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L’arte di Francesco. Sguardo a Oriente tra capolavori e rarità sul poverello di Assisi

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Le tre tavole cuspidate con San Francesco e 'storie' della sua vita
Le tre tavole cuspidate con San Francesco e ‘storie’ della sua vita

Una mostra nel nome di Francesco. Il santo più amato dagli italiani, il ‘poverello’ di Assisi, ma anche l’attuale, popolarissimo pontefice, al quale questo evento è stato dedicato. “L’arte di Francesco. Capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo”, ci attende dal 31 marzo all’11 ottobre alla Galleria dell’Accademia di Firenze con la sua bella dose di rarità e capolavori e un insolito sguardo volto verso Oriente (orario: mart-dom 8.15-18.50, chiuso lun e 1 maggio – Info: 055.294883 – www.unannoadarte.it). Organizzata dal museo in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori e con la Commissio Sinica francescana dell’Università Pontificia, la mostra documenta ai massimi livelli la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento, spesso commissionata dallo stesso Ordine, ma pone anche in evidenza l’attività evangelizzatrice svolta dai francescani in Asia: dalla Terra Santa alla Cina. Fra gli oggetti di importanza storica non manca infatti il corno donato al Santo dal Sultano d’Egitto Malik-al-Kamil nel 1219 in occasione del loro incontro a Damietta e conservato ad Assisi.

Pastorale smaltato, manif. Limoges, 1250 ca, Gerusalemme
Pastorale smaltato, manif. Limoges, 1250 ca, Gerusalemme

“Epistolae et relationes” in mostra L’azione di Francesco andò infatti ben oltre il suo tempo e i suoi luoghi. E, sull’impulso di quel primo incontro, altre presenze ‘minorite’ seguirono, via via sempre più a Oriente: da quella di Giovanni da Pian di Carpine, a Gerusalemme nel 1245, alla consacrazione di Giovanni da Montecorvino come primo vescovo di Pechino (Khanbaliq) nel 1313. Senza dimenticare l’azione del Beato Odorico da Pordenone (1286-1331), prima in Asia Minore e poi “ad Tartaros”, ovvero presso i Mongoli della dinastia Yuan negli anni 1323-28. Di questi viaggi, a volte rocamboleschi, sono testimonianza le molte  ‘Epistolae et relationes’ inviate dai frati evangelizzatori alla corte papale ed esposte qui in mostra come prestiti della Biblioteca Vaticana, mentre dal Museo universitario di Hong Kong arrivano le preziose Croci nestoriane in bronzo (una cinquantina!) che mescolano simboli cristiani e buddisti.

Frammento di affresco con testa di angelo, 1170 ca, Gerusalemme
Frammento di affresco con testa di angelo, 1170 ca, Gerusalemme

Reperti dal Museo della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme Nel 1342 nacque poi la Custodia di Terra Santa, istituzione canonica affidata ai Frati Minori che già da un secolo avevano cominciato a custodire i segni della sacralità dei Luoghi Santi. Altri documenti e reperti di archeologia medievale arrivano proprio dal Museo della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme e dal Museo della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth. Fra questi, gli antichi capitelli della Basilica (1180 ca.), i frammenti della tomba di Baldovino V (1185-86), il Pastorale smaltato realizzato dalle manifatture di Limoges (1250 ca.) e persino un frammento di affresco con testa di angelo eseguito da una mano ignota intorno al 1170.

Crocifissione, Ugolino di Nerio da Siena, 1315-20
Crocifissione, Ugolino di Nerio da Siena, 1315-20

L’evoluzione dell’iconografia francescana Il cuore artistico della mostra è però nelle testimonianze pittoriche e nella visibile evoluzione dell’iconografia francescana, a partire dall’immagine del Santo e dalle numerose Crocifissioni, così care all’insegnamento francescano. Il primo nome è quello di Giunta di Capitino, meglio noto come Giunta Pisano, primo pittore ufficiale dell’Ordine e interprete ‘nazionale’ della sua spiritualità. La sua tavola con ‘San Francesco fra due angeli e sei miracoli’ (1230-35), conservata al Museo Nazionale di San Matteo di Pisa, è giustamente affiancata da tavole analoghe provenienti dal Museo Civico di Pistoia e dal Museo d’Arte Sacra di Orte. Ecco poi le 4 tavole di Margarito d’Arezzo (documentato nel 1262), quelle del cosiddetto ‘Maestro di San Francesco’ e quella proveniente dal Museo Diocesano di Bitonto, il cui restauro ha permesso di evidenziare i mutamenti nella foggia del cappuccio del Santo. E ancora la tavola di Cimabue che avrebbe coperto la cassa con il corpo del santo dopo la prima traslazione dalla Porziuncola alla chiesa di San Giorgio.

Capitello del ciclo di Pietro, 1180 ca, Museo della basilica, Nazareth
Capitello del ciclo di Pietro, 1180 ca, Museo della basilica, Nazareth

“San Francesco e venti storie della sua vita” Di particolare rilevanza la grande tavola della basilica fiorentina di Santa Croce con ‘San Francesco e venti storie della sua vita’: ormai riconosciuta come opera di Coppo di Marcovaldo e datata fra il 1245 e il 1250, illustra il ciclo più completo della vita del Santo prima di quello affrescato nella Basilica Superiore di Assisi (e prima della ‘Legenda maior’ di San Bonaventura che nel 1263 ne definisce la biografia). Se questo è forse il nucleo più prezioso della mostra, non mancano testi e capolavori anche nei secoli successivi. Nel Trecento ecco il ‘Maestro di Figline’, con la Maestà proveniente dalla Collegiata valdarnese e il pannello con la figura di Francesco oggi a Worcester (Usa); Taddeo Gaddi con le formelle dell’armadio della sagrestia di Santa Croce, cui si ricongiungono per l’occasione quelle finite per via antiquaria nei musei di Berlino e Monaco; la Crocefissione di Ugolino da Siena (dal Metropolitan di New York) e infine uno straordinario San Francesco in marmo eseguito da Nino Pisano (figlio di Andrea) nel 1362-68 e conservato dall’Opera Primaziale Pisana.

Bartolomeo della Gatta
Bartolomeo della Gatta

“San Francesco riceve le stimmate” prima a Firenze, poi a Expo Dal Quattrocento emergono ancora le tavole di Zanino di Pietro, Giovanni da Gaeta, Lorenzo di Puccio, Antoniazzo Romano, Carlo Crivelli (oggi a Bruxelles), Andrea della Robbia, Domenico di Michelino. Si ricongiunge un complesso pittorico e scultoreo realizzato fra il 1450 e il ’70 per la chiesa di San Francesco al Prato di Perugia e composto da un Crocifisso in legno e da 8 angeli dipinti su tavola attribuiti alla Bottega di Benedetto Bonfigli. Infine il ‘San Francesco riceve le stimmate’ di Bartolomeo della Gatta (1486-87) – uno dei pittori della Sistina ante Michelangelo – proveniente dalla Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino dopo un accurato restauro: resterà in mostra un solo mese per essere poi trasferito a Milano come testimonianza francescana all’Expo. La mostra è curata da Angelo Tartuferi, direttore della Galleria dell’Accademia, e da Francesco D’Arelli, direttore scientifico della Commissio Sinica. L’allestimento di Luigi Cupellini è realizzato da Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group. Il documentatissimo catalogo, con scritti di Chiara Frugoni e Franco Cardini, è edito da Giunti.