SIENA – Come già nel 1988 e nel 2009, si è tenuta sabato scorso (7 febbraio) la festa del Liceo classico Enea Silvio Piccolomini.
Una occasione per studenti ed ex liceali per vivere insieme una serata unica e irripetibile. Una serata dove il tempo presente dei ragazzi che studiano al liceo avendo in mente il futuro delle loro vite si incontra al tempo presente di chi in quelle aule ha studiato e ripensa a un passato che non ritorna.
Nonostante l’inclemenza della stagione, nei corridoi dell’ ex convento è stato un continuo di abbracci, risate e ricordi, il tutto annaffiato da buon vino e qualche lacrima.
Grazie alla magia di certe occasioni si sono riaffacciate facce familiari smarrite nel tempo, vecchi episodi realmente vissuti ma dimenticati e nomi e cognomi che non chiamavamo più.
Per i più giovani invece l’occasione di scoprire che gli adulti di oggi cantavano all’epoca le loro stesse canzoni, si facevano le foto nelle stesse pose e negli stessi posti. Vivevano le loro stesse emozioni di oggi.
Per chi ha già vissuto le precedenti feste (1988 e 2009) cosa è cambiato? Forse niente, se non l’assunzione di una maggiore consapevolezza del “fugit irreparabile tempus”. Giovani all’epoca, nel pieno dell’età adulta poi, maturi oggi. Solo questo.
O forse, la mendace illusione che, occasioni come queste, contribuiscano a fermare le lancette del tempo. E che quello che facemmo ieri, oggi lo fanno altri, i nostri figli, sempre uguale eppure diverso. Durante la settimana “lo studio matto e disperatissimo” e il sabato la voglia della festa, delle vasche a cercare lo sguardo dell’altro/a, il ballo. Ogni giorno la voglia di costruire il proprio e altrui futuro.
Tutte le scuole sono uguali ma ognuna ha una caratteristica. Il liceo classico di Siena ha questa. Sa tenere insieme tutti e illude ognuno di poter vivere al contempo nella sua stagione di vita ma anche in quella futura e passata degli altri, grazie al comune senso di appartenenza, alimentato da quel dedalo bellissimo di corridoi voluti dal Fantastici e attraversati da generazioni di studenti e studentesse.
Questo abbraccio tra generazioni, il riconoscersi pur nella distanza delle prospettive di vita, è il segreto di società sane, di comunità integrate e forti. In grado di accettare tutte le sfide e vincerle. Tutto quello che occorre per una città come Siena da troppi anni messa all’angolo, depressa, improvvisamente invecchiata.
E non invecchiata perché anziana (si, anche quello) ma perché non più capace di guardare al futuro con lo sguardo di chi ha la prospettiva di farlo, aiutata da chi magari ha l’esperienza per aiutare.
Negli ultimi anni, dopo i fatti che tutti conosciamo, hanno prevalso la rassegnazione e, se possibile, l’istinto della fuga. E per chi non se n’è andato è rimasto solo il culto delle ceneri anziché la conservazione del fuoco, con la sua energia.
Al Piccolomini, sabato scorso, il fuoco è sembrato invece ancora ben alimentato e rinsavito il patto tra generazioni.
Un insegnamento per tutta Siena. Se qualcosa di diverso c’è rispetto al 1988 e al 2009 forse è proprio in questo: è Siena ad essere cambiata. Sicché ora sta a chi ha saputo conservare il fuoco della comunità di riprenderla per mano. Generazioni unite per dare un futuro a una città che non può limitarsi a vivere esclusivamente sulle spalle del proprio passato, per quanto glorioso, ma deve tornare a guardare al futuro e ritagliarsi un ruolo da protagonista e non già vittima sacrificale.
Le occasioni non mancano, le energie nemmeno, si tratta di trovare altri momenti fondativi per ripartire. La festa del liceo classico Enea Silvio Piccolomini, con i suoi 700 e passa partecipanti, è stata una di queste.







