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Esercizio del potere e libertà di parola

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Risale ai filosofi dell’antica Grecia la distinzione tra l’esercizio del potere e libertà di parola in cui chi parla decide di dire con franchezza ciò che realmente pensa. E’ la distinzione tra politeia e parresia. Socrate, Platone e Aristotele hanno posto sempre al centro del proprio pensiero e quindi della costituzione ateniese la parresia come valore imprescindibile per il cittadino. Uguale diritto di parola, uguale partecipazione dei cittadini all’esercizio del potere e libertà di esprimere la propria opinione nell’agorà, la piazza del mercato in cui in pubbliche assemblee ciascuno manifestava la propria opinione. Il meccanismo entra in crisi nel momento in cui la parresia arriva a modificare il concetto di democrazia. Se infatti tutti possono dire la loro e le opinioni hanno pari dignità l’accesso alla verità diventa più difficoltoso. E’ in quel momento che nasce il problema di stabilire chi ha il titolo per raccontare la verità avendo le capacità di separare il vero dal falso. Problema strettamente connesso alla titolarità del potere di chi governa e all’obbligo politico di chi obbedisce.