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Dubbi e ragioni. Coop, preoccupa la cessione di 29 punti vendita. 215 mln persi in Mps

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C’è preoccupazione tra i dipendenti della Coop Centro Italia, dopo l’annunciata cessione di 29 punti vendita a Unicoop Firenze. La Coop Centritalia, infatti, finisce per essere così dimezzata, considerato che dei 62 punti vendita complessivi tra le province di Arezzo e Siena, una volta concluso l’accordo, resteranno sotto l’egida della cooperativa di Castiglione del Lago solo 33.

L’operazione, annunciata come sinergia tra gruppi affini, limita di fatto l’operatività di Centritalia e, da più parti, si solleva il timore di ripercussioni finanziarie e sul piano occupazionale locale qualora le cose prendessero una piega sbagliata, con una crisi che potrebbe riacutizzarsi nonostante la boccata di ossigeno offerta da Unicoop Firenze.

I numeri in gioco sono grandi. L’accordo strategico avrebbe quale obiettivo dichiarato quello di attivare nuove sinergie industriali. Ciò potrebbe essere realizzato a partire dal recupero dei crediti svalutati, ma soprattutto sistemare i conti che non tornano, nonostante i drastici tentativi nel recente passato di ristrutturazione logistica. Come, ad esempio, quello per risparmiare 3 milioni di euro, con il magazzino di Castiglione del Lago che, per scelte logistiche, ha ceduto a Terni il fresco, con il conseguente trasferimento e mobilità di personale costretto a lasciare gli uffici sul Trasimeno.

Le perplessità più diffuse nascono dal fatto che Coop Centritalia a riguardo della riorganizzazione, imputava la crisi al contesto economico difficile ed al conseguente calo dei consumi e del potere d’acquisto delle famiglie. Analisi peraltro condivisa dai sindacati e sottoscritta nell’accordo aziendale. Ma lo stesso non sembrerebbe valere per Unicoop Firenze che, proprio per giustificare la sostenibilità economico-patrimoniale dell’accordo raggiunto, ha reso noti i dati dell’anno appena chiuso: 2.416 miliardi di euro di vendite nel 2017, in aumento del 1,78% rispetto all’anno precedente, e 1.558 milioni di euro di patrimonio netto (dato 2016), 104 punti vendita in 7 province per 8.133 dipendenti (+61) e oltre un milione di soci.

Alla favola della Coop Centritalia che naviga in brutte acque a causa delle cattive condizioni del mercato di provincia, con Unicoop Firenze che forte della buona economia dei centri urbani corre in aiuto solidale del cugino in disgrazia, insomma, credono in pochi. A iniziare dai dipendenti che temono la mobilità e nuovi trasferimenti. E c’è chi racconta che che l’economia di provincia ha numeri più ridotti, ma non per questo presenta condizioni diversa rispetto ai centri urbani. Insomma, nelle “coop di campagna” la gente continua ad andare a fare la spesa, non certo per camminare tra gli scaffali come zombie.

Comincia ad affiorare da più parti il dubbio che la vera crisi non derivi, dunque, dal calo di potere d’acquisto delle famiglie, quanto da una gestione finanziaria del patrimonio sociale, costituito in gran parte del risparmio dei soci, che avrebbe lasciato voragini incolmabili nel bilancio (si vocifera di 215 milioni di euro persi dal 2012 ad oggi in azioni Mps – fonte Il Sole 24 Ore – che avrebbero portato anche ad una richiesta danni alla banca senese). Di questi dati qualcuno, prima o poi, avrebbe dovuto renderne conto. Salvo che l’annunciato accordo con Unicoop Firenze non sia servito proprio per dare nuova linfa. E questa sì che può chiamarsi sinergia.