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PISA – “Il 2025 sarà ricordato come l’anno delle tensioni sociali, il 2026 sarà un anno dominato da paure economiche e geopolitiche”. Inflazione, caro vita e instabilità internazionale.

Sono questi i tre aspetti che spaventano di più gli italiani per il 2026 secondo la fotografia del Business Intelligence Group (Big), società pisana di studi e ricerche di mercato. L’indagine, condotta su panel Bilendi, ha coinvolto 49.791 cittadini italiani maggiorenni e racconta un’Italia che fatica a immaginare il futuro con ottimismo. Guardando nel dettaglio, le paure si concentrano soprattutto sulle dimensioni economiche e geopolitiche: oltre la metà degli intervistati indica l’aumento dei prezzi e il costo della vita come principale fonte di preoccupazione (53%), mentre quasi uno su due teme l’impatto di guerre e conflitti internazionali (47,8%).

Il clima di incertezza affonda le radici anche nella percezione del 2025 appena trascorso. Per il 97,7% degli italiani, l’anno sarà ricordato per almeno un evento o fenomeno rilevante. Le tensioni sociali e politiche dominano la memoria collettiva, indicate dal 74,8% degli intervistati. Seguono gli eventi climatici e ambientali (32,4%), le innovazioni tecnologiche e digitali (23,1%) e i cambiamenti nel lavoro e nell’economia (15,7%). Solo una minoranza residuale, il 2,3%, non associa il 2025 a nessuno di questi fattori, confermando la percezione di un anno denso di scosse e trasformazioni.

Insomma, un pessimismo diffuso che si riflette anche in questo 2026, percepito come un anno ancora più complesso. Quasi un italiano su due (44,3%) si aspetta un peggioramento delle condizioni di vita, mentre il 35,8% prevede una sostanziale stabilità. Appena il 6,8% intravede un miglioramento. Un quadro che si riflette anche nella mappa delle preoccupazioni: oltre a inflazione e scenario internazionale, emergono la sicurezza personale (37,5%), la salute e il benessere individuale (34,6%) e la stabilità lavorativa ed economica (33,9%). Non passa inosservato nemmeno il tema climatico, indicato dal 28,2% del campione come fonte di ansia per il futuro.

Pesano meno, invece, la stabilità politica nazionale (12,3%) e le relazioni sociali (10,6%). Coerentemente con questo scenario, le priorità indicate dagli italiani sono nette. In cima alla lista c’è la riduzione del costo della vita (63,3%), seguita dal miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro (58,5%) e da un maggiore investimento in sanità e benessere (58,3%). Segnali chiari di una domanda di protezione e sicurezza materiale.