FIRENZE – Sulla vicenda della morte di David Rossi esplode il cortocircuito istituzionale e costituzionale.
Dopo le rivelazioni del 19 ottobre, in cui il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta ha indicato l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari come presunto mandante di un’azione intimidatoria e Gabriele Ceccherelli come presunto organizzatore, l’Unione Camere Penali Italiane lancia un duro attacco sulle modalità di conduzione dei lavori.
I penalisti invocano il rispetto dello Stato di diritto, ravvisando una grave lesione della presunzione di innocenza e chiedendo l’immediato intervento dei vertici del Parlamento.
L’appello alle Camere e l’allarme “circo mediatico”
In una lunga nota, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali chiede ufficialmente “ai presidenti delle Camere di intervenire affinché la Commissione riconduca la propria attività entro i limiti dei poteri che la Costituzione le attribuisce”.
I penalisti sollecitano piena luce sulla fuga di notizie, sulla diffusione di atti in possibile violazione del segreto e sulle modalità degli accertamenti, chiedendo un’ampia riflessione sulle garanzie dovute a chiunque venga chiamato in causa nell’ambito di un’inchiesta parlamentare.
“Lo Stato di diritto non può essere sospeso per una conferenza stampa” attaccano i penalisti, denunciando uno “straripamento dei poteri di inchiesta. Siamo di fronte a una vicenda che rischia di inaugurare un modello inedito di circo mediatico e a pagarne il prezzo sono le persone esposte alla gogna mediatica, ma anche la ricerca della verità sulla morte di Rossi, che esige rigore e riservatezza e non spettacolarizzazione, come ha ricordato la stessa famiglia”.
Il richiamo alle regole e alla Giurisprudenza Costituzionale
Le Camere Penali ricordano come lo scorso 10 giugno il Csm abbia aggiornato le linee guida sulla comunicazione degli uffici giudiziari, imponendo il rispetto della reputazione e un’informazione “obiettiva, misurata e verificabile”. Risulta dunque singolare — sottolinea la Giunta — che un organo del Parlamento non sembri attenersi ai medesimi principi, specie considerando che l’insindacabilità e le prerogative parlamentari rendono quasi impossibile per gli additati ottenere una tutela effettiva.
La nota richiama infine la giurisprudenza della Corte Costituzionale: le Commissioni d’inchiesta non sono tribunali e non hanno il compito di giudicare, ma solo di raccogliere notizie per le funzioni del Parlamento. Il loro esito naturale può essere unicamente la trasmissione degli atti alla magistratura, non la loro trasformazione in materiale da conferenza stampa.
Critiche vengono mosse anche sulle modalità di gestione dei testimoni: la precedente Commissione d’inchiesta aveva infatti escluso l’audizione del dichiarante oggi diventato il principale accusatore, un soggetto più volte condannato per calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero.







