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L’INTERVISTA. Profumo e Viola condannati, avvocato degli azionisti Mps Falaschi: «Non ci fermiamo qui»

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Paolo Emilio Falaschi

Ha difeso strenuamente nelle aule del tribunale di Milano oltre 70 azionisti di banca Mps costituitisi parti civili nel processo che, ieri, ha portato alla condanna in primo grado a 6 anni per Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ex presidente ed ex ad della banca senese. «Non l’ho fatto solo per i miei clienti ma anche per la mia città». Oggi sono queste le prime parole dell’avvocato senese Paolo Emilio Falaschi che poi aggiunge: «E’ stata una sentenza importantissima, è stato accertato il fatto che non si può più falsare i bilanci e uscire indenni». Ma prima di arrivare a sentenza tanti aspetti del processo hanno “stupito” l’avvocato Falaschi che, a più riprese, parla di «cose mai viste in 50 anni di carriera».

A cosa si riferisce?

«Per lo stesso fatto Giuseppe Mussari e Antonio Vigni erano stati condannati mentre lo stesso Pubblico Ministero in questo processo, per motivi a me ignoti ma sicuramente non leciti, aveva chiesto l’assoluzione per Profumo e Viola. Per fortuna il Tribunale ha capito le nostre istanze e siamo giunti alla condanna. Ci sono poi altre stranezze in questo processo. Un documento chiamato “Borghese” che aveva redatto un dipendente del Monte per rispondere ai quesiti diceva che il titolo di stato 2034, inserito poi nel bilancio del Monte dei Paschi per alcuni anni, non è mai esistito. Nonostante questo e nonostante i consulenti del Pm avessero citato questo documento siamo stati noi a produrlo a processo. Al limite il documento poteva essere accluso al fascicolo spiegando come mai i Pm non lo ritenevano utile ma non produrlo per niente non è mica regolare. In questo processo hanno fatto lo spezzatino per evitare che alcune prove del processo Mussari e Vigni potessero essere acquisite anche nel processo a Profumo e Viola. Noi non ci fermiamo qui.

Quali saranno i prossimi passi?

«Abbiamo chiesto che tutti i testimoni indicati dalle difese venissero inviati alla Procura della Repubblica per falsa testimonianza e il Tribunale invece non li ha inviati. Nel processo a Mussari e Vigni era stato contestato il reato molto più grave del falso in prospetto che ha una prescrizione di 8 anni e in questo processo non c’è stato verso di poterlo inserire tra i reati contestati. Chiederemo anche che vengano contestati i bilanci 2016 e 2017».

Quando è iniziato secondo lei il declino della banca?

«Quando il Partito Comunista ha preso sciaguratamente il possesso della città e ha nominato Mussari e Vigni al vertice del Monte».

Come valuta la prossima presidenza Padoan a Unicredit?

«Sono contrarissimo, sembra una manovra per tacitare tutto e tutti».

Che valore ha per la città di Siena la sentenza di ieri?

«Tutti coloro che erano stati rabboniti su Profumo e Viola ora sono costretti a reagire e, se non lo fanno, lo facciamo noi. Ce ne sono tanti di sistemi per farlo».

Quali?

«Non me li faccia dire sennò magari qualcuno si prepara».