SIENA – A pochi giorni dall’assemblea degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena, convocata per il 29 ottobre, crescono le critiche verso la decisione della Fondazione Mps di sostenere l’OPAS di Intesa Sanpaolo.
Pd, Psi, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e associazioni del territorio chiedono impegni precisi e verificabili su occupazione, funzioni strategiche, credito, indotto e identità della banca.
Il presidente della Fondazione, Riccardo Coppini, ha annunciato l’intenzione di proporre alla Deputazione Amministratrice una valutazione positiva dell’offerta di Intesa Sanpaolo e la conseguente adesione. Una scelta che, per gli oppositori, assume un valore soprattutto simbolico: la Fondazione detiene infatti circa lo 0,2% del capitale di MPS, una quota ridotta rispetto al passato ma, secondo i critici, ancora rilevante per il peso storico e istituzionale dell’ente.
Le richieste del Pd
Il Pd parla di un «re è nudo» e accusa il Governo di tacere dopo le rassicurazioni fornite in passato. Il partito chiede di uscire «dall’ambiguità» e di ottenere impegni concreti: il mantenimento a Siena di un vero centro direzionale, con funzioni commerciali, creditizie e ICT; la salvaguardia dell’occupazione durante la transizione digitale; la continuità pluriennale delle forniture alle imprese locali; l’accesso al credito per famiglie e attività produttive; la tutela del marchio e dell’unitarietà di MPS.
«Difendere MPS non significa preservare una presenza simbolica a Siena, ma tutelare funzioni, lavoro, credito e capacità decisionale», affermano i rappresentanti civici Adriano Tortorelli e Gianluca Marzucchi.
Il Psi: «Serve trasparenza»
Anche il Partito Socialista di Siena esprime «forte preoccupazione». La segreteria cittadina contesta l’eventuale smembramento della banca e chiede chiarimenti a Comune, Provincia e Regione sulla conoscenza della decisione della Fondazione. Per il Psi, l’operazione di Intesa Sanpaolo rischia di privilegiare la «finanziarizzazione» del sistema bancario a scapito dell’economia reale.
I socialisti ricordano le mozioni approvate nei mesi scorsi da numerosi Comuni della provincia, dal Comune di Siena, dalla Provincia e dalla Regione Toscana, con cui si chiedevano il mantenimento del centro direzionale, la tutela dei dipendenti e la salvaguardia della denominazione storica. Le istituzioni hanno poi incontrato il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti e aperto tavoli con le categorie economiche. «Oggi tutto questo sembra non avere prodotto alcun effetto concreto», critica il Psi, che esprime fiducia nell’operato dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Sinistra Italiana e Patto per il Nord Siena
Sinistra Italiana Siena condivide le finalità della difesa della banca, ma rileva che l’unico strumento realmente efficace sarebbe stato il Golden Power, nelle mani del Mef. L’adesione della Fondazione, scrive la formazione, «è ininfluente sui numeri ma ha un forte valore simbolico»: senza garanzie e senza un ruolo nella governance, equivarrebbe a «una resa incondizionata». Il partito chiede a Coppini trasparenza e un confronto pubblico, suggerendo anche una valutazione delle dimissioni.
Analoga posizione del Patto per il Nord Siena, che definisce «grave e incomprensibile» la scelta del presidente della Fondazione, in contrasto con gli orientamenti di Comune, Provincia e Regione. L’associazione chiede quali certezze esistano su sede legale, Direzione generale, strutture strategiche, livelli occupazionali, marchio e indotto, e invita le istituzioni a ottenere spiegazioni attraverso i propri nominati.
Le associazioni: «Non un azionista qualsiasi»
L’Associazione Pietraserena auspica un atteggiamento più neutro della Fondazione, coerente con le posizioni espresse dagli enti nominanti, e chiede che i rappresentanti istituzionali invitino i loro designati a rivedere la proposta. Per l’associazione, l’operazione rischia di sancire «la fine della storia secolare» della banca.
Il Movimento 5 Stelle parla invece di «ultimo baluardo caduto» e chiede dove siano, nel comunicato di Palazzo Sansedoni, le garanzie sull’occupazione, sul mantenimento di Rocca Salimbeni come centro direzionale, sull’indotto e sul credito alle piccole imprese.
Tutte le forze concordano su un punto: prima dell’assemblea del 29 ottobre servono condizioni scritte, controllabili e vincolanti per Siena e il suo territorio.







