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Odissea nella Cassia. Crolli e semafori e il disagio è servito

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Che la città di Siena non sia una metà così facilmente raggiungibile e servita dal punto di vista viario è ormai un fatto storicamente consolidato. I treni mal la raggiungono, nonostante i tentativi che nel tempo si sono susseguiti tra vagoni ‘minuetto’ e corse ‘swing’; l’autostrada ha i suoi sbocchi agli ingressi di Valdichiana e Chiusi, il collegamento con Firenze continua a vivere nell’equivoco di una strada di grande comunicazione che di grande, se guardiamo bene, ha molto poco. A questo quadro, sicuramente poco rassicurante, si è aggiunta però quella che in pochi mesi è diventata una vera e propria emergenza, la SS 2 Cassia. Un tempo strada consolare romana, collega Roma a Firenze attraversando le città di Viterbo e Siena. Oggi rivalutata per molti dei suoi tratti a via Francigena, rimane la principale arteria di collegamento tra il sud della provincia e la città capoluogo ed è meta, oltre che di pellegrini, bikers e runners, di pendolari che si recano ogni giorno a lavoro.

cassia_dueI punti critici I disagi più recenti lungo la Cassia sono iniziati esattamente un anno fa con la chiusura del ponte sul fiume Paglia al Km 153,00. Era l’ottobre del 2014 quando a seguito di piogge intermittenti il fiume Paglia si è ingrossato a valle al punto da esondare distruggendo argini e trascinando tonnellate di piante che, incagliandosi nei piloni delle arcate dei ponti, hanno contribuito, assieme al naturale mutamento dei fondali, a indebolire le strutture portanti causandone il parziale cedimento. Da allora viadotto chiuso e traffico deviato su strade alternative con gli automobilisti e i camionisti che devono raggiungere la zona industriale del Paglia costretti a percorrere chilometri su chilometri attraverso il centro abitato di Radicofani. Un cedimento non isolato nella zona Amiata-Valdorcia se si pensa allo storico ponte di Pian di Maggio crollato sull’Orcia, all’altezza della frazione di Gallina, nel Comune di Castiglione d’Orcia e chiuso dal 2012. Superato San Quirico d’Orcia la situazione non migliora. Il viadotto realizzato per evitare le famigerate curve di Celamonti – il vecchio tratto della Cassia che attraversa l’abitato di Torrenieri nel Comune di Montalcino – rimane a senso alternato. Dopo i lavori di sistemazione per i danni provocati dagli smottamenti delle piogge di inizio anno e il semaforo con il doppio senso alternato, un incidente che ha provocato lo sfondamento delle barriere di protezione ha costretto nuovamente al senso alternato. Le alluvioni di Buonconvento e Monteroni d’Arbia sono cronaca recente. Altri chilometri di strada danneggiata e altri semafori ad interrompere la normale circolazione di veicoli e mezzi di trasporto in prossimità di ponti (a Buonconvento) e di strade (curve di Curiano a Monteroni d’Arbia).

I tempi che furono Ciò che è evidente è che, eventi eccezionali a parte, quello delle manutenzioni stradali rimane un nodo al pettine della nuova riforma delle Province. Un tempo vanto per quella di Siena che era in grado di gestire 1800 chilometri di viabilità. Oggi però sono lontani i tempi in cui a bilancio si prevedevano investimenti sulle strade per 65 milioni (2009) in grado di salire nel triennio successivo a 99 milioni. Progressivamente fino al 2011 e negli anni successivi sono stati ridotti gli interventi sulle asfaltature, fra tagli del governo e riforma del governo che ha provato a cancellarle (male). Poi è esplosa l’emergenza della difesa del suolo, in concomitanza con il patto di stabilità, la gabbia che ingessa i bilanci degli enti locali. Il risultato è che i pendolari si trovano ogni giorno a dover combattere con tempi di percorrenza sempre più lunghi, strade al limite della sicurezza in caso di eventi atmosferici nemmeno particolarmente evidenti e in balia di sé stessi quando gli eventi diventano straordinari. D’altra parte le aziende – le poche rimaste nel sud della provincia – che continuano a soffrire schiacciate dalla crisi che le ha attanagliate e il costo dei trasporti che aumenta disagio dopo disagio. Che almeno un sussulto d’orgoglio, prima che sia troppo tardi, arrivi da quei sindaci e da quei territori che pur essendo considerati il ‘sud’ della provincia e della regione hanno il merito di aver saputo gestire, preservandoli e trasformandoli nei secoli, proprio quei territori che rimangono il vanto della Toscana nel mondo.