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PISA – Nell’ottica del grande progresso della robotica, tutto quanto può diventare una risorsa. E anche il vuoto, da sempre considerato uno dei componenti più ostili per i sistemi meccanici, può essere la chiave per dei nuovi robot spaziali.

È quanto emerge da una ricerca, coordinata dall’Istituto di Intelligenza Meccanica della Scuola Sant’Anna di Pisa, che apre nuove prospettive nella progettazione di robot spaziali più efficienti, affidabili ed economici.

Nel contesto delle missioni spaziali, infatti, i motori elettrici tradizionali presentano notevoli criticità: surriscaldamento in assenza di atmosfera, necessità di lubrificanti speciali, elevata complessità e peso. Questi fattori incidono in modo significativo su costi, affidabilità e prestazioni dei sistemi robotici operanti nello spazio. Ed è qui che si inserisce il vuoto, le cui proprietà elettriche possono proporre una nuova classe di attuatori elettrostatici estremamente leggeri e semplici. I primi risultati sperimentali hanno dimostrato la capacità di generare movimenti rapidi e forze significative, con un rapporto potenza-peso molto elevato e un consumo energetico fortemente ridotto, aspetti cruciali per l’impiego in orbita e nelle missioni di esplorazione.

Le prospettive applicative della tecnologia sono ampie e di grande impatto: robot per la manutenzione e l’assemblaggio in orbita, sistemi per l’esplorazione planetaria, meccanismi mobili per satelliti e telescopi spaziali. Nel lungo periodo, l’approccio potrebbe estendersi anche a contesti terrestri caratterizzati da condizioni estreme, come il fondo oceanico o ambienti industriali ad alta criticità.

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