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Un’altra occasione persa

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Benvenuti nel silenzio elettorale. «Finalmente». Credo sia il pensiero condiviso di molti italiani. Un’altra occasione persa. La campagna elettorale per le politiche 2013 è sostanzialmente questo: un’altra opportunità di parlare e di confrontarsi sui problemi veri dell’Italia gettata totalmente alle ortiche. Si perché nonostante candidati e partiti abbiano riempito pagine di giornali e palinsesti radiotelevisivi, il web e i social network, il confronto è stato sostanzialmente vuoto. O meglio, non c’è stato. Un esempio: in tutte le democrazie propriamente dette moderne, il faccia a faccia in diretta tv è forse l’apice di una campagna elettorale. In Italia non c’è stato. Fatto, per usare un eufemismo, abbastanza grave. È evidente ormai che il voto al tempo del “Porcellum” – che si ritorni a votare ancora con questa legge è un altro chiaro ed evidente scandalo per tutta la civiltà – non prevede un vero e proprio coinvolgimento da parte degli elettori. Il messaggio che tristemente ne esce è che un cittadino rappresenta per chi governa (o chi si appresta a farlo) né più né meno di una “X”. D’altro canto, non sono mancate frecciatine, polemiche, botta e risposta avvelenati. Perché il dibattito politico è diventato solo questo. In questa campagna elettorale, poi, tra giochi di alleanze, rimborsi elettorali, scandali bancari, letterine mandate a casa, insulti, l’arte della totale demonizzazione altrui e false lauree, non ci siamo fatti mancare proprio nulla. I problemi dell’Italia si sono ridotti a slogan, frasi fatte. Soluzioni, o anche tentativi concreti di invertire la tendenza se ne vedono pochi onestamente. Del resto, sembra che il compito di un politico sia dare una frase per un titolo o per un lancio d’agenzia. Il resto sarà valutato poi, l’importante è che smuova qualche voto. Peccato aver perso quest’occasione. Eppure delle buone premesse, seppur migliorabili, c’erano tutte (leggasi pure primarie nazionali del centrosinistra). Se non arrivano personalità, e soprattutto idee  nuove e veramente riformiste, il rischio di totale default, prima sociale e culturale piuttosto che economico, sarà sempre più incombente. Cosa resta di questa campagna elettorale? Lo chiedo a chi legge perché onestamente faccio fatica a dare una risposta a questa domanda.