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L’INTERVISTA. Lo pneumologo Beltrami: «La nostra guerra contro il Covid-19, in chi si ammala segni evidenti e irreversibili»

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È autunno inoltrato, siamo in piena pandemia da coronavirus covid-19, che quando prende male significa polmonite biapicale, pericolo di vita. Viviamo tra mille difficoltà le restrizioni amministrative preposte ad arginare la curva dei contagi, lo stravolgimento del quotidiano, della vita domestica, dello svago, imposto dal distanziamento sociale. Eppure c’è un sottile filo di speranza che rende tutto molto diverso dai primi mesi, quelli primaverili, dei canti dal balcone, degli impasti di pane fatto in casa, delle cene take away e delle vacanze disdette. C’è una luce in fondo al tunnel, i vaccini della Pfizer, Moderna e Oxford-Astrazeneca sono stati annunciati, altri stanno per arrivare come quelli di GSK, quest’ultima a marzo dovrebbe annunciare la cura monoclonale messa a punto nei laboratori di Siena. La notizia dell’arrivo dei vaccini ha riacceso i No Vax, il movimento d’opinione che trova in alcune sensibilità politiche, più o meno strumentali, validi alleati. Gli argomenti sono quelli dell’efficacia, delle controindicazioni, delle libertà individuali e di scelte private che hanno incidenza collettiva. Di questo agenziaimpress.it ha parlato con il professor Valerio Beltrami, una vita passata a insegnare specializzazione in pneumologia all’Università di Siena.

Professore siamo ancora in piena pandemia?

«Si può dire che siamo in una fase di piena pandemia ma con delle buone prospettive: il quadro rispetto alla primavera scorsa è cambiato. Ora conosciamo meglio il virus e abbiamo imparato a contrastarlo attraverso indispensabili misure di prevenzione. Anche se per vincere definitivamente la guerra bisogna aspettare ancora il prossimo anno, con la diffusione della vaccinazione».

Si parla molto dell’efficacia in percentuali di questi vaccini americani ed europei, i no vax alimentano i dubbi sull’efficacia della vaccinazione, d’altra parte c’è chi sostiene che solo se ci vaccinassimo tutti potremmo vincere questa battaglia contro il covid-19.

«Più che di battaglia io parlerei di guerra vera e propria, in tal senso è assurdo che si parli di aperitivi quando c’è da evitare le bombe che ci cadono in testa. Una guerra che vinceremo presto perché stanno per arrivare questi vaccini di cui molto si parla, gli americani Pfizer e Moderna e l’europeo Oxford-Astrazeneca. A questi c’è da aggiungere il nostro, in sperimentazione a Siena (della GSK ed altre), che uscirà l’estate prossima e la cura con gli anticorpi monoclonali (sempre della GSK di Siena). La vaccinazione sarà determinante con una percentuale di copertura del 75% della popolazione, resterebbe fuori un 25% che non avrà accettato di vaccinarsi, diciamo che questi se la giocheranno con il virus perché non potranno certo persistere le misure drastiche di prevenzione, come i lockdown che stiamo avendo».

La questione delle percentuali di efficacia è al centro di accesi dibattiti, c’è chi sostiene che le case farmaceutiche abbiano accorciato i tempi per questioni economiche nonostante il pericolo di effetti collaterali non presi adeguatamente in considerazione.

«Le percentuali di efficacia se confermate rappresenterebbero una risposta ottima nel contrasto alla diffusione del virus. L’affidabilità delle agenzie europea (EMA) e americana (Food & Drugs) che valuteranno la sperimentazione è fuori discussione. Se a marzo mi avessero detto che a fine anno avremmo avuto ben 3 vaccini non ci avrei mai creduto, mi sarei messo a ridere, ma lo sforzo economico in miliardi di euro e di risorse umane è stato rilevante e la rapidità dei risultati deve essere letta anche in tale ottica. Nel tempo, con la diffusione planetaria dei vaccini si registreranno degli effetti collaterali che saranno nell’ordine delle cose, ma si parlerà di dati irrilevanti rispetto ai vantaggi che si avranno».

Quando arriveranno i primi vaccini?

«A gennaio sono previste le prime forniture di 3,4 milioni di dosi, che poi sono la metà perché la somministrazione prevede due fase, una prima e il richiamo ad un mese, quindi diciamo che 1,7 milioni di italiani saranno presto vaccinati. Questa settimana il Ministro Speranza dovrà comunicare a chi andranno somministrati questi primi vaccini. Molto probabilmente saranno il personale sanitario e le persone fragili. La seconda mandata di vaccini è prevista per marzo grazie alla commessa europea di 200 milioni di vaccini alla Pfizer, anche se questo vaccino è legato a difficoltà di distribuzione a causa della elevata temperatura di conservazione (si parla di -80 C°).  Per l’estate è prevista la vaccinazione di tutti».

C’è però da passare l’inverno e soprattutto il Natale.

«Si, ma la politica mi pare abbia capito quali sono i propri ambiti di responsabilità in seno alle misure da adottare, quindi c’è la consapevolezza che certi errori sarebbero imperdonabili, come la leggerezza della scorsa estate con situazioni che andavano impedite, le discoteche aperte, i viaggi incontrollati, la mancata gestione dei trasporti con la contestuale riapertura delle scuole. Su questo punto insisto che non è la scuola in sé che rappresenta un pericolo ma quanto il non gestito che ruota attorno. Le scuole sono sicure. Oggi si parla del Natale ma alla fine non costituirà un grande pericolo perché si tratta di qualche giorno di festa non di un lungo periodo, quindi di un rischio circoscritto ad un tempo determinato».

L’indice RT sta calando, ciò nonostante le morti restano di numero elevato.    

«Solo poche settimane fa in Toscana avevamo 3mila casi e ora siamo scesi a mille, ciò significa che le misure adottate sono valide a contrastare la diffusione della pandemia. La tutela della salute pubblica rientra nelle pratiche di “buon costume” (culturale) perché senza salute non si campa, non vedo come avremmo potuto fare diversamente. Le morti rimangono di elevato numero perché purtroppo quando vengono contagiate le persone fragili, gli anziani e quanti hanno patologie croniche, le cure sono meno efficaci. La situazione oggi rimane comunque meno grave della scorsa primavera, perché ci sono dei protocolli consolidati sia per le cure domiciliari che per quelle ospedaliere».

Il covid-19 lascia segni a chi sopravvive?

«Ci sono casi di persone che hanno avuto forme gravi di coronavirus che presentano fibrosi polmonari che sono il segno di una forma di guarigione paradossale. Altre conseguenze sono allo studio, ma questi segni di polmoniti sono evidenti e irreversibili, significa che restano zone dei polmoni che non funzionano».

Un’altra polemica riguarda la carenza dei vaccini antinfluenzali, che idea ha a riguardo?

«L’influenza ha gli stessi canoni del covid-19 ma con aggressività diversa, quindi le misure di contrasto alla pandemia finiscono con il favorire di arginare anche la diffusione della normale influenza. Le polemiche di cui parla a mio avviso sono strumentali perché i vaccini ad un certo punto sono mancati perché è aumentato il numero delle persone che hanno scelto di vaccinarsi non perché sono state meno dosi, il cui numero è lo stesso degli altri anni. La carenza dove registrata sarà momentanea e non dovrebbe comunque portare a conseguenze, perché come ho detto le misure amministrative di contrasto al coronavirus hanno efficacia anche per il contrasto dell’influenza».