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Esaltati dalla dance. Gli Jamiroquai infiammano Firenze, Kay: «Senza il vostro affetto non sarei qui»

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«Grazie per tutti i messaggi che mi avete fatto arrivare quando ero all’ospedale. Ora sto bene ma senza il vostro affetto questa sera non sarei qui. Un piacere rincontrarvi ancora e sapere per voi di essere un importante punto di riferimento musicale». Ha rischiato di non andare in scena il concerto tenutosi ieri sera alla ‘Visarno Arena’ delle Cascine, tappa fondamentale del ‘Firenze festival’ che ha visto poi andare effettivamente sul palco gli Jamiroquai che per due ore hanno incantato ed estasiato oltre trentamila persone. I dubbi sorgevano dalle condizioni, ancora precarie, del cantante del gruppo, Jason Kay, che soltanto a metà giugno scorso aveva annullato i concerti previsti per fine mese a Londra per un intervento per asportare un’ernia che gli procurava fastidi alla colonna vertebrale. Ed invece il recupero dello ‘Space cowboy’ per antonomasia è stato prodigioso, tanto da voler ringraziare dopo un paio di brani di introduzione i suoi fans accorsi a Firenze da mezza Europa.

«Americani pazzi a credere in Trump» Da ‘Cosmic Girl’ passando per ‘Love Foolosophy’, il classe ’69 di Stretford ha fatto cantare e ballare tutti, anche quelli appostati in delle tribune montate apposta per questo festival che a Firenze segue quello del rock che aveva visto suonare gli ‘Aerosmith’, Eddie Vedder e i ‘System of the Down’. Gli ‘Jamiroquai’, forti del loro ultimo album, ‘Automaton’, lanciato dalla hits ‘Cloud nine’, si sono lasciati trascinare dai loro supporter davvero scatenati ed incontenibili se è vero che lo stesso Jason Kay ha dovuto variare la propria scaletta ripescando quasi tutti i vecchi successi, fra cui un pezzo del loro album di esordio. «Penso che questa canzone sia adatta in particolar modo ad una persona-ha raccontato il front man del gruppo britannico introducendo ‘Emergency on Planet heart’- Spesso dicono che siamo strani noi inglesi ma quando ho visto la scelta degli americani con Trump non potevo crederci. Sono pazzi a credere ad una persona simile e ‘e’ pazzo’ è quello che penso ogni volta che vedo Trump in televisione». Ha alternato frasi nella sua lingua madre ad italiano maccheronico il cantante degli ‘Jamiroquai’ che si è spesso appoggiato ad una sedia sotto forma di amplificatore durante il concerto, a mitigare i dolori alla schiena che da tempo lo tormentano, concedendosi, dopo 90 minuti di esecuzione, anche un: «This is the moment for una birra» facendo un miscuglio di lingue che ha fatto ridere e strappato ancora applausi. ‘Canned heat’ e ‘Little L’ hanno trascinato tutti ma è stato il bis la perfetta chiusura della serata, con l’intramontabile ‘Virtual Insanity’ al cui termine Jason Kay ha concluso: «Grazie per aver partecipato allo show, averci trascinato e reso questa serata unica. Che Dio vi benedica, buon viaggio a chi deve tornare a casa e sta lontano, divertitevi e passate una bella estate. Grazie Firenze!».