FIRENZE – Sale la protesta degli autisti dei bus e tir della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (Cna). Nel giro di pochi giorni infatti, ovvero da quando è iniziata la guerra in Iran, si sta verificando un’ondata di rincari dei carburanti che ha già causato un aggravio di costi di qualche migliaio di euro per i mezzi pesanti.
Il Brent ha superato gli 80 dollari al barile (con picchi superiori al +9-14% in pochi giorni), mentre le quotazioni del gasolio hanno raggiunto massimi non visti da ottobre 2023 o dal 2024.
Dai dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Osservaprezzi/Staffetta Quotidiana/Codacons): Benzina self-service: da circa 1,672 €/l (27 febbraio) a 1,693 €/l (al 4 marzo), con ulteriori rialzi a 1,724 €/l e un aumento di circa +0,02 / +0,05 €/l in pochi giorni (fino a +3-7 centesimi in alcune fasi).
Gasolio (diesel) self-service: da circa 1,723 €/l (27 febbraio) a 1,753 €/l (al 4 marzo), con valori a 1,728-1,872 €/l in rilevazioni intermedie e aumento più marcato di circa +0,03 / +0,15 €/l (fino a +10-25 millesimi giornalieri, con diesel ai massimi da un anno).
L’escalation di tensioni in tutta l’area mediorientale non promette niente di buono anche per quanto riguarda il nostro Paese e, a cascata, le realtà territoriali. Per questo motivo CNA Fita Pisa chiede con urgenza un credito d’imposta straordinario per la categoria.
Le reazioni e le richieste delle categorie
“È evidente che ci si stia trovando di fronte ad una speculazione alla luce dello scenario internazionale che si è venuto a creare in questi giorni – interviene Roberto Calvani, Presidente di Fita Trasporto Merci CNA Pisa– i depositi di carburante, dai quali si preleva oggi, sono stati riempiti qualche settimana fa: ecco perché, ancora prima che il conflitto diventasse realtà, l’aumento del prezzo del gasolio era già stato adottato e quindi la scusa dei rincari in queste ore non regge.
Sto ricevendo diverse segnalazioni da tutti i territori di operatori esasperati e arrabbiati: chiediamo al Governo un intervento per evitare questo tipo di manovre da parte dei grandi gruppi che gestiscono questo business. Ritengo che sia opportuno, infine, pensare ad un organismo di controllo, oppure fornire la delega a qualche Ministero, per effettuare un monitoraggio adeguato sull’aumento dei prezzi affinché queste operazioni possano essere verificate. E poi, a cascata, non dimentichiamoci che dopo i trasportatori i rincari arriveranno addosso alle famiglie, contribuendo a far crescere l’inflazione”.
“Con il nuovo conflitto siamo costretti ancora una volta a fare i conti con l’aumento del costo del gasolio che colpisce fortemente anche il trasporto NCC Bus – aggiunge il presidente NCC Bus di CNA Fita Pisa Riccardo Bolelli -; questo accade per noi in un periodo delicatissimo, quando cioè i contratti per la stagione turistica sono già in essere e sono già peraltro stati stipulati i vari accordi di trasporto con i nostri acquirenti. L’aumento del gasolio ci mette in seria difficoltà dal momento che abbiamo anche ulteriori costi da affrontare.
Le richieste al Governo
“Ecco che chiediamo allo Stato un congelamento delle accise e di sostenerci proattivamente con provvedimenti che tutelino il nostro lavoro perché, lo ricordiamo, siamo in gran parte imprese che svolgono servizi essenziali a partire dal trasporto scolastico e trasporto pubblico locale. Da ultimo – conclude -, non certo per ordine di importanza, chiediamo di avviare verifiche puntuali affinché sia fatta chiarezza su eventuali dinamiche speculative che, gioco-forza, andranno a colpire effetto catena i servizi pubblici essenziali”.







