente di Unipol sembra dunque lasciar intendere che ancora non tutto è definitivo nel risiko bancario. Come invece lasciano intendere pressoché tutti i giornali. L’ultimo è stato ieri Massimo Giannini dalle colonne di Repubblica, citando un fantomatico “Banchiere anziano” che con riferimento all’ad di banca Mps dice che a Lovaglio sarà concesso l’onore delle armi. Quasi che si fosse in guerra e che la battaglia anche se ben combattuta è ormai persa.

C’è però qualcosa che non torna in questo racconto. Venerdì scorso, a quanto si sa, al presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, sarebbe stato richiesto con forza di uscire, a sorpresa, con una posizione favorevole all’Opas di Intesa.

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L’effetto valanga

Evidente era il tentativo di legare il destino della Fondazione a quello delle altre fondazioni del gruppo. Come a dire, che potrebbe esserci un “patto di sindacato” ma solo se anche la Fondazione Mps, dopo gli advisor, contribuisce alla valanga.

Che bisogno ci sarebbe stato se l’effetto valanga era già innescato? Viene il sospetto che il sistema dei media voglia far credere che ormai la partita è persa. Non c’è più da lottare. C’è solo l’onore delle armi. Anche se ancora la pelle dell’orso non c’è.

Peraltro, dopo la posizione surreale di Coppini, Comune e Provincia di Siena hanno rinsaldato una posizione comune al di là dei diversi schieramenti e sono usciti a difesa della banca. La città in primo luogo ma anche tutte le forze politiche, quelle di sinistra, si sono ritrovate unite nella difesa delle prerogative di Siena e della banca.

Insomma, la città, a modo suo, forse un po’ troppo felpato, ha reagito. E quell’effetto valanga, sperato si è ritorto contro chi lo aveva provocato.

Certo, la situazione non è facile. I grandi soci si sono espressi (possono cambiare idea, però). Lovaglio, l’uomo con i baffi definito sprezzantemente “giocatore di poker”, continua a stare chiuso nel suo ufficio.

Siena spera nel miracolo. L’arbitro ancora non ha fischiato.

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