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Morte David Rossi. Oggi due diversi articoli giornalistici si sono messi sulle piste dei possibili mandanti ed esecutori della morte del manager della comunicazione di banca Mps. Entrambi sembrano confermare la pista della ’ndrangheta.

Ne aveva parlato qualche giorno fa il presidente della Commissione  parlamentare Gianluca Vinci. Lo scorso 12 ottobre, in occasione della consegna della perizia dei Ris dei Carabinieri, Gianluca Vinci aveva parlato di uno o due soggetti nel vicolo di Monte Pio per impedire i soccorsi a Rossi, agonizzante a terra.

Al termine dell’audizione, Vinci aveva affermato che «oggi è tutto chiaro a parte i nominativi». E aveva indicato la ’ndrangheta, operante nella bassa Lombardia, come l’organizzazione verso cui si stavano indirizzando le attenzioni degli inquirenti.

Le inchieste di Fanpage e Il Giornale

Stamani, sul tema, sono intervenuti prima Fanpage con un articolo a firma Giorgia Venturini. Poi a qualche ora di distanza Il Giornale con un pezzo di Felice Manti, che sembrano confermare quanto indicato da Vinci.
Manti fa addirittura riferimento a un verbale secretato nel quale sarebbero indicati “mandante, esecutori e persino un parlamentare Pd in carica al soldo della ‘ndrangheta”.

“Verità in un verbale secretato”

“In un verbale secretato da una Procura antimafia – scrive Il Giornale – ci sarebbe la verità sulla morte di David Rossi, il manager Mps che secondo le perizie dei Ris sarebbe stato aggredito, fatto volare dalla finestra del suo ufficio e lasciato agonizzare senza soccorrerlo a Siena. Nel vicolo di Monte Pio il 6 marzo 2013 c’erano un gruppo di persone legate alla ‘ndrangheta che spadroneggiava tra l’Emilia-Romagna e il triangolo rosso Siena, Bibbiano (Comune sciolto per infiltrazioni mafiose) e Viadana”.
Il verbale sarebbe contenuto negli atti delle indagini antimafia “AEmilia” e “Grimilde”. Le due inchieste sono richiamate anche da Fanpage. [LEGGI]
“L’inchiesta antimafia Grimilde, coordinata dalla Dda di Bologna, aveva svelato come la ‘ndrangheta usasse proprio questa banca di Viadana come cassaforte anche per riciclare il denaro ottenuto dagli affari illeciti”, spiega Fanpage. “Ecco allora la domanda a cui bisogna rispondere: perché David Rossi, che lavorava a Siena, aveva nel suo cellulare il numero del certificato di deposito di una banca al cui interno c’erano anche i soldi della ‘ndrangheta?”.
Il riferimento è al numero 4099099 ritrovato sul cellulare di David Rossi e nelle prime inchieste derubricato e mai preso in considerazione. Ma oggi è tornato al centro delle indagini. Accertamenti successivi, infatti, hanno confermato che “si tratterebbe dal numero di certificato di un deposito ordinario a tasso fisso al portatore (quindi non un tradizionale conto corrente intestato a una persona), con scadenza 31 agosto 2013 e rilasciato dalla filiale di Viadana”.
La novità: “Il politico del Pd”

Poi, il Giornale sgancia la bomba e rivela come tra le informazioni fornite da un pentito, ancora tutte da verificare, vi fosse anche quella di un coinvolgimento di un “politico del Pd”. Un parlamentare ancora in carica. Anticipazioni di stampa che per il momento non trovano conferma. [LEGGI]

Sulle inchieste, spiega sempre Il Giornale, ci sarebbero le Procure di Siena, della Dda di Firenze, di Brescia (per Viadana) e anche la Dda di Bologna.

Lunedì prossimo la Commissione parlamentare dovrebbe tornare nuovamente a riunirsi.

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