Uno dei poliziotti aggrediti dai manifestanti
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ARCIDOSSO – Arresti domiciliari per Angelo Simionato, 22enne originario di Montelaterone (Grosseto).

L’uomo sospettato di aver partecipato all’aggressione del poliziotto Alessandro Calista durante gli scontri di sabato a Torino, alla manifestazione nazionale per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. La misura è stata disposta dal gip del Tribunale torinese, Irene Giani, all’esito dell’udienza di convalida di lunedì. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, invece, per i due giovani torinesi arrestati con lui.

La versione del giovane: «Non ho spinto nessuno»
Durante l’udienza, Simionato ha reso dichiarazioni spontanee: «Procedevo nella folla, stavo scappando e più volte ho visto un celerino dietro di me; mi sono girato, ho visto il poliziotto a terra; ho visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno».

Il gip: «Azioni violente e pericolosità concreta»
Nel provvedimento, il gip evidenzia «concrete e specifiche esigenze cautelari» per le «modalità e circostanze dei fatti, della carica offensiva complessivamente registrata dall’azione corale, della pericolosità» del giovane, «immortalato in diversi frangenti nell’atto di compiere allarmanti azioni violente nei confronti delle forze di polizia».

Sebbene incensurato, Simionato è già segnalato per imbrattamento, spaccio, favoreggiamento e porto di coltello. «Agiva in gruppo e in sinergia con altri facinorosi, essendosi spostato dalla Toscana per la manifestazione degenerata», scrive il giudice, pur notando che non è legato a gruppi organizzati, non era travisato né munito di protezioni, mostrando «ingenuità operativa» con abiti sgargianti.

Le accuse e il fascicolo contro ignoti
Tutti e tre – Simionato e i due torinesi – sono accusati di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale, con rischi di reiterazione e inquinamento probatorio. Parallelamente, è aperto un fascicolo contro ignoti per devastazione.

La reazione di Salvini: «Vergogna, già a piede libero»
«Già a piede libero. Vergogna. Votare “sì” al referendum sulla giustizia è un dovere morale», ha twittato il leader leghista Matteo Salvini.

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