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Che confusione sopra la testa di Sallustio Bandini. In tanti secoli di storia Mps deve averne viste di ogni genere. Ma forse qualcuno aveva sperato in questi ultimi tempi che Rocca Salimbeni potesse finalmente tornare a navigare in serenità. Dopo l’acquisizione di Mediobanca poi la banca sembrava essersi finalmente lasciata dietro le spalle la crisi dell’ultimo decennio. E invece…

Invece, d’improvviso, è scoppiata la crisi nella maggioranza che controlla la banca. E in vista della prossima assemblea dei soci del 15 aprile prossimo ha escluso dalla lista proprio Luigi Lovaglio, il ceo che in quattro anni ha risanato la banca e gestito l’operazione di acquisizione di Mediobanca, e confermato alla presidenza Nicola Maione.

Poi, un altro colpo di scena. L’ultimo giorno utile il nome di Lovaglio appare nella lista presentata dalla Plt Holding della famiglia Tortora che lo indica quale ad. Apriti cielo. Il cda della banca, lo destituisce delle deleghe e sospende dal ruolo di direttore generale. E promuove ricorsi in Consob e BCE.

Può un amministratore delegato messo in quel ruolo ribellarsi al volere degli azionisti che lo hanno nominato? E poi, può quello stesso a candidarsi contro i suoi precedenti azionisti di riferimento?

Su questo punto c’è una ampia dottrina su cui si basa tutta la finanza moderna. E come scrive oggi Alberto Maria Benedetti su IlSole24Ore “la vicenda Mps è destinata a essere studiata nelle business school. Gli sviluppi diranno come è andata a finire”.

“Votare candidato per candidato”

In ogni caso una prima risposta è arrivata qualche giorno fa. Per la BCE non ci sarebbero dubbi di legittimità alla sua candidatura e “non c’è ragione per non ammettere la lista” di Plt Holding. Dunque Lovaglio rimane in corsa. Anzi, a essere stato azzoppato è il suo rivale, il presidente Nicola Maione. Lunedì scorso il proxy advisor Iss, nell’analisi dei nomi della lista di maggioranza, ha scritto ai fondi soci della Banca di votare sì la lista del cda ma bocciando 8 nomi su 20, tra cui quello del presidente uscente Maione. Immediato il sostegno di banca Mps che ha difeso la lista e definito lo stesso Maione “presidio essenziale di continuità in una fase delicata”. Secondo Iss “il processo di successione del ceo solleva diverse perplessità”, e la “fretta con cui è stata condotta la ricerca di candidati esterni creano l’impressione di una scarsa pianificazione della successione. Peggio ancora, tale inadeguatezza si verifica nel contesto di un’operazione di trasformazione, il che ne aggrava le potenziali conseguenze”. Parole molto dure che fanno scrivere agli advisor che nel contesto attuale, tutt’altro che ideale, le problematiche relative alla composizione del cda sono da affrontare “attraverso una votazione selettiva, candidato per candidato”.

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Cosa faranno i soci di Mps

Dunque al momento i soci della banca il prossimo 15 aprile nell’auditorium di via Mazzini troveranno tre liste in corsa, quella di Assogestioni, della famiglia Tortora, fortemente minoritaria, e, infine, quella capitanata da Caltagirone. E dovranno decidere da che parte stare. Dovrà decidere il primo socio di banca Mps (17,5%), la holding Delfin della famiglia Del Vecchio. Dovranno deciderlo i fondi e gli investitori istituzionali che rappresentano il 60% del capitale sociale. Dovrà decidere il Ministero dell’economia con il suo 4,8.

Proprio oggi, Lovaglio è tornato a parlare, ed esprime fiducia che tornerà ad essere ceo di banca Mps. «Mi sento a mio agio ad essere parte della lista perché ho sempre raggiunto i risultati per i nostri azionisti, il mercato conosce il mio track record, quando mi impegno per un piano lo eseguo», ha detto in un’intervista a Bloomberg Tv.

Parla Lovaglio

E qui, forse, sta il punto. Dice Lovaglio “Quando mi impegno per un piano lo eseguo”. Ma allora cosa è cambiato negli obiettivi dei soci (Caltagirone in testa) che fino a dicembre scorso lo avevano sostenuto nell’opera di risanamento di conti e di allargamento? Il banchiere è convinto che l’assemblea dei soci lo riconfermerà alla luce di quello che “hanno avuto negli ultimi quattro anni”, garantendo che il piano di integrazione «non sarà cambiato in quanto assicura un’alta remunerazione e prepara Mps per la seconda fase di consolidamento».

Si era detto che una delle ragioni poteva risiedere nell’inchiesta che lo vede indagato a Milano per il “concerto” nell’acquisto di Mediobanca. Ma quegli stessi soci hanno escluso che si tratti di questo, parlando di “una valutazione articolata che non è riconducibile esclusivamente a considerazioni relative a indagini in corso e al loro potenziale impatto sulla reputazione della Banca”. E lo stesso Lovaglio ha escluso che le “ragioni” della sfiducia possano essere legate all’inchiesta (“non penso che sia il punto chiave”).

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