La sede centrale di banca Mps
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SIENA – A pochi giorni dall’assemblea degli azionisti di Banca Mps S.p.A., in programma il prossimo 29 ottobre 2026, si delinea un quadro sempre più articolato attorno al futuro di Rocca Salimbeni.

Da un lato la Fondazione Mps, sconfessando il proprio presidente, scende in campo per tutelare l’autonomia e l’identità dell’istituto; dall’altro, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato traccia i confini e le condizioni regolatorie entro cui l’eventuale risiko bancario dovrà muoversi.

La linea di Palazzo Sansedoni: prima il piano industriale, poi le alternative

In occasione della sua riunione, la Deputazione Generale della Fondazione Mps ha approvato all’unanimità il proprio indirizzo strategico per la Deputazione Amministratrice. La parola d’ordine che arriva da Palazzo Sansedoni è chiarezza: la priorità assoluta va data al completamento del progetto industriale di sviluppo promosso dall’attuale governance della banca.

Dopo un importante percorso di ristrutturazione e valorizzazione, la Fondazione ritiene che il compimento del piano interno rappresenti l’unica via per garantire l’indipendenza strategica di Mps, tutelare i livelli occupazionali e salvaguardare il legame profondo con la comunità locale, legato a doppio filo alla presenza della Direzione Generale a Siena.

Tuttavia, Palazzo Sansedoni sceglie di non barricarsi a prescindere: se l’esito del voto degli azionisti dovesse sbarrare la strada al progetto di sviluppo interno, la Fondazione non opporrà veti alla presa in considerazione di operazioni straordinarie proposte da soggetti esterni. Una porta socchiusa ma condizionata, dal momento che la Fondazione definisce ad oggi «prematura» ogni valutazione su offerte terze, mancando al momento un iter formale ben strutturato.

Il nodo Antitrust: le parole del presidente Saverio Valentino

Mentre la Fondazione pesa le proprie mosse in vista del voto assembleare, sul fronte regolatorio arrivano indicazioni decisive. Il presidente dell’Antitrust, Saverio Valentino, ha fatto il punto sulle implicazioni dell’eventuale operazione Intesa-Mps, ponendo l’accento in particolare sulla partecipazione indiretta che il gruppo guidato da Carlo Messina acquisirebbe in Generali.

Secondo Valentino, sarà “essenziale” evitare che la nuova entità che nascerebbe dalla fusione acquisisca un qualsiasi potere d’influenza sulle scelte della compagnia triestina. Per questa ragione, Intesa Sanpaolo potrebbe dover adottare misure correttive di natura comportamentale atte a garantire che la quota rimanga a tutti gli effetti un “mero investimento finanziario”. Un’impostazione che trova sponda nelle parole dello stesso CEO di Intesa, Carlo Messina, che nei giorni scorsi ha rassicurato il mercato confermando “assoluta indipendenza per Generali” e piena fiducia nel lavoro dell’Autorità.

Misure strutturali e il capitolo filiali

Se la partita Generali verrà gestita con vincoli di governance, le sovrapposizioni territoriali tra Intesa e Mps richiederanno invece interventi più radicali. Valentino ha ricordato che nelle aree commerciali dove l’incrocio tra le due banche risulta significativo, la cessione di filiali si configura come “la soluzione necessaria”.

Sotto questo profilo, l’operazione tracciata da Intesa vede già in cantiere un accordo con Unipol per la cessione del marchio Mps e di 635 sportelli. Di questi, 445 filiali sono già state individuate in via definitiva e l’Antitrust le ha escluse dal perimetro di valutazione di impatto concorrenziale. Resta invece ancora da definire nel dettaglio il destino delle ulteriori 190 filiali, la cui mappa resta per ora provvisoria e potrà subire aggiustamenti proprio per eliminare ogni residua sovrapposizione a livello locale.

Tra la volontà della comunità senese di difendere il patrimonio storico di Mps e i paletti rigorosi posti dall’Autorità di Garanzia, la partita del 29 ottobre si preannuncia come uno dei passaggi più delicati nella recente storia del credito italiano.

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