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Coronavirus. Toscana in zona rossa ma non per l’Inps. I commercianti devono pagare i contributi

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Foto Pixabay

Zone rosse escluse dal pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali? Nì, almeno per l’Inps che ha emesso una circolare che limita lo slittamento dei pagamenti alle sole Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano, specificando che «l’eventuale variazione della collocazione delle regioni nel corso del mese di novembre non ha effetti per l’applicazione della sospensione». Così, albergatori e ristoratori, ovunque sia la loro attività, potranno pagare a marzo. Idem i commercianti che si trovavano già in rossa la scorsa settimana.

Presidente Cioni: «Corto circuito logico e legale» «Un abominio interpretativo per cui i negozianti che hanno dovuto abbassare la saracinesca in Toscana, ma anche in Campania, lo scorso 15 novembre per il passaggio in zona rossa restano esclusi, anche se per tutta la seconda metà del mese saranno chiusi – commenta Giacomo Cioni, presidente di Cna Firenze Metropolitana – Un corto circuito logico e legale, al solito innescato da una burocrazia che sembra non perdere un colpo per far danno». Se per l’Inps è un no, per Cna è un sì. È lo stesso Ristori bis che, di rinvio in rinvio, nell’assegnare al Ministero della Salute la classificazione delle Regioni nelle diverse aree, apre la strada all’applicazione dei vari ristori anche alle Regioni che passano in zona rossa successivamente. Non bastasse, lo stesso decreto prevede la creazione di un fondo specifico proprio per far fronte agli oneri che si creeranno con l’estensione delle misure in caso di eventuali e successive ordinanze del Ministero, proprio come è successo per Toscana e Campania. «L’imperativo è uno solo: correggere immediatamente questa stortura e non pretendere eventuali maggiorazioni sanzionatorie per chi non avesse pagato, visto che al danno si abbina di frequente pure la beffa. Chiediamo al presidente Giani di far pressing con noi per risolvere il tutto velocemente – prosegue Cioni – Siamo esasperati da una burocrazia che sembra sempre più incapace di intendere e di volere: le imprese non possono più dare ricevendo in cambio dallo Stato servizi in media insufficienti, sia per quantità che qualità».