Home Cronaca Lavoro, capitale, conoscenza. Dai Georgofili la ricetta contro la crisi

Lavoro, capitale, conoscenza. Dai Georgofili la ricetta contro la crisi

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tavolo del consiglio accademico«Lavoro, capitale e conoscenza: sono questi i tre capisaldi alla base di una auspicata ripresa e crescita». Lo ha sottolineato il presidente Franco Scaramuzzi in occasione dell’inaugurazione del 261esimo Anno Accademico dei Georgofili, oggi al Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, dove ha dedicato la sua relazione annuale alla crisi che stiamo attraversando.

Scaramuzzi: «Urgono posti di lavoro tradizionali e formazione continua» Sacaramuzzi ha evidenziato che «si tratta ormai di un lungo periodo di depressione e recessione nel quale si sono intrecciate diverse concause (politiche, economiche, sociali, ideologiche, morali) ed anche forti cambiamenti prodotti da grandi innovazioni tecnologiche. Un insieme di fattori ai quali dobbiamo l’attuale situazione, con disoccupazione, nuova povertà e disorientamento». Ha poi ricordato come il capitale investito nelle macchine abbia sostituito il lavoro, per ridurre la fatica, incrementava la produttività, la competitività, i redditi e i salari. «Analoghi risultati – ha detto Scaramuzzi – continuano a essere ottenuti con l’uso di nuove tecnologie (basti pensare alla introduzione della comunicazione digitale). Comunque l’odierna situazione non è solo il risultato di una crisi transitoria, ma anche di cambiamenti permanenti che destabilizzano il mondo tradizionale del lavoro. Altre nuove tecnologie stanno sviluppandosi e molte diverranno irrinunciabili. Pertanto, è indispensabile creare al più presto nuovi posti di lavoro tradizionali per far fronte all’emergenza, ma allo stesso tempo adeguare la formazione dei giovani e riqualificare i meno giovani con aggiornamenti continui. Sarà necessario modificare anche i vecchi concetti del posto di lavoro “fisso” (di “ruolo”), inteso come invariato e garantito a vita. Nella dinamicità dei cambiamenti, non si deve neppure dimenticare che il lavoro è per tutti un dovere, prima ancora che un diritto».

salone dei 500Idee e risorse per sostenere le iniziative imprenditoriali Per quanto riguarda il capitale, Scaramuzzi ritiene che l’opinione pubblica abbia ormai compreso come non esista benessere sociale senza lavoro e non esista lavoro laddove manchi il capitale. Ciò deve indurre a creare nel proprio Paese condizioni che non ostacolino, ma favoriscano gli investimenti. «Alle moderne imprese oggi occorrono essenzialmente due elementi – ha aggiunto il presidente dell’Accademia -: la conoscenza (del mercato e del khow how per produrre) e il capitale (per acquisire l’uso della terra e degli altri strumenti indispensabili). Sono quindi necessari soprattutto idee, capacità manageriali e finanziamenti per stimolare e sostenere libere e creative iniziative imprenditoriali che rischiano in proprio e possono più rapidamente fornire esempi concreti di nuovi e imitabili indirizzi produttivi». Le nuove conoscenze che la ricerca scientifica produce, a ritmi logaritmicamente crescenti, hanno portato a cambiamenti  – ha poi detto Scaramuzzi – tanto forti da essere definiti “rivoluzioni”. Alla metà del ‘700 i Georgofili contribuirono ad una rivoluzione “agronomica”. Alla metà del ‘900 ad una rivoluzione “verde”, che in pochi decenni ha determinato cambiamenti superiori a tutti quelli che l’agricoltura aveva sommato nella sua plurimillenaria storia. Ulteriori incrementi produttivi unitari vengono ora auspicati per garantire l’indispensabile sicurezza alimentare del pianeta. Nel prossimo futuro, l’avanzare delle conoscenze potrà portare altre grandi “rivoluzioni”, oggi neppure immaginabili. Dobbiamo esserne consapevoli e prepararci. Secondo Scaramuzzi, il Paese appare impoverito e disorientato, forse anche più di quanto dovrebbe. «Sembra non riuscire a liberarsi dall’accumulo di ragnatele che paralizzano le ormai vecchie strutture istituzionali. Percepisce il bisogno di riforme – ha concluso -, ma ha difficoltà ad attuarle in modo condiviso. Stiamo perdendo il “senso dello Stato” e continuiamo improvvidamente a trascurare il settore primario, senza accorgerci che è invece destinato a essere ancora arbitro del futuro globale».

consegna diplomi ai nuovi accademiciTrasferire le tecnologie per aumentare le produzioni agricole Ha ricordato l’importanza di sviluppare «tecnologie mature al servizio delle aziende agricole» Antonio Michele Stanca, presidente UNASA (Unione nazionale accademie scienze agrarie). «Nel neolitico – ha detto il professor Stanca – la conoscenza viaggiava alla velocità di 1 km al’anno, oggi le informazioni e l’innovazione sono disponibili in tempo reale; è necessario trasferire le tecnologie con l’obiettivo di aumentare le produzioni agricole senza disturbare l’ambiente».

 

nardella-scaramuzziNardella: «In vista di Expo ci proponiamo come incubatore di progetti innovativi per l’agricoltura» Il sindaco reggente di Firenze Dario Nardella è intervenuto al Salone dei Cinquecento ricordando quanto «innovazione e ricerca siano centrali nella civiltà della conoscenza. E’ necessario indirizzare il capitale a disposizione verso le idee e l’innovazione. Anche in vista di Expo, insieme ai Georgofili ci proponiamo come incubatore di progetti innovativi per l’agricoltura».

Patuelli: «Dalle banche rinnovato interesse per il comparto agricolo» Il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha affrontato le tematiche del credito agrario, ricordando che i finanziamenti bancari all’agricoltura in vigenza della vecchia legge bancaria crebbero dai 4 milioni di euro del 1981 ai 20 milioni di euro dei primi anni Novanta. «Dopo il Testo Unico del 1993 – ha sottolineato Paatuelli nella sua prolusione – è cresciuto progressivamente il credito all’agricoltura fino ai circa 44 milioni di Euro del 2012 e del 2013, i massimi storici, di fronte ai quali le sofferenze sono ora attestate a circa il 10%, un livello elevato, ma inferiore a quello degli ultimi anni della precedente legislazione. Marginale è, invece, divenuto l’ammontare del credito agevolato all’agricoltura sceso nel 2009 sotto il miliardo di Euro e attestato nel 2012 e 2013 a poco più di soli 500 milioni di euro. Insomma – ha aggiunto il presidente ABI – le banche in Italia hanno sviluppato il credito agrario visto come un settore imprenditoriale e come tale valutandolo senza privilegi o discriminazioni. Possiamo inoltre constatare da parte delle banche in Italia un rinnovato e più forte interesse verso il comparto agricolo, con la nascita anche di nuovi settori dedicati e lo sviluppo di prodotti specifici, conseguente anche a una più corretta applicazione dei principi di Basilea e di una più accurata valutazione del rischio in un comparto così peculiare, quale quello dell’agricoltura». Il presidente Patuelli ha concluso affermando che più le aziende agricole vedranno crescere una cultura d’impresa e strutture di gestione proprie delle imprese, più sarà possibile favorire l’ulteriore crescita di una seria e trasparente collaborazione fra banche e imprese agricole in una fase in cui le aziende agricole sono spesso protagoniste di un nuovo interesse.