SIENA – Il New York Times ha citato in giudizio OpenAI nel dicembre 2023. La vicenda giudiziaria è piena di mosse e contromosse.
L’ultima risale alle ultime settimane del 2025. I legali del quotidiano hanno chiesto al tribunale di costringere Open AI a consegnare 20 milioni di conversazioni degli utenti. Sostengono che potrebbero trovare esempi dell’uso di ChatGPT per cercare di aggirare il loro paywall.
La richiesta originale del Times in questa causa era molto più ampia. Inizialmente avevano chiesto 1,4 miliardi di conversazioni private su ChatGPT. Dopo il no a questa richiesta, La giudice Ona Wang ha ordinato a OpenAI di fornire 20 milioni di conversazioni, dopo aver eliminato ogni dato che potrebbe consentire l’identificazione degli utenti. Open AI ha chiesto di riconsiderare la decisione.
Dane Stuckey, Chief Information Security Officer di Open AI ha dichiarato: “Crediamo fermamente che questo sia eccessivo. Mette a rischio la privacy degli utenti senza effettivamente aiutare a risolvere la causa legale. Ecco perché ci stiamo opponendo”.
Ma questa mossa dei legali di NYT non è la sola richiesta eclatante che appare in questo processo. Anche da parte di Open AI era stata avanzata l’istanza di presentare tutti i taccuini dei giornalisti del New York Times per documentare l’esclusività delle notizie. Ne ho scritto nel libro “Il potere delle macchine sapienti – Intelligenza artificiale, informazione, democrazia” (Primamedia).







