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Zingaretti annuncia il “partito nuovo”. La sinistra prova un’altra volta a rincorrere la Storia?

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Foto Pagina Fb Nicola Zingaretti

Vinciamo in Emilia-Romagna e poi si cambia tutto!

Così ha tuonato Nicola Zingaretti, Segretario del Partito Democratico, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del governo locale nella regione più “rossa” d’Italia.

Sono ormai trent’anni che a sinistra si tenta di cambiare tutto, ma ogni volta lo si fa in ritardo, rincorrendo la Storia, quando la Storia è ormai già da un’altra parte.

È il 12 novembre del 1989 quando a Bologna, in una sala comunale dell’allora quartiere della Bolognina, durante una commemorazione di una battaglia della Resistenza, l’allora Segretario Achille Occhetto annuncia che è necessario «non continuare su vecchie strade, ma inventarne di nuove per unificare le forze del progresso», dando di fatto il via al XX Congresso del PCI, al termine del quale, il 3 febbraio del 1991, la parola “comunista” scomparirà dal nome del partito di Gramsci e Bordiga, e nascerà il Partito Democratico della Sinistra. La “svolta della Bolognina” arriva tre giorni dopo la caduta del Muro del Berlino, ma soprattutto trent’anni dopo il “programma di Bad Godesberg”, con il quale la Sinistra tedesca, già nel 1959, abbandonava la via rivoluzionaria per imboccare definitivamente quella della socialdemocrazia.

È il 27 giugno del 2007 quando il candidato Segretario Walter Veltroni pronuncia, all’interno dello storico stabilimento FIAT, il “discorso del Lingotto”, nella sostanza atto di nascita programmatico del Partito Democratico. Veltroni con il suo «ma anche» si richiama a quella “Terza Via” che affida alla Sinistra la missione storica di porsi come sintesi tra laici e cattolici, Destra e Sinistra, tra capitale e lavoro, tra impresa e lavoro dipendente.

Ma “beyond left and right” e “the third way” erano concetti che circolavano negli scritti di Anthony Giddens, che della “Terza Via” fu il profeta, già negli anni ’90, tanto che nel Regno Unito Tony Blair, che invece ne fu il realizzatore, in quello stesso 27 giugno in cui Veltroni pronunciava il suo discorso metteva fine al suo terzo ed ultimo mandato governativo.

Rispetto a cosa saremo in ritardo questa volta?

Il mondo nel frattempo è cambiato profondamente, è mutato lo schema di gioco, soprattutto per le forze che si richiamano al riformismo ed al progressismo. Quella fiducia sul fatto che il rafforzamento del sistema capitalistico, in un contesto di crescita economica e di globalizzazione degli scambi, avrebbe portato benessere per tutti, non è più suffragata dai fatti. E non solo perché la crisi economica ha dimostrato che la crescita non è permanente, ma anche perché la crescita stessa si è dimostrata condizione necessaria ma non sufficiente a garantire il miglioramento delle condizioni di vita di tutti. Torna il “conflitto sociale”, sottoforma di sfiducia nelle classi dirigenti, perché nascono e crescono nuove diseguaglianze e si formano ampi settori di popolazione che rimangono esclusi da qualsiasi beneficio, relegati ai margini sociali ed economici.

Nascerà per rappresentare quelle categorie sociali rimaste escluse dai benefici della globalizzazione il “partito nuovo” annunciato da Zingaretti… una volta fatte le regionali in Emilia-Romagna?