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La Juve mangia-campionati con l’incubo delle partite secche

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lichtsteinerLa Juve non sa giocare la partita secca. Non c’è niente di male ad ammetterlo, però alla lunga è un limite. Come quello che non sopporta l’altura e gli gira la testa appena arriva a Piancastagnaio… O l’altro che soffriva il mal di mare e vomitò l’impossibile nel tratto Tuoro-Isola Maggiore. In questi casi, impossibile pianificare vacanze esotiche: ti conviene trascorrere le ferie alla bocciofila, e giocare la birra con i pensionati.

Hanno disputato cinque «dentro-fuori» negli ultimi due anni (il campionato non conta, quello dura 38 giornate e c’è sempre una prova d’appello): di queste cinque «finali», ne hanno portate a casa una e mezzo. Quella con la Fiorentina in Europa League, vinta al 74° con la punizione di Pirlo e l’espulsione di Gonzalo Rodriguez, e quella di quindici giorni fa con l’Atletico Madrid, dove si sono fatti bastare il pareggio (se serviva la vittoria, mah…). Nel crocevia decisivo di Istanbul, con il Galatasaray, la Juve affogò nel fango, con il Benfica (semifinale a Torino) non tirò praticamente in porta, con il Napoli si è fatta rimontare due volte e ha sprecato due match ball ai rigori.

Forse manca la mentalità, il sangue freddo necessario; la psicologia conta in questi casi, e stupisce che a una squadra così navigata e un’età media abbastanza adulta, possa venire il cosiddetto «braccino». Di certo, è una Juventus che, al dunque, manca sempre di pepe, di brillantezza e, soprattutto, di cambio di passo.

Non che il Napoli sia il Real Madrid, intendiamoci, però a me ‘sto Lichtsteiner ha un po’ stufato. E più di lui ha stufato Evra… Non eccepisco sui giocatori, intendiamoci: il loro valore è indubbio e soprattutto lo svizzero dà sempre l’impressione di essere un signor terzino. Però terzino rimane. E quando si tratta di puntare l’uomo e creare la superiorità numerica per cortocircuitare la partita, ha comunque le caratteristiche del «due», e non del «sette». Lichtsteiner è Cuccureddu, al massimo può essere Aldo Maldera… Ma non sarà mai Causio, né Bruno Conti.

Ora, qui si entra in un ginepraio. Un ginepraio dove non si deve pensare che il guaio della Juve siano Evra e Lichtsteiner (tutt’altro), ma che coinvolge semmai scelte societarie, bilanci da tenere in ordine, portafogli costantemente vuoti e forse anche il perché a un certo punto Antonio Conte svuota i cassetti e toglie il disturbo.

Perché un «sette» (o un «undici») costano infinitamente più di un «due» e di un «tre», per lo stesso identico motivo che porta una Mercedes a costare più della Fiat Panda. Costano cari a comprarli e pure a mantenerli. Ma da lì passa inevitabilmente il salto di qualità, anche spettacolare, di una squadra: e se fai la bocca ad Alexis Sanchez (non dico Robben, o Bale, quelli sono ninnoli costosi) e poi ti ritrovi l’ottimo Lichtsteiner che deve far saltare il banco, beh…consentitemi qualche perplessità, anche se Lichtsteiner lo comprerei domattina perché non vedo in giro «due» così bravi.

A patto che non gli si faccia fare il «sette».