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Niente parate in un Paese (civile) in lutto

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Siamo seri. Lo siamo ancora? Almeno proviamoci. Un Paese in lutto, un grande popolo come quello emiliano, che da ormai dieci giorni sta convivendo con il terremoto. Morti e distruzione. Tutto questo sembra non bastare per annullare senza esitazioni la parata militare del 2 giugno. Giorgio (Napolitano) dice che "sarà un evento sobrio". Ma quale sobrietà ci può essere quando si organizza un evento che costa tre milioni di euro per una sfilata di un paio d'ore delle nostre forze armate? Con morti ancora sotto le macerie – nella speranza che non ce ne siano ulteriori – con centinaia di migliaia di sfollati, con case e fabbriche distrutte, con un mare di volontari e soccorsi specializzati a lavoro giorno e notte non è da Paese civile mostrare che abbiamo un Esercito, una Marina e bande militari. La vera unità nazionale oggi sta nella gente dell'Emilia, sta nei nostri soccorritori, sta nelle famiglie che resistono nella loro terra alle scosse sismiche, che anche questa notte, per tutta la notte, hanno fatto sentire la loro presenza. E allora quei tre milioni di euro mettiamoli subito a disposizione per la ricostruzione – invece di prenderli come sempre dall'ennesimo aumento dei carburanti -; e per questo 2 giugno niente lustrini e un po' di sobrietà, quella vera. C'è anche un precedente: era il 1976 e l'allora ministro della difesa Forlani, dopo il terremoto che devastò il Friuli, decise di annullare la parata del 2 giugno. Qualche volta ci si può anche non vergognare di prendere esempio dal passato.