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SIENA – La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi ha segnato una svolta decisiva nel caso che, da tredici, anni divide l’opinione pubblica italiana.

Il 6 marzo 2026, esattamente nel giorno anniversario della tragica caduta dell’ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, il presidente della commissione, Gianluca Vinci, ha presentato a Siena il rendiconto di metà mandato. Con affermazioni nette e univoche. La Commissione ha preso atto, votando all’unanimità, che la morte di Rossi non fu un gesto volontario ma un omicidio.

La Commissione a Siena

“Siamo qui perché finalmente, dopo tanti anni, grazie alle due perizie che sono state depositate abbiamo rinvenuto delle prove tangibili che escludono definitivamente il suicidio”, ha dichiarato Vinci.

“Ne abbiamo preso atto anche in Commissione questa settimana, votando all’unanimità che si tratta di un omicidio, non più di un suicidio. Quindi vogliamo andare avanti per trovare i colpevoli e il movente”, ha aggiunto il presidente.

Prima dell’illustrazione della relazione, i familiari e la Commissione si sono recati al cimitero del Laterino di Siena per depositare una corona di alloro sulla tomba di David Rossi.

Le conclusioni presentate

Le conclusioni si basano su due perizie chiave depositate presso la Commissione. Una firmata dal tenente colonnello del RIS Adolfo Gregori insieme al medico legale Robbi Manghi. Una seconda a firma esclusiva di Manghi. Queste analisi, integrate dai chiarimenti forniti in audizione il 9 dicembre 2025 e il 24 febbraio 2026, descrivono uno scenario in cui Rossi sarebbe stato vittima di un’azione con intervento di terzi.

In particolare, le lesioni rilevate sui polsi e sul volto (compatibili con sfregamenti contro fili anti-piccione e non con una caduta libera o autolesionismo) ricostruirebbero una dinamica in cui Rossi, prima di precipitare, sarebbe stato trattenuto sospeso all’esterno della finestra, inizialmente per entrambi i polsi e poi solo per il braccio sinistro, da mani altrui. Lo scenario esclude un’intenzione omicida diretta (come un lancio deliberato), ma punta piuttosto a un’aggressione, forse un pestaggio seguito da una minaccia finita tragicamente.

La relazione intermedia, approvata all’unanimità dai componenti presenti è stata trasmessa alla Procura di Siena, che per la terza volta ha riaperto le indagini sul caso.

Parola agli avvocati

L’avvocato Paolo Pirani, legale dei familiari di Rossi, si è rivolto con fermezza alla Procura. “Oggi la procura di Siena ha il dovere di iscrivere un fascicolo per omicidio sul caso di David Rossi. Non è più il momento di parlare su come è morto, ma ci si deve attivare per capire chi lo ha ucciso”. Pirani ha auspicato che le indagini siano affidate a una polizia giudiziaria esterna all’ambiente senese, per garantire maggiore imparzialità.

Anche l’avvocato Carmelo Miceli, altro legale della famiglia, ha espresso scetticismo sulle modalità finora adottate. “Le notizie che arrivano parlano di un modello 45, ma per i componenti della famiglia è come tante altre iscrizioni che in questi lunghissimi anni ci sono state. E che non hanno mai portato a indagati per omicidio. Né hanno mai portato la famiglia al riconoscimento di un reale contraddittorio. Pretendiamo che l’istanza di riapertura per omicidio sia presa sul serio e venga valutata con un’iscrizione a modello 44”.

I prossimi passi

Il caso Rossi, dopo due archiviazioni come suicidio negli anni passati, torna così al centro dell’attenzione giudiziaria. Rimangono aperti i nodi cruciali: l’identità dei possibili responsabili e, soprattutto, il movente dell’omicidio. La commissione parlamentare continuerà i lavori – concentrandosi sui filoni delle sponsorizzazioni – per contribuire a fare piena luce su una vicenda che ha segnato profondamente la storia recente di Siena e del sistema bancario italiano.

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